Giuseppe Albanese, patron “Beppe”

Tratto da Sicilia Motori – Patron “Beppe” – Anno V – n.11 (55) Novembre 1986

di Giancarlo Felice

Con l’Aprilia Reale nel 1920 a Palermo

Palazzo Trigona in Piazza Rivoluzione nella vecchia Palermo, ospita un personaggio che dagli inizi del secolo ha fatto storia nel mondo dei motori, sia d’auto che di aerei. Oggi ha quasi 90 anni, ma si mantiene perfettamente in forma, sorretto da una mente lucida e una vitalità non da poco.

Questo “grande” personaggio è Beppe Albanese, Beppe per gli amici, che nel mondo ha legato il suo nome soprattutto al Giro Aereo Internazionale di Sicilia. Il comandante Albanese ha prima sperimentato la corsa e poi il volo, ma la sua vocazione era quella di organizzare. Fatto le “ossa”, poi è diventato “patron “.

Giuseppe Albanese

Sin da piccolo — esordisce Albanese — ero attratto dai motori. All’età di 12 anni seguivo i tentativi di volo che si effettuavano all’interno del Parco della Favorita. Non ne perdevo uno. Il segnale che si poteva volare era ai Quattro Canti di Campagna, l’attuale incrocio tra via Stabile e via Ruggero Settimo. Accanto al caffè Romeres vi era un pilone sul quale veniva issata una bandiera che serviva per informare la gente che si poteva volare in Favorita e, quindi, invitarla a vedere il tentativo. Coordinava questi tentativi Vincenzo Florio, un uomo che ho sempre cercato di imitare e del quale ho avuto l’onore dell’amicizia. Fu lo stesso Vincenzo a far venire dalla Francia un costruttore perché nel proprio garage di via Catania costruisse un veivolo. Questo aereo fu pilotato poi dal suo autista, Clemente Ravetto, a Mondello: riuscì ad alzarsi di qualche decina di metri, poi si impigliò nei fili telefonici e precipitò. Dalle lenzuola e dai legnetti uscì illeso Ravetto. Per ricordare l’episodio, quando divenni presidente dell’Aereo Club Palermo, feci erigere una stele in Piazza Caboto a Mondello“.

Tra lei e Vincenzo Florio si instaurò subito un ‘ ‘feeling”.

E’ vero. Da giovane lo vedevo, ma non avevo mai avuto l’opportunità di conoscerlo. L’occasione mi fu fornita a 18 anni (Albanese nel frattempo si era arruolato come volontario allo scoppio della prima guerra mondiale e destinato come osservatore dei draken ballon, cioè i “palloni frenati”) nel corso di una licenza.

“Il patrizio Guarnaschelli mi invitò all’Automobile Club di Sicilia, in via Catania 2, presidente del quale era Vincenzo Florio. Finalmente ci conoscemmo e lui cominciò ad affidarmi incarichi che in me suscitavano entusiasmo e che forse a lui servivano per mettermi alla prova. In tempi successivi sposai Giovanna Trigona, diventando anche parente dell’uomo che ho ammirato da sempre“.

Primo assoluto nel 1925 a Montepellegrino

Le Automobili
Per Giuseppe Albanese sono state più un diletto che un vero amore. Il “vero amore” sportivo per lui era ed è l’aeroplano: “Nel 1920 mio padre (Pietro, costruì Villa Igiea, ndr) mi regalò un’Aquila Italiana, vettura alla quale feci delle modifiche per fare corse in salita. Qualche soddisfazione, però, l’ho avuta con una 1500 c. c. della Bugatti con turbo compressore: vinsi per due anni consecutivi la Montepellegrino, partecipai ad una Targa Florio, stabilì una sorta di primato nella “500 metri lanciato” in via Caracciolo, a Napoli, alla media di 156,850 km/h“.

Gli Aeroplani
Li ho avuti sempre nel sangue. Il brevetto lo presi a Palermo e fui il primo. Nel 1930 si parlava di fare un aeroporto. Si individuò l’area di Boccadifalco, ma sorsero dei contrasti in quanto già allora era appetibile come terreno edificabile. Assieme ad altri si lottò perché l’aeroporto sorgesse in quel luogo”.

Albanese nelle vesti di pilota aeronautico

E così avvenne. A costruirlo era la ditta Barresi ed uno dei titolari dell’impresa si infatuò — come me — del volo. Un giorno spuntò nel cielo di Boccadifalco con un Breda 15 pilotato da Attilio Aime“. 

“Era il primo aereo che si posava sul-la pista che si stava ancora definendo. Ma la famiglia Barresi non voleva che il proprio congiunto volasse. Mi feci avanti e comprai il Breda 15 per cinquemila lire, addossandomi anche le spese del pilota che mi insegnò a volare, nonostante i nostri voli fossero ritenuti clandestini perché l’aeroporto non era ancora aperto al traffico“.

Si era nel 1933. Beppe Albanese aveva coronato il proprio sogno: volare. Subito costituì l’Aeroclub, comprò un secondo velivolo, nacque la scuola di pilotaggio. Il comandante utilizzò poi il brevetto nel corso della seconda guerra mondiale nella quale vi entrò con il grado di sottotenente pilota per uscirne con quello di tenente colonnello ed il massimo grado di brevetto.

Con questa Bugatti 1500, Albanese si classificò primo nel chilometro in salita al Lido di Mondello (1925)

Organizzatore
Vincenzo Florio era il modello Beppe Albanese. E Florio era un personaggio che organizzazione ed estro li aveva nel sangue. Così il maestro, così l’allievo. Fu quando Florio morì che Albanese diventò organizzatore a tutti gli effetti. E in prima persona. Un buon rodaggio si concretizzò con l’organizzare la Targa Florio. Per 3 anni di seguito.

Vincenzo Florio morì il 6 gennaio 1969 a Eparnay, in Francia, e quando la signora Lucia ritornò a Palermo, dopo il funerale, mi convocò all’Arenella. Mi comunicò che, sul letto di morte, il marito aveva detto: «Per la Targa rivolgiti ad Albanese» In quel momento, l’organizzazione della Targa era a carattere privato in quanto Florio aveva avuto a dire con l’AC Palermo. Costruimmo il Comitato alla cui presidenza era donna Lucia Florio. Io, assieme al barone Giovanni Federico, al barone Antonio Pucci e al giovanissimo Cecè Paladino (nipote di Florio, ndr) ci mettemmo all’opera per realizzare la prima edizione della Targa del dopo Florio. Dopo 3 anni si ricreò con l’AC Palermo il clima di collaborazione e fu questo ente a proseguire l’organizzazione nel tempo e sino ai giorni nostri“.

Secondo assoluto a Montepellegrino nel 1924 al volante di una Bugatti 1500

— Ma il suo amore restavano gli aeroplani. Come nacque il “suo” Aerogiro internazionale di Sicilia?

“Un giorno mi scrisse il polacco conte Bibescu per sapere se Palermo poteva ospitare una tappa del Giro Internazionale che egli organizzava. Feci quella esperienza e mi venne in mente che avrei potuto, sulla scorta del Giro di Sicilia di automobilismo, crearne uno per che aerei sorvolassero gli stessi centri toccati dalle quattro ruote. Sul finire degli 40 allestii la prima edizione: l’Aeroclub Internazionale lo dichiarò subito, appunto, internazionale e subito ebbe successo. Centinaia i velivoli che atterravano a Boccadifalco per fare un mese di turismo e prepararsi alla gara. Lo sport aeronautico decollava, tanto che i francesi, entusiasti della manifestazione, progettarono e costruirono un velivolo che si chiamò “Sicile“.

Sacrifici personali

— Un esperto organizzatore come lei può dire perché in Sicilia è difficile realizzare manifestazioni sportive?

“Per fare le manifestazioni ci vogliono soldi e lo sport purtroppo ancora non è tenuto in grande considerazione come richiamo turistico, anche se negli ultimi tempi sembra esservi stata una inversione di tendenza. In una delle edizioni dell’Aerogiro ho dovuto far fronte personalmente alle spese con fidejussioni personali, pignoramenti cautelativi, in quanto i contributi promessi dagli enti furono annullati per una delibera respinta. Ma la passione non mi ha fatto fermare. Sono andato avanti…”.

“Da nove anni Beppe Albanese è uscito dalla scena. Aveva 81 anni quando ha deciso di abbandonare. Lo ha fatto in punta di piedi, lasciando spazio ai più giovani. Ma c’è qualcuno che possa continuare?
“Certo. Oltre alla competenza ci vuole però tanta passione, ma soprattutto avere le spalle quadrate, non demoralizzarsi al primo intoppo, sapersi presentare, dimostrando che le proprie idee sono vincenti“.

“Beppe” Albanese in una foto recente

— Comandante, fino a che punto la nostalgia non le suggerisce di rientrare.

La nostalgia mi ha preso l’attimo dopo che ho abbandonato. Si, è vero, sono stato nominato presidente onorario dell’Aeroclub, ma non è la stessa cosa di essere in prima linea. Mi sono rimasti tanti bei ricordi e tante amarezze. E perché resti qualcosa dell’Aerogiro di Beppe Albanese ho donato tutto al museo Caproni di Roma, nel 1975. Lì sarò ricordato e l’Aerogiro rimarrà in auge“.

— A livello di soddisfazioni quali ricorda.

Nel settore auto l’essere stato il vice di Florio all’AC Palermo, in quello aeronautico l’avere fondato l’Aeroclub palermitano ed esserne stato per lunghi anni presidente. Ma non posso dimenticare la vicepresidenza nazionale dell’Aeroclub d’Italia, come quella della Federazione Internazionale e della Commissione Aeronautica Sportiva“.

L’impressione che abbiamo avuto nell’intervistare Beppe Albanese è stata quella che egli ha sempre privilegiato gli uomini con cui ha lavorato, su tutti Vincenzo Florio. È sembrato restio a voler parlare di lui, nonostante il suo nome sia una pietra miliare nel mondo motoristico. Beppe Albanese si sente un ingranaggio che ha girato per decenni in maniera sincrona e ciò ha permesso che le sue idee si realizzassero.

Tra qualche mese compie 90 anni. Da un anno — mi dice — esce raramente. Vive nel quattrocentesco Palazzo Trigona e per mantenersi in forma si “cerca” il lavoro. E’ un uomo vecchio stampo, un uomo da ammirare come lui ammirava Vincenzo Florio, un uomo che allo sport ha dato tanto e che necessiterebbe ne nascessero ancora.