“W Nino”. Per sempre!

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Nino Vaccarella
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In memoria di Nino Vaccarella

E’ sempre doloroso dare conto della morte di qualcuno. Ma è fra i compiti che ogni cronista è chiamato a svolgere, con obbligo di mettere da parte l’emozioni. A volte non è difficile perché magari non hai conosciuto personalmente il destinatario dell’ultimo saluto. Se invece sei costretto a battere sui tasti cercando di cacciare dietro le lacrime è difficile non lasciarsi andare a ricordi personali ed evitare di esternare il tuo di dolore, la tua di tristezza, pur se nulla sono di fronte allo strazio dei familiari, dei parenti, degli amici. Ed il tuo sgomento è identico a quello di tutti coloro i quali lo hanno conosciuto ed apprezzato. Nel caso di Nino Vaccarella – del Professore Nino Vaccarella – addirittura idolatrato.

Nino Vaccarella ci ha reso fieri ed orgogliosi

Oggi siamo costretti ad assistere al mesto ammainarsi di un’altra bandiera della Sicilia, e non solo del mondo delle corse. Un uomo del quale tutti siamo andati e siamo orgogliosi e che ci ha resi fieri prima con le sue imprese sportive, poi con il suo esempio da dirigente sportivo, e ancora prima – e durante la sua carriera di pilota –  da Preside della scuola di famiglia:l’Istituto Oriani di Via Autonomia Siciliana, contribuendo  – insieme alla sorella – alla formazione di alcune generazione di giovani. Ai quali incuteva rispetto con la severità ed il rigore dell’autorità scolastica, ma ch’erano nel contempo i suoi primi tifosi nei week-end di gara. Al termine dei quali non vedevano l’ora di applaudirlo di presenza,  il lunedì mattino, quando al suono della campanella lui faceva in modo di esserci sempre. A prescindere in quale parte del mondo, il pomeriggio precedente, avesse tagliato il traguardo al volante di una Ferrari o di un’Alfa Romeo, spesso per primo.

Come nella “sua” Targa Florio: vinta tre volte, che avrebbe potuto vincere almeno altrettanto, ma che a prescindere dai risultati è stata la gara di “Nino”.

“Nino” è stato e resterà la Targa Florio. Al pari o forse più, con il dovuto rispetto, del suo ideatore: Vincenzo Florio. Il Cavaliere che la Targa l’ha inventata, mentre il Professore o il Preside Volante con le sue imprese l’ha resa leggendaria. 

Nino Vaccarella, il mito di adulti e bambini

Ho sentito le prime volte il nome di Nino Vaccarella quando bambino sedevo sulle ginocchia di mio padre, impugnavo il volante della “1100” (adesso è vietatissimo prima si faceva anche s’era altrettanto pericoloso), e mimavo i suo gesti che potevo solo immaginare. Ma soprattutto li raccontavo ad alta voce scimiottando il radiocronista e come fanno i bambini, divertendomi a modificare il suo cognome.

Di questa mia monelleria avevo trovato il “coraggio” di raccontarlo al Professore Vaccarella (per me sempre Professore è rimasto, così come sempre e solo chiamandomi per cognome si rivolgeva a me. Una rispettosa ma affettuosa distanza), ma non ne avevo provocato il sorriso come speravo. Anche se una smorfia l’avevo intravista. Ma Vaccarella, il Prof. Vaccarellla, era persona seria persino nello scherzo.

Sempre misurato, pacato, persino mite. Tranne a farlo indispettire. Allora sì che tirava fuori gli artigli così come credo accadeva quando abbassava la visiera del casco…          Un paio di volte avevo voluto provocarlo – proprio per fargli alzare il tono della voce – in dibattiti pubblici con la “storia” del tempo record di  Kinnunen alla “Targa: s’incazzava davvero. Ma durava un attimo, poi tornava il suo sorriso e tornava a prendermi in giro.   Lo faceva da sempre ed a me piaceva farmi prendere in giro dal Prof. Vaccarella. Accadeva sin dai primi approcci da giovane cronista, figurarsi quando provavo a prendere parte a qualche corsa. Era il suo modo di esprimermi e ricambiare stima e simpatia. Sentimenti sempre reciproci.  Da lui, nella sua qualità di Delegato Regionale (il primo in Sicilia, e chi sennò, da quando venne istituita questa carica), ricevetti il primo imporrante “premio” per Sicilia Motori. Ne sono seguiti tanti altri, ma quello del “Professore Vaccarella” è il più importante proprio perché da lui scelto e donato.

E non c’era volta che non rispondesse cortese, che non fosse disponibile per andare o fare qualcosa. Finchè la salute lo ha permesso.

Il destino crudele

Ho ceduto ai ricordi personali. Me ne scuso. Ma così sono riuscito ad andare avanti nelle righe. Per  trovare la forza di scrivere ciò ch’è difficile ricordare. Ovvero che Vaccarella è stato certo un grande pilota ed uno stimato dirigente sportivo e scolastico, ma è stato soprattutto un grande genitore. Per Giovanni era e resterà il papa-eroe.

Nino Vaccarella in questo ruolo era andato oltre il  “Nino Vaccarella” pubblico. Il destino beffardo più di 20 anni addietro ha messo entrambi di fronte ad un fatto terribile, doloroso, cattivo. Ma i Vaccarella padre e figlio – pur soffrendo – si sono dovuti piegare ma non si sono rotti, non si sono arresi.

Giovanni Vaccarella

Adesso tutti al fianco di Giovanni

A Giovanni la sorte ha impedito di emulare suo papà al volante ma lui dimostra ogni giorno il suo coraggio, la sua forza. In altro modo è pure lui un Campione.  E da Campione dovrà essere capace di affrontare e sopportare anche questo immenso dolore. Forse non basteranno le centinaia di trofei, gli album dei ricordi (che proprio Giovanni ha messo in ordine e aggiorna costantemente), anche per questa ragione deve giungere a lui l’affetto che tutti noi nutrivamo e continueremo a nutrire per il Professore Nino Vaccarella. “W Nino” sarà per sempre ed indelebile – come sui muri e l’asfalto delle Madonie (che oggi, ne sono certo, qualche mano volenterosa andrà a rinfrescare) – solo se la comunità che tanto ha avuto da Vaccarella, il mondo delle corse primo fra tutti, sarà, saremo, capaci di non lasciare da solo Giovanni. Sulla sua sedia che di “volante” purtroppo ha solo l’immaginazione. Lo dobbiamo a Giovanni, lo dobbiamo al Prof. Vaccarella. Cosi potrà riposare in pace, perché questo e non altro era il suo tormento. Premi, Trofei, Memorial, da soli non serviranno…

Dario Pennica