Veloce come il Vento è il racconto di una giovane pilota

Il film nel titolo fa il verso a quei “figli del vento” che abbiamo sognato (o ci siamo illusi) di essere tutti quelli che abbiamo stretto un volante in una gara. Pochissimi lo sono stati e lo sono davvero.

Lo è stato lo sfortunato Carlo Capone, campione europeo rally nel 1984, alla cui storia si è ispirato il regista Matteo Rovere. E’ un racconto di vita ambientato nelle corse, ma di quelli che da tempo non si vedevano sul grande schermo. Tante belle azioni in gara con una regia attenta ed emozionale.

Cosi bravi da perdornagli il “fumettone” finale su un’improbabile gara “clandestina” fra le strade di Matera di notte, ed un inseguimento fra le stradine di Imola. Loris (Stefano Accorsi) e Giulia (l’esordiente Matilda de Angelis), entrambi bolognesi e dunque naturali nella cadenza tipica che spesso risuona nei paddock, sono i fratelli protagonisti di una commovente vicenda di affetti familiari messi a dura prova dalla vita e dalla tossicodipendenza di Loris. Un film che forse potrebbe annoiare chi le corse non le ama.

Da vedere, anche se poi viene voglia di scendere in pista. Com’è successo a Stefano Accorsi 

Veloce come il Vento: la storia di Giulia De Martino

La passione per i motori scorre da sempre nelle vene di Giulia De Martino. Viene da una famiglia che da generazioni sforna campione di corse automobilistiche. Anche lei è un pilota, un talento eccezionale che a soli 17 anni partecipa al campionato GT, sotto la guida del padre Mario.

Ma un giorno tutto cambia e Giulia di trova a dover affrontare da sola la pista e la vita. A complicare la situazione il ritorno inaspettato del fratello Loris. Ex pilota ormai totalmente inaffidabile, ma dotato di uno straordinario sesto senso per la guida. Saranno obbligati a lavorare insieme. In un susseguirsi di adrenalina ed emozioni che gli farà scoprire quanto sia difficile e importante provare ad essere una famiglia.