Il commissario di percorso riferisce di moto lanciata a tutto gas prima della curva a fine rettifilo. Due venerdì neri per il motorsport siciliano.

L’autopsia sul corpo di  Salvatore Migliazzo il 50enne motociclista palermitano del quartiere Montegrappa dove gestiva un officina meccanica, verrà eseguita con tutta probabilità martedì prossimo. Migliazzo è deceduto venerdì mattino intorno alle ore 10, sul circuito “Valle di Templi” di Racalmuto (Agrigento) nel corso dei primissimi giri di prove libere, a seguito di una caduta. Una giornata, il “Track Day”, organizzata appositamente per dare modo anche ai piloti di mettere a punto le moto con le quali  avrebbero disputato la prima prova del Trofeo Trinacria Cupch’era in programma oggi e domani e ch’è stata annullata, serie nella quale il pilota lo scorso anno si era classicato al secondo posto nella sua categoria.

I testimoni oculari, ed in particolare il Commissario di Percorso (abilitato dalla Federazione Motociclista Italiana) – ci spiega al telefono Michelangelo Romano, responsabile Marketing della società proprietaria e gestore dell’impianto – ha riferito di avere visto la Yamaha R1 di Migliazzo arrivare a tutta velocità (stimata in almeno 200 km/hm e la moto è stata trovata con la marcia alta, 4° o 5° inserita), alla fine del rettifilo principale e senza alcun accenno di decellerazione o frenata. Invece indispensabile per immettersi alla prima curva a destra. Come se fosse stata priva di controllo la Yamaha ha proseguito la sua corsa direttamente sulle ampie vie di fuga, coperte dalla ghiaia proprio per rallentare i veicoli che escono dalla sede stradale, arrivate sulle quali il corpo è stato sbalzato dalla sella (e certamente gravi e letali in ogni caso risulteranno le lesioni che verranno accertate), mentre la moto si è fermata a metri di distanza dal corpo esanime. Nessuna reazione è stata vista in queste fasi da parte del pilota.

L’ambulanza con il personale specializzato presenti in pista (e non arrivati dall’esterno), è intervenuta dopo meno di un minuto essendo distante poco centinaia di metri dl luogo dell’impatto. Nel contempo la Direzione Gara aveva fermato immediatamente le poche moto ancora in pista. Nulla ha però potuto il medico rianimatore, e quando – dopo appena 7′ minuti dalla chiamata di emergenza – è arrivata l’elimbulanza proveniente dalla vicina Caltanissetta,  Salvatore “Totò” Migliazzo era già spirato.

Fra la disperazione dei colleghi, dei numerosi amici, dello staff dell’impianto per i quali Migliazzo era uno di loro,  dopo anni di intensa frequentazione e collaborazione. Sono dovute trascorrere alcune ore, necessarie per i rilievi, prima che i Carabineri  abbiano potuto autorizzare il trasporto della salma di Migliazzo all’Ospedale Di Dio di Agrigento. Dove tutt’ora si trova in attesa dell’esame autoptico.

I fatti riferiti fanno pensare, anche per questo incidente (uno dei tanti che possono accadere e che accadono in pista, ed in genere con conseguenze minime e superficiali grazie alle protezioni ed anche all’esperienza dei piloti che sanno pure come rallentare le moto sulla ghiaia se riescono a mantenerne il controllo), ad un malore precedente all’uscita di strada. Tecnicamente non è possibile spiegarlo altrimenti. Anche se vi fosse stato un guasto improvviso al freno anteriore, come ipotizzato da qualcuno, un pilota esperto come Migliazzo, ma anche un normale motociclista d’istinto toglie gas, utilizza il freno posteriore, e quando arriva sulla ghiaia si getta lui stesso a terra proprio per evitare di restare impigliato sulla moto.

L’esame autoptico, la perizia sulla moto e sulla tuta, sequestrate al contrario dell’impianto, chiariranno l’esatte cause e la dinamica dell’incidente.

Resta il fatto che a sette giorni esatti dall’incidente verificatosi alla Targa Florio, il motorsport siciliano piange un’altra vittima della propria passione, e nuovamente fra le ipotesi c’è quello di un malore del pilota. Ipotesi che non è ancora stato possibile escludere definitivamente fra i motivi che avrebbero potuto causare la perdita di controllo della Mini di Mauro Amendolia, morto lui stesso, e che in seguito all’uscita di strada ha provocato investendolo anche il decesso del commissario di percorso Giuseppe Laganà. Mentre Gemma Amendolia, figlia di Mauro e sua navigatrice, da una settimana è ancora al reparto rianimazione dell’Ospedale Civico di Palermo in conseguenza dei traumi ripartiti.

Una settimana nera e tragica, come forse mai prima di adesso nella centenaria storia delle corse motoristiche in Sicilia.