Giuseppe Naselli, da Centuripe alla Formula 1

giuseppe naselli
Giuseppe Naselli

Giuseppe Naselli sarà ospite del sesto appuntamento de “Il Sabato Live di SM”

Tratto da Sicilia Motori – Anno XXXIII n. 7 (404) Luglio 2015

di Max Lo Verde

7 giugno 2015. A Montréal in Canada sono le ore 14. Nel circuito intitolato a Gilles Villeneuve, costruito sull’isola artificiale di Notre Dame nell’estuario del fiume San Lorenzo, 20 monoposto di Formula 1 lanciano il loro urlo di battaglia all’accensione dei semafori. Questui daranno il via al 51 ° Gran Premio del Canada.

Ai box si trattiene il fiato per il momento più emozionante della gara. Ma per uno di quegli addetti ai lavori que­gli istanti sono ancora più intensi. I battiti del suo cuore rivaleggiano con i contagiri impazziti delle mo­noposto. Perché lui, Giuseppe Naselli siciliano di Centuripe (Enna), è li dove ha sognato di essere fin da bambino. A lavorare al muretto box di un team di Formula Uno! Viene dal piccolo centro in provincia di Enna, ma ad un tiro di schioppo da Catania, e ades­so è seduto dietro ai monitor del box della Manor Marussia. Indossa una divisa della Pirelli, l’azienda che fornisce in esclusiva i pneumatici per le mono­posto della massima formula, per la quale lavora solo da qualche giorno.

Giuseppe tra le auto da corsa ci è nato. Papà Salva­tore è un apprezzato pilota che sin dagli anni ’80 si è cimentato con ottimi risultati nelle cronoscalate. E più di recente anche negli slalom. Molto spesso lo portava con sé alle gare. Giuseppe restava al pad­dock durante la corsa e poi trovava sempre qualcu­no che lo accompagnava al parco chiuso o alla pre­miazione. Dove spesso ritirava i trofei al posto del padre.

Giuseppe Naselli: l’intervista a Sicilia Motori

“Ricordo quel periodo con tanta nostalgia. Nei tanti anni passati a seguire mio padre nelle innumerevoli gare ne ho assorbito l’enorme grinta e la continua ri­cerca delle prestazioni e l’amore per fa competizione leale e sportiva. Oggi, dopo circa 30 anni trascorsi dalla prima volta che mio padre mi sedette su una delle sue auto da corsa, mi ritrovo ad essere innanzitutto un grande appassionato di gare automobilisti­che. La conoscenza l’ho costruita nel tempo. La passione però la devo tutta a lui”.

Giuseppe Naselli, il sogno Formula 1 e la laurea in Fisica

Giuseppe Naselli si è laureato a Catania in Fisica e Microe­lettronica. Titolo di studio che avrebbe potuto aprirgli le porte in una delle aziende dell’Etna Valley. Luii però ha il suo sogno da inseguire, anche se non ha idea da dove iniziare. Il primo passo è apprendere bene la lingua inglese. Così il 16 luglio del 2008 atterra all’a­eroporto di Birmingham: “arrivai verso le 23 ed ebbi serie difficoltà a spiegare a/l’albergatore che non si apriva la finestra.

A pensarci adesso mi viene la pelle d’oca. Sono partito da Centuripe con 50 curriculum, assolutamente falsi, nei quali dichiaravo di aver lavo­rato nei migliori ristoranti di Catania ed anche all’este­ro. Sapevo anche fare il pizzaiolo! Sono uscito alle sette del mattino a lasciare i mirabolanti curricu­lum in tutti i ristoranti che trovavo. In quelli che trovavo chiusi li infilavo sotto la porta. Alle 11 mi han­no telefonato dicendomi di presentarmi il giorno dopo per fare una prova! Le tante serate passate in campagna a fare le pizze con amici mi sono servite. Avevo un lavoro. Dopo una settimana sono andato via. In cucina parlavano quasi tutti italiano e questo non era quello che volevo.

Ho trovato un altro risto­rante dove il personale era turco e si poteva parlare solo in inglese. Per i successivi quattro mesi la matti­na andavo a scuola d’inglese dalle 8 fino alle 15, ed alle 17 ero già al ristorante dove lavoravo fino all’una di notte. In quei quattro mesi avrò avuto quattro gior­ni liberi. A dicembre del 2008 mi sono trasferito a Londra perché c’era la possibilità di avere degli sti­pendi decisamente più alti. Ma a parte aver migliora­to molto la mia conoscenza della lingua inglese non avevo fatto un solo passo avanti nel mio tentativo di inserirmi nel motorsport. Avevo inviato centinaia di mail con il mio curriculum senza ricevere alcuna. Con il mio titolo di studio non avevo spe­ranze di inserirmi neppure nel peggiore dei team in­glesi”. Giuseppe rientra nella sua Centuripe per stare un po’ con la famiglia e durante un momento di relax, sfogliando il numero di febbraio 2009 di Sicilia Mo­tori, la rivista che legge da sempre e che tutt’ora gli viene spedita in Inghilterra, viene folgorato dalla let­tura dell’intervista a Manfredi Ravetto. Palermitano arrivato sino alla Formula Uno, a quell’epoca re­sponsabile marketing per il team Force India.

L’incontro con Manfredi Ravetto

Nasel­li trova una similitudine impressionante tra quella storia e quella che avrebbe voluto vivere lui. Quindi si poteva fare… e magari Ravetto avrebbe potuto aiutarlo a scoprire come. Spinto dal padre Salvato­re, Giuseppe spedisce l’ennesima mail, senza alle­gare curriculum. Con un approccio diverso, passio­nale, e stavolta la risposta arriva quasi subito. Ravetto era in viaggio ma mi disse che potevamo vederci la settimana successiva a Londra. lo avevo un’idea generale di quel che volevo fare. Di dove volevo arrivare, ma non avevo idea di come suddivide­re in piccoli passi questo lungo percorso.

L’incontro con Manfredi Ravetto è stato fondamentale in que­sto. Lui è stato un mentore e ha attivato in me le luci giuste. Mi ha in qualche modo indicato la direzione da seguire. Ci incontrammo all’Hotel Ritz di Londra, fu molto gentile… mi fece parlare molto e mi rivolse poche domande, una in particolare non posso di­menticare. Mi disse di prendermi tutto il tempo che mi serviva prima di rispondere ed oggi mi rendo conto di quanto fossi lontano dalla verità nella rispo­sta che gli diedi. “Lei lo sa quali sono i sacrifici che bisogna affrontare per raggiungere il suo obiettivo?”. lo in quel momento avevo una carica enorme.  Avevo lasciato la mia famiglia, i miei amici, una carriera si­cura nel mondo della fisica… in sostanza mi presi il mio tempo e risposi di si. E lui in maniera tanto sim­patica quanto plateale mi disse che la mia risposta era sbagliata. E che io davvero non ne avevo idea.

Negli anni questa domanda mi è sempre tornata in mente, almeno una volta al mese, nei momenti di stanchezza, di frustrazione. Perchè nel tempo cam­bia anche la personalità, nello sfol7o di tenere sem­pre la corda in tensione, tirando verso di te l’obietti­vo; ti arrampichi costantemente su queste impervie montagne, e quando pensi che, superando quell’al­tra piccola altura potrai finalmente vedere la cima, la vetta non si vede mai: appena superi quell’ostacolo, alzi la testa e ti trovi davanti una montagna ancora più alta di quella che hai appena scalato; si viaggia sempre in bilico tra l’entusiasmo e la depressione.

Servono esperienza e conoscenze ingegneristiche

Ravetto mi disse che dovevo lavorare essenzialmen­te su due cose: mi serviva esperienza in pista, ma soprattutto avere conoscenze ingegneristiche. Tor­nai a casa con un entusiasmo incredibile ma ancora con le idee confuse. Infine mi resi conto che per rag­giungere il mio obiettivo dovevo prendere una laurea in ingegneria e feci una ricerca sulle università più consone, e tra centinaia ne scelsi tre. In un succes­sivo incontro avvenuto ad Oxford con Ravetto insie­me al suo socio Colin Kolles ed al suo amico Jona­than Williams, figlio di Sir Frank, furono loro ad indicarmi tra queste la Oxford Brookes: una settima­na dopo avevo già inoltrato la richiesta di iscnzione. La mia laurea italiana di cinque anni equivaleva ad una laurea più master in Inghilterra, ma per essere ammessi bisognava affrontare una prova di cono­scenza della lingua inglese, e quello è stato l’unico esame che io ho superato con il minimo dei voti. Mi trasferii quindi ad Oxford e durante il primo quadri­mestre riuscii ancora a lavorare come cameriere, ma in prossimità dei primi esami mi resi conto che erano ritmi impossibili da mantenere e chiesi aiuto alla mia famiglia, che da quel momento mi supportò con grandi sacrifici economici.

Nel frattempo Ravetto mi stava aiutando a raccogliere esperienza in pista: mi mise in contatto con il Team Ferlito, siciliani trapian­tati a Brescia, che gestivano le Jaguar nel campiona­to Superstars e collaborai con loro per qualche tem­po. inoltre aiutavo a gestire la sua Peugeot sulla quale Manfredi Ravetto testava giovani piloti, nei weekend in cui lui aveva il tempo di gareggiare nel campionato turismo sull’Alfa 147 del team Ferlito. Nulla però poteva essere paragonabile al program­ma di Formula Student nel quale riuscii ad inserirmi subito: il livello di tecnologia applicata è paragonabi­le nel motorsport mondiale a quello della GP2, non meno. Ogni anno viene costruita una vettura intera­mente nuova, ed una monoposto è composta da oltre 8700 pezzi, dei quali bisogna avere anche i ri­cambi, un lavoro colossale. Non meno impegnativo era lo studio, con tempistiche ben più serrate de/l’u­niversità italiana, conciliarlo con la progettazione e costruzione lasciava davvero poche ore di sonno li­bero, a volte nessuna. Nel 2012 divenni Team Lea­der; coordinando l’intero progetto: a fine anno la nostra università si classificò al settimo posto nel

La borsa di studio per la ricerca

Mondiale e prima tra le università britanniche, cosa che non succedeva da anni: una soddisfazione im­mensa”. Dopo la laurea del 2013 a Naselli viene offerta una borsa di studio per ricerca, che lui utilizza per appro­fondire gli studi sulla dinamica, collabora ancora con il team di Formula Student progettando le so­spensioni, ma invia anche curriculum. Tra le tante offerte a giugno 2014 lo chiama la Jaguar con la quale raggiunge un accordo per lo sviluppo delle sospensioni della Jaguar F-Type e del programma di simulazione: lo rende più semplice e veloce appli­cando il metodo di lavoro della Formula Student.

Il colloquio di Giuseppe Naselli con Mario Isola

Un anno dopo, rispondendo ad un annuncio sul setti­manale inglese Autosport, e dopo un colloquio con il Racing Manager Mario Isola, Naselli è assunto dal­la Pirelli per seguire l’impegno nel mondiale di F.1 debuttando in Canada, dove lo avevamo lasciato all’inizio di questo racconto. “Una cosa mi piacerebbe trasmettere a chi legge: io non sono fortunato ad essere arrivato in F 1. Certo la fortuna c’entra anche, nel mio caso, se la famiglia non mi avesse aiutato, il mio percorso sarebbe stato ancora più difficile. lo ogni sera prima di andare a dormire faccio un ‘analisi per capire se ho fatto un passo avanti; all’inizio ci impiegavo ore, a volte non dormivo, cercavo di capire anche come mai se ave­vo fatto un passo non ero riuscito a farne due. Ades­so è un’analisi che faccio in qualche secondo.

L’importante è quindi “spezzettare” l’obiettivo in tanti piccoli gradini: credo che siano tante le persone che hanno grandi potenzialità ma che invece di concentrarsi sui passi da fare sognano la vetta senza muo­versi di un millimetro. lo spero di non essere additato come esempio, non ho mai amato gli esempi: se segui qualcuno sarai sempre un passo indietro. Spero invece che il mio percorso sia di incoraggia­mento a tirar fuori la determinazione di coloro che hanno un sogno ma lo vedono troppo lontano per essere raggiunto”.

Se poteste vedere dall’alto la città di Centuripe re­stereste di certo colpiti dalla sua forma antropomor­fa: un vero gigante. Nell’immaginario dei suoi orgo­gliosi sportivi concittadini, se quel gigante avesse un volto oggi sarebbe certo quello di Giuseppe Naselli.

In bocca al lupo!