Affari di corsa

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Calda giornata di metà agosto. Devo recarmi in provincia di Enna, ed il percorso ideale per raggiungere la mia meta mi porta a costeggiare l’Autodromo di Pergusa. Non resisto alla tentazione di fare un giro intorno alla pista;

L’afa opprimente mi fa ricordare quelle giornate di luglio di – più o meno – 20 anni fa, quando la “Stagione Motoristica Ennese” (così allora si chiamava la serie delle tante gare in programma nel corso dell’anno) aveva il suo clou.

Quanti giorni passati ai box o in pista, fradici di sudore, con i piloti che svenivano per fatica e disidratazione… Eppure, nonostante la canicola, in occasione delle gare principali (quelle che richiamavano i migliori piloti del mondo) la tribuna, e le colline intorno al Lago erano piene di tifosi d’ogni parte; bastava leggere le targhe delle auto, per capire che c’era anche chi passava lo Stretto per Pergusa. Ad agosto il circuito è sempre stato inattivo, e non mi fa impressione vederlo vuoto.

Mi suscita, però, rabbia vedere due alberghi con i battenti chiusi (da tempo ormai), ricordando di quando ci si doveva spostare anche in altre province per poter trovare una stanza libera. Oggi gli hotel di Pergusa (cinque quelli “storici”, più uno aperto da qualche anno) hanno dovuto “reinventarsi” per poter mantenere un numero di clienti adeguato e fare fatturato.

Un tempo facevano il “pieno” per diversi week-end l’anno. Per non parlare dei ristoranti della zona, strapieni il sabato e la domenica, e non soltanto di addetti ai lavori, ma anche di appassionati. Certo, si dirà, “le gare si facevano con i contributi pubblici, con i soldi di tutti”. Vero, ma è indiscusso i benefici che gli sport (e quelli motoristici fra i primi) portano all’economia delle zona dove si svolgono. Oggi le gare – locali o d’importanza internazionale – si fanno comunque con pochi contributi pubblici.

Ma il “ritorno” anche per gli enti pubblici c’è sempre. Prendiamo il caso di una gara regionale, che beneficia di un contributo minimo del Comune, 3.000 Euro per esempio. Il Comune li riavrà indietro (e forse anche più) con i tributi che incasserà da quelle aziende che ne hanno beneficiato; mi spiego meglio: gli addetti ai lavori, i tifosi, probabilmente dormiranno in hotel, mangeranno al ristorante, compreranno il panino, la bibita; faranno anche spese non prettamente inerenti alla voce “ricettività”, come comprare sigarette, giornali, ricariche telefoniche, o quant’altro normalmente avrebbero comprato a casa loro.

Tutti questi incassi sono soggetti a tassazione, quindi una parte andranno a beneficio dell’esercente, un’altra nelle casse dei comuni sotto forma di tasse. E’ quindi un dato di fatto che gli sport motoristici generano e ridistribuiscono ricchezza. In Sicilia, però, potremmo fare molto di più per generare questa ricchezza con i motori; la nostra regione è fra quelle italiane che vanta maggior tradizione, al pari della “Terra del Mutur”, l’Emilia-Romagna. I poli attrattori sarebbero proprio Pergusa e la Targa Florio, i nostri fiori all’occhiello. In moltissimi circuiti del mondo si può girare con l’auto di serie, anche al di fuori delle cosiddette giornate di prova collettive. E si paga. Certo Pergusa non ha l’appeal del Nurbugring o di Spa, Le Mans, o del Tourist Trophy motociclistico, normalmente strade aperte al traffico quando non ci sono gare. In teoria anche il tracciato di Pergusa è una strada provinciale, non privata.

Sapete quanti turisti stranieri (non ex-piloti) quando vengono i Sicilia fanno il giro della Targa Florio? Tantissimi, e noi cosa gli offriamo a differenza dei blasonati circuiti menzionati? Poco e quel poco disorganizzato. Primo impatto la storica Floriopoli disastrata, e secondo una buona parte del tracciato da bivio Montemaggiore a Scillato franato… Certo questi due problemi sono all’attenzione di A.C. Palermo e dell’ex-Provincia (e la Regione dov’è?). Ed a qualcosa sta pensando il Distretto Turistico Targa Florio, presentando dei progetti da finanziare per i bandi indetti dall’Unione Europea. I 72 chilometri del Piccolo Circuito sono una ricchezza che un privato (più che un Ente pubblico) potrebbe far rendere con poco, a beneficio dell’economia del territorio. Servirebbe aprire un sito web con tutte le informazioni sul circuito; dotare i posti più significativi del tracciato di segnaletica (“qui è successo questo e quello”); elaborare una cartina del tracciato con i posti suddetti, gli alberghi, i ristoranti, i tanti Musei della Targa, gli agriturismo, le attrattive turistiche.

E valorizzare tutto questo patrimonio con comunicazioni dirette in tutta Europa in fiere turistiche, esposizioni di auto e moto d’epoca, con invio ai tour operator, alle riviste specializzate e via di questo passo. Nonostante tutto ancora oggi il tracciato madonita è sede di lanci nazionali ed internazionali di nuove auto. Ma un po’ più di organizzazione non guasterebbe.