Da Starrabba a Minì, passando per Vaccarella e Lavaggi: la Sicilia ritrova la Formula 1 dopo 30 anni

Da Starrabba a Minì, passando dalle origini di Ricciardo, la Sicilia ritrova la Formula 1 dopo 30 anni

C’è un filo che unisce la Lotus-Maserati di Gaetano Starrabba, le Ferrari guidate da Nino Vaccarella, le Pacific e Minardi di Giovanni Lavaggi e l’Alpine che venerdì 30 ottobre porterà in pista Gabriele Minì. Attraversa oltre 60 anni di automobilismo, tre generazioni di piloti e una Formula 1 che, nel frattempo, ha cambiato profondamente il proprio volto. Per ritrovare un siciliano impegnato in un fine settimana del Mondiale bisogna tornare al 1996, quando Lavaggi disputò la sua seconda e ultima stagione nella massima categoria. Trent’anni dopo toccherà al ventunenne di Marineo, chiamato da Alpine per la prima sessione di prove libere del Gran Premio di Città del Messico. Non sarà ancora un debutto in gara, ma è un appuntamento che riporta la Sicilia in un ambiente dal quale mancava da tre decenni. E che offre l’occasione per ripercorrere una storia poco conosciuta, fatta di esperienze molto diverse tra loro, accomunate dalle difficoltà incontrate per arrivare al vertice dell’automobilismo internazionale.

Il primo siciliano a disputare un Gran Premio valido per il Mondiale fu Gaetano Starrabba di Giardinelli, aristocratico palermitano che nel settembre 1961 si presentò a Monza con una Lotus 18 equipaggiata con un motore Maserati. Erano gli anni in cui la Formula 1 conservava ancora una forte componente artigianale, con piloti privati capaci di acquistare una monoposto e tentare l’avventura contro le grandi squadre ufficiali. Starrabba aveva già maturato una lunga esperienza nelle competizioni nazionali e internazionali, passando dalle vetture Sport alle monoposto, e quel Gran Premio rappresentò il punto più alto della sua carriera. A distanza di 65 anni, il principe di Giardinelli segue ancora con interesse le vicende dell’automobilismo.

Gaetano Starrabba

Starrabba: “Gioia e orgoglio per Gabriele”

Raggiunto da Sicilia Motori, ha voluto rivolgere direttamente a Minì un messaggio nel quale il ricordo della propria esperienza si accompagna alla soddisfazione di vedere un altro siciliano arrivare in Formula 1: «caro Gabriele, ho appreso con grande gioia ed emozione la notizia che ti vedrà scendere in pista in Messico al volante di una Formula 1. Dall’epoca in cui ho corso, nei primi anni 0’60, a oggi il mondo del motorsport è profondamente cambiato. Autovetture, piste, prestazioni e tecnologia sembrano appartenere a mondi lontanissimi. Io penso però che il tempo non abbia scalfito la voglia, la tenacia e l’orgoglio con cui un pilota siciliano affronta la velocità». Nelle sue parole c’è anche il ricordo di chi, in epoche differenti, ha condiviso la stessa esperienza: «insieme al caro e indimenticabile amico Nino Vaccarella e a Giovanni Lavaggi abbiamo avuto l’onore e il privilegio di portare la nostra amata terra di Sicilia nell’Olimpo dell’automobilismo. Sapere che oggi tu sarai il quarto siciliano a scendere in pista nella massima formula mi riempie di gioia e di orgoglio».

Starrabba appartiene a una generazione cresciuta in un ambiente nel quale le gare in salita, la Targa Florio e le competizioni in circuito costituivano altrettante occasioni per confrontarsi con i migliori piloti europei. Non sorprende, quindi, che nel suo messaggio trovi spazio proprio la corsa delle Madonie, che per decenni ha rappresentato il principale collegamento tra la Sicilia e l’automobilismo mondiale. «La Sicilia ha sempre avuto un approccio molto speciale con i motori. Basti pensare alla Targa Florio, entrata a far parte del DNA di tutti noi appassionati. La tua carriera fino a oggi ha mostrato valore, talento e maturità, ma questo ingresso nel mondo della Formula 1 ha sicuramente un sapore speciale. Ti consiglio di godere di ogni singolo momento, da quando impugnerai il volante a quando uscirai dai box in Messico. Continua a guidare come hai sempre fatto, con il cuore e con la testa, con la certezza che dietro di te, oltre alla tua squadra, c’è un’intera isola che tifa per te».

Negli stessi anni di Starrabba, Vaccarella riuscì a raggiungere una dimensione internazionale che pochi altri piloti siciliani hanno conosciuto. Il palermitano, destinato a diventare il celebre Preside volante, trovò nella Formula 1 una parentesi di una carriera sviluppatasi soprattutto nelle gare di durata. Tra il 1961 e il 1965 prese parte a quattro Gran Premi del Mondiale, guidando monoposto De Tomaso, Lotus, Porsche e Ferrari. La sua ultima apparizione risale a Monza, nel settembre 1965, quando Enzo Ferrari gli affidò una 158. f1race.it La Formula 1, tuttavia, non fu il terreno sul quale Vaccarella costruì la propria fama.

La vittoria alla 24 Ore di Le Mans del 1964, insieme a Jean Guichet, e i tre successi alla Targa Florio, conquistati nel 1965 con Lorenzo Bandini, nel 1971 con Toine Hezemans e nel 1975 con Arturo Merzario, ne fecero uno dei più apprezzati interpreti delle competizioni per vetture Sport. Un pilota capace di misurarsi con i grandi specialisti dell’epoca, mantenendo un legame strettissimo con Palermo e con la Sicilia. Un rapporto che emerge anche dalla testimonianza del figlio Giovanni Vaccarella, al quale abbiamo chiesto un ricordo dell’esperienza paterna e un pensiero sul debutto di Minì. «Da figlio di Nino Vaccarella non posso non guardare a questo momento con una particolare emozione. Mio padre disputò dieci Gran Premi di Formula 1, ma legò soprattutto il suo nome alle gare di durata e ai prototipi, conquistando con la Ferrari risultati straordinari, fino al titolo mondiale Marche del 1964. La sua ultima partecipazione in Formula 1 risale al Gran Premio d’Italia del 1965, a Monza, al volante della Ferrari 158».

Vaccarella
Nino Vaccarella, il Preside Volante

Giovanni Vaccarella e il precedente del Preside Volante

Nel ricordo di Giovanni, che fa riferimento alle dieci presenze del padre considerando anche gli appuntamenti non validi per il Mondiale, il passato si lega all’occasione che attende il giovane pilota Alpine: «potersi confrontare con il mondo della Formula 1, su un palcoscenico così prestigioso e accanto ai migliori piloti internazionali, rappresenta un traguardo significativo e un’esperienza che mi auguro possa offrirgli ulteriori strumenti per crescere. La speranza è che questo appuntamento rappresenti un passo importante verso il suo futuro e che, un giorno, si possa tornare a vedere un pilota siciliano protagonista nel Mondiale. Sarebbe motivo di grande orgoglio per tutta la nostra terra. Sono passati tanti anni, ma il ricordo di quella stagione sportiva e l’orgoglio di vedere un siciliano affermarsi nell’automobilismo internazionale rimangono intatti. Auguro a Gabriele di vivere questa esperienza con entusiasmo, determinazione e serenità, di saperne cogliere ogni insegnamento e di trasformarla in una nuova opportunità. Che questa prova sia l’inizio di qualcosa di ancora più importante e possa contribuire a riportare la Sicilia sulla griglia di partenza della Formula 1».

Dopo Vaccarella trascorsero 30 anni prima che un altro siciliano riuscisse a entrare nel Mondiale. Nel 1995 fu Giovanni Lavaggi, nato ad Augusta nel 1958, a riportare l’Isola nella massima categoria. La sua storia è probabilmente la più singolare delle tre, perché l’approdo in Formula 1 arrivò relativamente tardi, al termine di un percorso che lo aveva visto affermarsi soprattutto nelle competizioni per vetture Sport. Laureato in ingegneria meccanica al Politecnico di Milano, Lavaggi aveva cominciato a correre in automobile negli anni ’80, passando dalle formule minori alle gare di durata. Nel 1993 conquistò la vittoria assoluta alla 24 Ore di Daytona, condividendo la Porsche 962 con Jürgen Lässig, John Paul Jr. e Hurley Haywood. Due anni più tardi arrivò la chiamata della Pacific, piccola squadra britannica impegnata nel Mondiale, con la quale disputò quattro Gran Premi. Nel 1996 passò alla Minardi, partecipando ad altri sei appuntamenti, tre dei quali conclusi già nelle qualificazioni.

Giovanni Lavaggi

Lavaggi e le origini di Ricciardo nella Formula 1 moderna

Furono due stagioni difficili, nelle quali il confronto con le grandi squadre era fortemente condizionato dai limiti tecnici delle monoposto a disposizione. Lavaggi, tuttavia, riuscì a coronare l’obiettivo di arrivare in Formula 1 senza aver seguito il tradizionale percorso attraverso le categorie propedeutiche. La sua ultima apparizione nel Mondiale risale al Gran Premio del Giappone del 1996, quando non riuscì a qualificare la Minardi M195B.

Anche Lavaggi ha accolto con soddisfazione la notizia della partecipazione di Minì alle prove libere messicane: «sono molto felice che la Sicilia, dopo 30 anni, torni finalmente a essere rappresentata da un pilota in Formula 1, in occasione delle prove libere del Gran Premio del Messico. Avendo già svolto alcuni test con Alpine, sono certo che Gabriele se la caverà egregiamente e mi auguro che presto si possa fare il tifo per lui anche in gara. Avrà modo di confermare il suo talento, già ampiamente dimostrato nel corso della sua esperienza in Formula 2».

L’ex pilota di Pacific e Minardi conosce bene le difficoltà che separano una prima opportunità dalla possibilità di conquistare stabilmente un posto nel Mondiale. Nel caso di Minì, però, il contesto è profondamente diverso: il siciliano è cresciuto all’interno delle formule propedeutiche, è entrato nell’Alpine Academy nel 2023 e ha costruito il proprio avvicinamento alla Formula 1 attraverso il lavoro al simulatore e una serie di test privati. La sessione di venerdì sarà quindi un passaggio previsto nel programma di formazione della squadra francese, che gli affiderà l’Alpine A526 normalmente guidata da Franco Colapinto.

La presenza siciliana nella storia della Formula 1 non si esaurisce però con i tre piloti nati nell’Isola. C’è anche Daniel Ricciardo, australiano di Perth, figlio di Giuseppe “Joe” Ricciardo, emigrato da Ficarra, piccolo centro dei Nebrodi in provincia di Messina. Un legame familiare che il pilota non ha mai ignorato e del quale è pienamente consapevole. Ricciardo ha avuto anche l’occasione di conoscere da vicino la terra d’origine della famiglia paterna. Fu infatti sulle Madonie in occasione di una manifestazione organizzata proprio da Sicilia Motori, un incontro che assume oggi un significato particolare nel ripercorrere i rapporti tra l’Isola e la massima categoria. La sua è naturalmente una storia differente da quella di Starrabba, Vaccarella e Lavaggi: nato e cresciuto in Australia, ha sempre corso con la nazionalità sportiva australiana, ma le radici messinesi rappresentano una componente riconosciuta della sua identità familiare.

Un percorso strutturato per Minì

Il pilota di Marineo, ricordiamo, arriva all’appuntamento messicano dopo aver conquistato il titolo italiano di Formula 4 nel 2020, il secondo posto nella Formula Regional nel 2022 e quello in Formula 3 nel 2024. Attualmente quarto nella classifica di Formula 2 con MP Motorsport, ha progressivamente consolidato il rapporto con Alpine, accumulando chilometri al volante delle monoposto francesi nei test di Budapest, Silverstone, Portimão e Paul Ricard. Venerdì, tuttavia, si troverà per la prima volta a lavorare con la squadra durante una sessione ufficiale del Mondiale.

Sarà un’ora di prove, nella quale il risultato cronometrico avrà un valore relativo rispetto al programma tecnico assegnato dagli ingegneri. Minì dovrà prendere confidenza con la vettura attuale, completare le verifiche richieste e fornire indicazioni utili per il resto del fine settimana. Un compito diverso da quello affrontato abitualmente in Formula 2, ma per il quale ha lavorato a lungo negli ultimi mesi. Starrabba, Vaccarella e Lavaggi hanno conosciuto la Formula 1 in condizioni e momenti storici molto diversi. Tutti e tre, però, hanno dovuto trovare una strada per raggiungere una categoria che non ha mai offerto molte opportunità ai piloti provenienti dalla Sicilia. Minì vi arriva attraverso un percorso più strutturato, sostenuto da una squadra ufficiale e accompagnato da risultati importanti nelle formule minori. La sua prima uscita con Alpine non basta ancora a inserirlo nell’elenco dei siciliani che hanno disputato un Gran Premio, ma gli consente di compiere un passo che mancava da 30 anni.

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