Targa Florio: ripartire dal rally n. 50 nel 2027

La 110° edizione ha confermato la mancanza di visione e strategia per il futuro della corsa

Archiviata la deludente edizione numero 110 dello scorso maggio, per la Targa Florio è arrivato il momento di separare ciò che ha funzionato da ciò che, invece, non funziona più. La macchina sportiva ha svolto efficacemente il proprio compito: dalla Direzione Gara ai commissari di percorso, fino alle tante persone impegnate nei servizi operativi. Anche il tracciato ha dovuto fare i conti con le condizioni delle strade, con le autorizzazioni e con ciò che oggi il territorio madonita concretamente consente.

Il problema non è l’esecuzione tecnica della gara. È il progetto complessivo. Programma, logistica, rapporto con il territorio, coinvolgimento del pubblico e promozione hanno mostrato i limiti di una formula ormai stanca. Una formula che rischia di trasformare i 120 anni della corsa più antica del mondo da straordinario valore aggiunto in un peso da trascinare.

120 anni non bastano più

Se n’è discusso ieri, lunedì 22 giugno, in un luogo simbolico come il Villino Florio, durante la presentazione del nuovo numero di Sicilia Motori, il primo della nuova formula monografica, interamente dedicato ai 120 anni della Targa Florio e da oggi in vendita in edicola.

Davanti a piloti, appassionati, addetti ai lavori e rappresentanti delle istituzioni è emersa una domanda inevitabile: quale futuro vogliamo dare alla Targa Florio Rally? Oggi la manifestazione è una delle sette prove del Campionato Italiano Assoluto Rally. Una titolazione importante, ma che da sola non le attribuisce una dimensione diversa da Ciocco, Due Valli, Regione Piemonte, Lazio o Sanremo.

Il confronto con il Rally di Roma Capitale è impietoso ma necessario. In poco più di un decennio la manifestazione laziale ha costruito un percorso internazionale, consolidato la propria presenza nell’Europeo e ottenuto l’ingresso nel Mondiale dal 2027. Non è accaduto per la forza del nome, che inizialmente non aveva, ma per l’esistenza di un progetto, di una strategia istituzionale e di una capacità promozionale perseguita con continuità.

La Targa Florio dispone di un patrimonio storico infinitamente più grande, ma oggi non sembra avere un’ambizione proporzionata. E non può pretendere nuove validità internazionali finché non sarà in grado di costruire un evento capace di distinguersi nettamente dagli altri appuntamenti del CIAR.

Targa CRZ, numeri che non possono essere ignorati

Il segnale più preoccupante è arrivato dalla mini-Targa valida per la Coppa Rally di Zona. L’elenco ufficiale degli iscritti ha compreso appena 33 equipaggi, contro i 77 iscritti al Rally Valle del Sosio disputato poche settimane prima. Meno della metà, nonostante il nome Targa Florio e il coefficiente 1,5.

Liquidare il dato come una semplice oscillazione sarebbe un errore. Il programma ha certamente pesato: ricognizioni e verifiche tra mercoledì e giovedì, partenza della gara alle 12.30 del venerdì, arrivo e premiazione alle 19.45 dello stesso giorno.

Per chi partecipa stabilmente al CIAR, l’impegno infrasettimanale fa parte di una stagione professionale o comunque strutturata. Per molti concorrenti della CRZ, invece, significa allontanarsi per diversi giorni dal lavoro, dall’attività commerciale o dalla propria azienda.

Diversi partecipanti ascoltati da Sicilia Motori hanno inoltre espresso giudizi negativi sulla sistemazione del parco assistenza all’interno del campus universitario. Più in generale, è emersa la percezione di una CRZ collocata ai margini dell’evento principale, anziché considerata una componente essenziale per il motorsport siciliano. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: molti hanno preferito restare a casa. Il nome, da solo, non basta più a rendere attrattiva una gara.

Una manifestazione senza pubblico perde la propria funzione

La Sicilia vive in larga parte di terziario, commercio, servizi e piccole attività. Mercoledì, giovedì e venerdì sono giornate lavorative. Non tutti possono prendersi tre giorni di ferie o lasciare il proprio esercizio per seguire una gara.

Per questo gli appuntamenti più partecipati vengono concentrati nel fine settimana. La Targa Florio deve tornare a svolgersi, per tutte le sue componenti principali, tra venerdì, sabato e domenica, con la parte più importante del programma collocata nelle giornate in cui pubblico e appassionati possono realmente esserci.

Naturalmente la presenza degli spettatori pone problemi di sicurezza. Vanno affrontati con controlli, aree autorizzate, informazione preventiva, personale, segnaletica e responsabilizzazione del pubblico. Non possono però essere risolti rendendo la gara sempre più difficile da vedere.

Una corsa senza spettatori può essere tecnicamente impeccabile, ma perde una parte fondamentale della propria funzione sportiva, popolare e promozionale.

Le iniziative culturali non sostituiscono la promozione della gara

Sarebbe inesatto affermare che nel 2026 non sia stato fatto nulla. La collaborazione con l’Università di Palermo ha prodotto mostre, seminari, iniziative scientifiche, attività sulla sicurezza stradale, incontri con gli studenti e un programma definito dagli stessi promotori come “festival diffuso”.

Sono attività positive, che meritano di essere riconosciute. Ma una cosa è il programma culturale e istituzionale, un’altra è una campagna capace di portare il pubblico lungo le prove speciali e di far percepire alla città che sta per disputarsi la Targa Florio.

Sotto questo profilo anche quest’anno non c’è stata promozione. Campagna esterna continuativa, pianificazione significativa su radio, televisioni, quotidiani e circuiti pubblicitari cittadini. La comunicazione affidata esclusivamente ai comunicati stampa, ai siti e ai canali social degli organizzatori raggiunge soprattutto chi è già interessato.

Serve invece parlare anche a chi non segue quotidianamente i rally: famiglie, giovani, turisti, cittadini, attività commerciali e territori attraversati dalla gara.

Palermo merita più di una cerimonia di partenza

La partenza davanti al Teatro Massimo resta uno dei punti di forza della manifestazione. Porta le vetture nel cuore della città e restituisce per qualche ora alla Targa Florio una dimensione adeguata al proprio nome. Ma una cerimonia di partenza, da sola, non basta.

Ciò che potrebbe cambiare la percezione dell’evento sarebbe una vera prova spettacolo a Palermo. Organizzarla è costoso, complesso e delicato. Richiede autorizzazioni difficili, elevati standard di sicurezza e un rapporto stabile con Comune, Prefettura, Questura e istituzioni sportive. Proprio per questo non può essere improvvisata pochi mesi prima della gara. Deve diventare un progetto pluriennale.

Roma ha dimostrato che il rally può entrare nel racconto monumentale di una grande capitale. Palermo deve almeno provare a costruire una propria soluzione, al Foro Italico, nell’area dell’Università o in un altro luogo tecnicamente adatto. Non si tratta di copiare Roma, ma di avere lo stesso coraggio progettuale.

Il campus universitario non può diventare un recinto

Il coordinamento dell’organizzazione da anni è affidato a Marco Rogano, ex-Ad di ACI Sport SpA. È dunque sul livello del coordinamento generale — e non sulla Direzione Gara o sui singoli ufficiali impegnati sul percorso — che deve concentrarsi il confronto sulle scelte strategiche.

La concentrazione di direzione gara, servizi e parco assistenza all’interno dell’Università offre indubbi vantaggi logistici ed economici. Ma la soluzione, così come è stata utilizzata, non ha prodotto un equivalente ritorno di visibilità, accessibilità e partecipazione.

Il campus rischia di diventare un recinto nel quale racchiudere la manifestazione, anziché un vero Village aperto, riconoscibile, allestito e capace di attirare pubblico, partner e attività commerciali.

Contemporaneamente si è indebolito il rapporto visibile con città come Cefalù e Termini Imerese, che potrebbero tornare a ospitare partenze, arrivi di tappa, riordinamenti o momenti pubblici. La Targa Florio non può limitarsi ad attraversare le Madonie: deve tornare a coinvolgerle e a farsi riconoscere come un evento del territorio.

La mancanza di risorse non può essere un alibi permanente

Organizzare una Targa Florio moderna costa molto. Una prova spettacolo, un villaggio aperto al pubblico, la comunicazione, gli allestimenti, i servizi e il coinvolgimento delle amministrazioni richiedono risorse pubbliche e private. Ma se queste risorse non si riescono a trovare, è il modello economico e organizzativo a dover essere ripensato.

La Targa Florio deve essere proposta ai partner non come una delle tante gare del calendario, ma come un patrimonio nazionale dell’automobilismo, un evento legato alla storia, al turismo, alla cultura, all’università, alla mobilità e all’immagine della Sicilia.

La “Classica” autunnale appare oggi confezionata con una maggiore capacità narrativa e promozionale. È una manifestazione diversa, con finalità e pubblico differenti, e non va contrapposta al rally. Ma la competizione agonistica non può diventare il parente povero del marchio Targa Florio.

Nel 2027 la 50° Targa in formula rally

Dal 1978 la Targa Florio prosegue la propria storia come competizione rallistica. Il 2027 rappresenterà quindi la 50° edizione disputata con la formula rally: un’occasione che non può essere consumata con un semplice numero celebrativo sulle locandine (semmai venissero stampate…)

Serve una ripartenza vera: un programma concentrato tra venerdì, sabato e domenica; il CRZ riportato nel cuore del fine settimana; una prova spettacolo a Palermo; il ritorno di Cefalù, Termini Imerese e dei comuni storici nel racconto della gara; Village realmente aperto, allestito e commercialmente valorizzabile; campagna promozionale; un progetto economico pluriennale sostenuto da istituzioni e partner privati e un rapporto più forte con pubblico, scuole, turismo e territorio.

La Targa Florio non è ancora arrivata al capolinea. Al capolinea è arrivata la formula attuale. Continuare così significherebbe lasciare che la storia diventi lentamente soltanto leggenda. Il cinquantesimo rally del 2027 deve invece essere l’anno zero di una nuova Targa Florio.

Da oggi una nuova campagna: la Targa torni a correre

Sicilia Motori, insieme agli appassionati e ai cultori della Targa Florio, ha già promosso in passato vere e proprie battaglie in difesa della corsa, della sua storia e di tutto ciò che le ruota intorno. Se Floriopoli è rimasta patrimonio pubblico e presto tornerà finalmente a essere fruibile, non soltanto come monumento da contemplare ma come luogo vivo, aperto e capace di ospitare attività, è anche il risultato di una nostra lunga e durissima mobilitazione. Una “guerra” giornalistica e culturale, che abbiamo vinto.

Non riuscimmo invece a impedire che il marchio Targa Florio passasse dall’Automobile Club Palermo all’ACI nazionale. Avremmo preferito che diventasse patrimonio della Regione Siciliana e, quindi, simbolicamente di tutti i siciliani. La politica e il governo regionale di allora non seppero, o non vollero, costruire le condizioni perché questo avvenisse. Ce ne siamo fatti una ragione.

Oggi, del resto, ACI può rappresentare il proprietario capace di garantire alla Targa Florio solidità, continuità e un futuro. Ma soltanto a condizione che venga imboccata la direzione giusta, che si superi la gestione ordinaria e che intorno alla competizione venga costruito un progetto adeguato alla sua storia.

Da oggi Sicilia Motori apre ufficialmente una nuova campagna: perché la Targa Florio Rally non debba soltanto sopravvivere, ma possa tornare a crescere, coinvolgere, emozionare e rappresentare la Sicilia nel mondo. Non chiediamo di vivere di nostalgia. Chiediamo all’ACI di costruire il futuro della Targa.

© Riproduzione Riservata
Partecipa al dibattito: commenta questo articolo