Sicilia Motori, febbraio 1993

Di Vincenzo Prestigiacomo

Non tutti sanno che a Vincenzo Florio la passione per i motori la trasmise il barone Guccia, il primo a possedere un automobile a Palermo. Il famoso triciclo con motore De Dion Bouton che Ignazio jr. regalò al fratello Vincenzo, lo consigliò proprio.

Era il 18 marzo del 1989 e Vincenzo compiva 15 anni. Il giovane sportsman , discendente da una delle famiglie più potenti di Sicilia, frequentava la villa dei Guccia, che si trovava nella Via Papireto, e qui si trastullava con candele e bulloni, godendo della compagnia del barone Giuseppe D’Onufrio di Villadoro – altro appassionato di meccanica – e dei coetanei Tasca e Lampedusa. Ma la prima forte emozione la visse a bordo di una Georges Richard, di fabbricazione inglese, pilotata dallo spericolato barone Guccia.

Era il 1900 ed il barone voleva provare la resistenza della vettura lungo il corso Calatafimi e sui brevi tornanti che portano a Monreale. Memore di quelle scorribande, Florio nel marzo del 1905 organizzò la Coppa Panormitan sul percorso Palermo – Monreale. Fu la sua prima, vera, esperienza di organizzatore.

florioMa Dan Vincenzo era già conosciuto come pilota di primissimo ordine, dotato d sangue freddo, nel mondo del nascente automobilismo. Agli inizi del 1902 si era distinto nella salita del Sinisio e in quella della Consuma. Trionfò invece nello stesso anno Bovolenta – Padova (Coppa comm. Rignano) con una Panhard – Levassor, battendo fior di piloti del calibro di Lancia e Storero, ripetendosi poi nel 1903 e nel 1904.

Per Don Vincenzo fu una grossa soddisfazione. Nella Coppa Rignano del 1902 aveva avuto il diniego del Senatore Giovanni Agnelli di guidare una Fiat ufficiale della casa. Il senatore si era sbagliato a non dargli fiducia e in seguito riconobbe l’errore e gli propose, tramite il conte Discaretti, la guida di una Fiat per la Parigi – Madrid del 1093. Florio strizzò l’occhio al conte, ma si iscrisse alla leggendaria corsa con una fiammante Panhard – Levassor.

Però non ebbe la gioia di gareggiare: Ignazio jr, intutendo il pericoloso a cui il fratello andava incontro, lo bloccò a Favignana. Al suo posto corse Felice Nazzaro, suo fedele meccanico-autista. La corsa fu una vera ecatombe, con diversi morti e feriti. Il 4 settembre 1904, su invito del conte Martinoni, partecipò al circuito di Brescia con una Mercedes 60 HO. Si piazzò terzo in classifica.

L’anno successivo ritornò a Brescia nella veste di organizzatore della “Settimana Automobilistica e la Coppa Florio”. Non rimase soddisfatto. Il suo chiodo fisso era quello di portare i Lancia, i Le Blon, i Rigal in Sicilia. Vincenzo Florio mirava in alto.

florioDopo la settimana bresciana si trasferì a Parigi e, al Caffè “La Maison Moderne” – di proprietà del musicologo Albert de Redfern – tra un discorso e l’altro con Desgrance, Rigal, Le Blon, Bablot, Faraux e Merisse, dieta vieta alla Targa Florio. Era una fredda giornata di ottobre del 1905. Della mitica corsa – che ebbe luogo per la prima volta il 6 maggio del 1906 – fu finanziatore, animatore e, qualche volta, pilota – protagonista.

Il 10 maggio, poco dopo la corsa per la Targa Florio, avrebbe dovuto aver luogo la Targa di undici canotti – automobili, gara battezzata dal vulcanico Florio, “Perla del Mediterraneo”. Dal nome della bella isola del sole. Ma un improvviso sciopero marittimo rese impossibile l’arrivo del canotti. La cora fu rimandata all’anno successivo. Così Palermo entrò a far parte dei grandi centri sportivi d’Europa. Il comitato panormitan – presieduto da Don Vincenzo – organizzò pure una serie di feste destinate ad intrattenere i turisti durante l’inverno e la primavera.

Le “Feste di Palermo” partirono nel novembre del 1906 con una gara internazionale di lotta con premi per un ammontare di 25 mila lire nello splendido scenario del Politeama Garibaldi e con una settimana carnevalesca ricca di veglioni in teatri e di balli a Villa Igea. Nel mese di marzo ecco le gare “Corso dei Fiori”.

florioDa marzo a maggio ci furono un susseguirsi di gare: tiro al piccione con premi per oltr 30 mila lire, corse di cavalli, regate, tornei di scherma, corse di biciclette. L’Associazione Permanente per l’incremento Economico, Feste e Riunioni di Palermo, mise a disposizione la bella somma di 150 mila lire. Potenza di chiamarsi Florio!

Altra iniziativa di Don Vincenzo Florio fu la corsa riservata alle “vetturette”; nella edizione della Targa del 1908, per riscaldare l’entusiasmo dei palermitani, acquistò ben sei De Dion e le affidò ad altrettanti amici., fra i quali Airoldi, Cammarata, Tasca, Olsen. Il percorso fu quello del Grande Circuito delle Madonie, ma i giri compiuti furono soltanto due. L’anno dopo, la Targa lo vide due volte protagonista: organizzatore e pilota.

La quarta edizione fu caratterizzata dalla lotta per il primo posto fra il barone Francesco Ciuppa su Spa e Vincenzo Florio, che guidava una Fiat. La vittoria arrise al barone. In un memoriale Florio scrisse: “Ritenendo di aver un vantaggio sufficiente su Ciuppa, ad un certo momento non seppi resistere alla tentazione di dare sfogo ad un impellente bisogno personale; mi fermai un attimo, ma quell’attimo mi fu fatale per la vittoria”.

Altre creature di Florio furono la Targa Motociclistica (la edizione 1920); le gare dei Cicli Nautici di Mondello (la edizione 1921); le Primavere Siciliane (la edizione 1924).