Carrozzeria Boano: quattro mesi intensi

carrozzeria brano
La storia dei carrozzieri

Carrozzeria Boano: la storia raccontata da Francesco Ragusa

Tratto da Sicilia Motori – Anno XI n. 4 (129) Aprile 1992

di Piero Libro

Del torinese Mario Felice Boano abbiamo già parlato a proposito della sua collabo­razione con Franco Scaglio­ne per il progetto definitivo della Alfa Romeo Giulietta Sprint carrozzata da Bertone, ma è necessario tornare an­cora ad occuparcene per due risvolti della sua molte­plice attività: quella di car­rozziere e quella, piu consi­stente e duratura, di desi­gner prima e di titolare poi, della carrozzeria Ghia, da cui si staccò nel 1953 per di­vergenze col socio Luigi Se­gre, per fondare la sua «scoccheria».

La storia della carrozzeria torinese Boano è brevissima (appena quattro anni dal 1954 al 1958) ma in­tensa anche perché i desi­gners in verità erano due: al padre si affiancò infatti qua­si subito il figlio Giampaolo, che ne avrebbe ereditato le capacità. Insieme a lui e a Luciano Pollo fondò la «Car­rozzeria Boano Lavorazioni Speciali s.a.s.».

Lo sviluppo degli studi e di alcune mode stilistiche

Per capire meglio il clima in cui si svi­luppò l’opera della carrozze­ria Boano, bisogna dire che quegli anni furono importanti nello sviluppo di alcuni stu­di e di alcune «mode» stilisti­che, sia perché si diffonde­va maggiore benessere per la ripresa economica, con il conseguente desiderio di acquisti che rispecchiassero questo «status» raggiunto, che fossero in sostanza più «opulenti» dopo il lungo pe­riodo di privazioni e di diffi­coltà subite a causa degli eventi bellici, sia perché «ti­midamente» si affacciavano sui mercati europei, Italia compresa, le mastodontiche vetture americane.

E Mario Felice Boano sfruttò appieno la sua notevole esperienza, poi trasmessa al figlio, per la progettazione di carrozzerie da modellare sugli «immen­si» telai americani, che egli aveva acquisito collaboran­do con i maggiori carrozzie­ri dell’epoca (compreso Pi­ninfarina, che aveva seguito nel 1930 già al momento del­lo stacco di «Pinin» dai frate!- li), ma sopratutto nel suo lun­go «tirocinio» presso la Ghia, per vocazione molto vicina a Detroit.

Vetture gradite agli americani

Le vetture di Boano sono così inizialmente im­prontate ad una certa impo­nenza di masse e fregi e ad una ricchezza di motivi e particolari stilistici quasi sco­nosciuti agli altri carrozzieri italiani. E difatti, per la veri­tà, bisogna dire che si tratta spesso di vetture che piac­ciono molto agli americani, più che agli italiani, a cui certe «pesantezze» non van­no proprio giù! Ma per for­tuna la produzione della car­rozzeria Boano in parte si di­scosta da questi temi stilisti­ci, che alla lunga avrebbero stancato i «fini intenditori» no­strani, per allinearsi al più classico «gusto» italiano.

Co­struttrice di prototipi che fe­cero la storia dello stile e che influenzarono gli orien­tamenti delle case produttri­ci, la Boano rappresentò un punto di riferimento della grande capacità creativa to­rinese. La prima vettura che vide al lavoro la nuova azien­da Boano fu (neanche a dir­lo) una Alfa Romeo: si trattò di una creazione su un telaio sperimentale tipo 3000 CM, creato per le corse, con un motore di 3000 cc., denomi­nata «Aerodinamica», realiz­zata nel 1954 in esemplare unico, su ordinazione diret-ta nientemeno che dall’allo­ra presidente argentino Pe­ròn, grande appassionato di auto prestigiose.

Velocità elevate a Monza

E che si trattasse di una vettura total­mente diversa dalle prece­denti lo dimostra il fatto che essa raggiunse i 280 chilo­metri orari sulla pista di Monza … e se non fosse sta­ta liscia e filante … E sulle Al­fa Romeo, ed in particolare sul pianale della 1900, (sia berlina che Super Sprint), Boano allestì molti prototipi per clienti privati (tra cui è da ricordare la coupé per il Conte Vaselli) e anche studi di «lifting» per la versione di serie, su commessa diretta della Casa.

L’iniziale destino di avere clienti molto presti­giosi fu determinante per Boano: sarà stato forse per l’eleganza e la velocità di quel primo esemplare, o per la consolidata amicizia con Felice Boano, o, forse più prosaicamene per una di­sputa tra «Giganti e baloc­chi» (la mia è più bella della tua!), ma è certo che il secon­do «pezzo unico fu una Lincoln denominata (come chia­marla diversamente?) <India­napolis», costruita nel 1955 per Henry Ford II. Comin­ciando con queste premes­se così prestigiose è ovvio che le commesse comincia­rono a fioccare e la contem­poranea partecipazione ai Saloni Internazionali appor­tò ulteriori ordini.

La Ferrari “Geneve” della Carrozzeria Boano

Tra le vet­ture carrozzate in quegli an­ni sono da ricordare una Ferrari 250 Gran Turismo cabriolet denominata (Geneve, destinata con ogni probabilità ad un cliente americano, nelle sue linee tese, «iniziava» con un bel musetto «alla Pininfarina» (per la verità un pochino ap­pesantito da un ampio pa­raurti cromato) e «terminava» con un paio di pinne poste­riori (tributo alla moda impe-rante) tipo «Cadillac»!

Chis­sà cosa ne avrà pensato il Commendatore! Tra le vet­ture meglio riuscite del 1956, una Chrysler Special Cor – vair II e una Mercer Cobra. Per quanto riguarda la sem­plice lavorazione di carroz­zeria, occorre ricordare una bella e molto particolare Ja­guar, costruita dalla Boano su disegno dello stilista ame­ricano Raymond Loewy, il famoso progettista della Stu­debaker «avanti», ancora più famoso per avere disegnato la bottiglia della Coca-Cola. Presentata al Salone di Pari­gi del 1956, fece scalpore per la creazione avveniristi­ca e la linea accattivante e destò interesse per gli ac­corgimenti atti a conferirle comodità e sicurezza. La vet­tura, in un ovattato silenzio, raggiungeva i 235 chilometri orari.

Gli ultimi anni con telai italiani della Carrozzeria Boano

Negli ultimi anni la car­rozzeria affrontò sempre più vetture speciali su telai italia­ni, in particolare Fiat 1100, 600 e 500, Lancia Appia e con meccanica Abarth. Da ricordare anche una Osca 1100, una berlinetta dalla li­nea equilibrata, compatta e tondeggiante, con frontale a doppi fari, il cui tema sarà poi ripreso dalla carrozzeria Fissare per la sua versione con motore 1600.

Malgrado gli ottimi risultati, la carroz­zeria torinese chiuse nel 1958, anche perché, in ac­cordo con la Fiat, Mario Fe­lice Boano contribuì a creare, cooptando anche i suoi collaboratori, il Centro Stile Fiat, di cui fu consulen­te fino alla fine degli anni ’60: il contratto, molto favorevo­le, prevedeva la liquidazio­ne della Boano Lavorazioni Speciali.

Il figlio Giampaolo, che aveva fino ad allora di­viso con il padre l ‘esperien­za alla Ghia e quella nella loro carrozzeria, nel 1959 fu chiamato anche lui presso il Centro Stile Fiat, di cui as­sunse la direzione a fianco dell’Ing. Dante Giacosa. Le capacità di questa famiglia di designer continuavano così ad esprimersi per un lungo, fruttuoso periodo.