Dall’album dei ricordi: “onora il padre”

Marco Runfola, dopo il terzo posto del 2011 ha bissato il risultato alla 107° Targa Florio Rally. Confermando, insieme alla moglie Corinne, nel solco della tradizione, l’eredità sportiva dei suoi genitori: Ninni e Donatella. Torna d’attualità quanto ricordava su Sicilia Motori di giugno 2021 di quel primo podio Guido Rancati

Foto in alto di Alessandro Di Vincenzo

Battuta scontata…”. La risposta mi arriva prima ancora che l’uomo inizi a girarsi per potermi guardare in faccia.  Si muove lentamente, con studiata nonchalance e mi piace pensare che lo faccia per sottolineare il fastidio procuratogli dal mio osservare ad alta voce che quel ragazzo appena sfilatosi dal posto di guida di una Peugeot 207 Super2000 sta andando proprio forte, anche più di quanto facesse il padre una trentina di anni prima. Un attimo e quel po’ di tensione si scioglie: anche se non ci si incontra da un sacco di tempo, a Ninni Runfola basta poco per riconoscermi: un bel sorriso dice più e meglio di qualsiasi discorso che è contento quanto me dell’incontro inatteso. Un abbraccio ci riporta agli anni Ottanta del secolo scorso, quando lui era protagonista abituale in un rallismo non più eroico ma non ancora ingabbiato in milioni di regole spesso scritte sapendo che non saranno rispettate, quando ancora gli “enfants du pays” potevano ragionevolmente sperare di ritagliarsi un posto al sole in ogni gara. Quando ancora chi le corse se le pagava di tasca propria era fiero di essere un gentleman driver, forse perché oltre a maneggiare bene un volante sapeva usare correttamente anche le posate.

Al riordino della Targa n° 95. In primo piano Marco e Ninni, dietro Donatella e Andrea

Non c’è tempo per raccontarcela: l’architetto cefaludese ha da seguire il figlio che sta facendo sognare gli appassionati sull’asfalto madonita e io ho da annotare le impressioni di coloro che l’edizione numero 95 della corsa di Don Vincenzo la stanno correndo. Maggio 2011: sono passati  31 anni dalla mia prima trasferta professionale in Sicilia, da allora sono cambiate molte cose: per dire, il popolo dei rally ha smesso di essere nottambulo e i meccanici, non più migratori, sono diventati stanziali. Pure nello spirito delle ultime corse su strada qualcosa è cambiato, ma non troppo, e pur se i percorsi si sono accorciati, la lunghezza delle gare resta  dignitosa: la mini-prova che giovedì sera ha aperto le danze è la prima di 12 “speciali” destinate a impegnare i migliori per un’ora e mezza. E’ ancora il mio mondo. Viaggiare ancora non mi pesa e mi ha fatto piacere imbarcarmi su un volo diretto a Palermo.

Per tornare a immergermi nell’atmosfera magica di una sfida che non è come le altre: non è “una” corsa, ma “la” corsa. Quello che doveva dire, questa Targa l’ha detto nei sei tratti cronometrati del venerdì: il disperato assalto di Luca Rossetti s’è concluso al settimo round e, senza più il friulano a preoccuparlo, Paolino Andreucci non ha da dannarsi l’anima per avvicinarsi all’ennesimo titolo tricolore, il terzo consecutivo da quando è tornato a servizio del Leone Rampante. Prendo atto che il kappò di Rox ha gettato nello sconforto un certo numero di addetti ai lavori: capisco che l’incertezza è andata a farsi benedire, ma non mi straccio le vesti. Capita a tutti, prima o poi, di subire uno sgambetto dal destino e questa volta è capitato al pilota che, a fine 2008, era stato accolto in Abarth con inchini e squilli di trombe, convincerlo a lasciare la Peugeot era stato considerato un capolavoro. 

Runfola-Federighi (3°) sul podio della 107° edizione del Rally Targa Florio

Penso che a questo punto la squadra italo-francese lascerà il campionato italiano”, aveva annunciato tronfio il cuneese arrivato a dirigere le operazioni dello Scorpione. Peccando di presunzione. Quelle parole mi tornano in mente mentre vago fra camper e furgoni piazzati nella spianata davanti a quello che era stato lo stabilimento Fiat di Termini Imerese e mi vien da sorridere: anche la storia dei rally avrebbe molto da insegnare, se ci si prendesse la briga di studiarla.

Anche se l’altissima classifica pare scolpita nel granito, pure la giornata conclusiva offre cose interessanti da fare: seguire il testa a testa fra Franco Cunico e Marco Runfola per il bronzo e, soprattutto, saperne di più di questo figlio d’arte, cogliere l’occasione di guardarlo in faccia mentre racconta e si racconta. Mentre dice cose sensate senza lanciare  proclami, mentre spiega che sì, gli piacerebbe ritagliarsi un posto nelle gare, ma lascia intendere che il suo futuro sarà davanti a un computer, a progettare esterni e interni come il babbo.  Sarà quel che sarà, non è uno sprovveduto e ha tutti gli elementi necessari per fare la scelta giusta. Intanto si batte con Cunico. Con profitto: alla fine la terza moneta è sua per sette secondi e qualche spicciolo.  Lo sconfitto gli rende onore: “Questa – spiega  –  dovrebbe essere stata la mia ultima Targa Florio e non posso non essere un po’ triste. Ma al di là di ogni retorica, mi fa piacere che sul podio ci sia un giovane siciliano”. 

É sincero, Jimmy. Lo è sempre stato.

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