Quattro edizioni della gara più antica dal mondo di disputarono alla Favorita. Dal ’37 al ’40 lungo il circuito ricavato all’interno del parco cittadino. La soluzione venne avversata dai puristi e dalla stampa. Il format, invece, assicurò la continuità e il rilancio della creatura di Don Vincenzo.

da Sicilia Motori n°11 (322) – Novembre 2012

di Roberto Pirera (Otrebor)

targa florio favorita palermoIl corso degli eventi che hanno caratterizzato la Targa Florio, è certamente singolare e passa attraverso la storia e l’avvicendamento dei suoi diversi tracciati, tortuosi, ricchi di curve. Capaci di rendere maschere irriconoscibili i volti dei piloti e le auto che vi prendevano parte.

Nata dalla fulgida idea di Vincenzo Florio, la competizione mosse i suoi primi passi sulle strade polverose delle Madonie, noto come Circuito delle Madonie. Successivamente fu aggregata ad un percorso, il Giro di Sicilia, che si snodava lungo le strade siciliane toccando tutti i maggiori centri e località dell’isola.

Vide successivamente la sua crescita con il “Piccolo Circuito delle Madonie”. Modificato definitivamente nel “Nuovo Piccolo Circuito delle Madonie”, Sul quale fu disputata sino al 1936, riprendendo dal 1951 sul tradizionale tracciato. Oltre a questi circuiti, la corsa vedrà il suo svolgimento dal 1937 al 1940 su un cittadino ricavato all’interno del Parco della Favorita.

La crisi R.A.C.I.

Dal 1934 e sino allo scoppio della seconda guerra mondiale, la Targa Florio, così come altre manifestazioni automobilistiche,  anche a seguito di alterne vicende, dovette affrontare enormi difficoltà. Scadendo di tono e assumendo più un carattere simbolico e di sintesi di tutta un’epoca, l’epoca d’oro e pionieristica dell’automobilismo compresa tra i primi del novecento e fra le due guerre mondiali.

Nel quale Vincenzo Florio, con la sua visione lungimirante e il suo coraggio, con la sua intraprendenza e in particolare il suo mecenatismo, fu uno dei principali esponenti.

A seguito della crisi del massimo organo automobilistico, il R.A.C.I. (Reale Automobile Club d’Italia), l’allora Presidente, Giuseppe Federici d’Abriola, dava le dimissioni e veniva nominato al suo posto Pietro Parisio. il motivo? La visione dell’automobilismo sportivo non collimava con quella del regime,

Insieme a Giuseppe Federici d’Abriola si dimisero anche i quattro vice-Presidenti, tra cui Vincenzo Florio

targa florio favorita palermo1933 – Florio esce di scena

Il contraccolpo non si fece attendere. Infatti, proprio nel 1933, l’automobilismo sportivo palermitano veniva scosso profondamente. Vincenzo Florio, ideatore della manifestazione siciliana, creatore di quella imponente macchina organizzativa rivolta al puntuale svolgimento della sua corsa, venne messo in “pensione”.

La Targa Florio, per gli anni a seguire tra il 1933 e il 1940, a causa della “momentanea” uscita di scena di Vincenzo Florio, vedrà adoperarsi, nel tentativo di rispettare almeno la tradizione e la funzione caratteristica della corsa.  “Nuovi  organizzatori”, componenti del locale R.A.C.I., che si sostituirono alla nobile figura di Vincenzo Florio.

Da quel dì, la corsa dovette scontrarsi con difficoltà d’ordine economico e con problemi di carattere tecnico connessi alla partecipazione delle case automobilistiche e dei concorrenti. Interessati a partecipare a corse che, pur meno titolate rispetto alla Targa, erano dotate di ricchi montepremi e della possibilità di ulteriori vantaggi economici ottenibili dagli ingaggi.

Altro elemento che influenzò la regolarità dello svolgimento della Targa Florio fu quello della concomitanza con altre competizioni. Inserita spesso in calendario dagli organi sportivi tra gli svariati Gran Premi (Monaco, Tripoli, Tunisi) e le corse (Coppa d’Oro del Littorio) che obbligavano piloti, case automobilistiche e scuderie a disertare la gara siciliana per mancanza di tempo necessario per preparare le vetture. Una situazione competizione che provocava l’assenza di partecipanti.

Gli “Organizzatori”, a seguito di queste vicende, si resero conto della necessità di riqualificare la competizione ed il suo prestigioso nome. Per cui si prospettò loro l’obbligo di compiere una scelta decisiva per la vita stessa della competizione: “o rinnovarsi o perire”. Fu privilegiata la scelta del rinnovamento. E anche se era difficile separare il connubio Targa Florio – Vincenzo Florio – Madonie, la corsa venne trasferita in altra sede, su un circuito meno impegnativo. Più “calmo”  e dalla limitata carica di responsabilità

targa florio favorita palermoIl trasloco del percorso

Così, dalle tortuose strade dell’altipiano delle Madonie, la Targa venne trasferita dal 1937 al 1940 a Palermo. Su tracciati che percorrevano i viali all’interno del Parco della Favorita e il campo R.A.C.I. (l’attuale Ippodromo).

I cronisti e la stampa non accettarono di buon grado la scelta del trasferimento presa degli organizzatori, definendola inutile e inconcludenti. Di contro, però, tale decisione avrebbe consentito agli appassionati spettatori di essere più vicini e vivere con maggiore partecipazione la corsa.

In aiuto agli Organizzatori e alla “Nuova Targa” venne quella che era la concezione e l’indirizzo dell’automobilismo sportivo di quegli anni. Cioè quello di organizzare corse su strade cittadine, su piccoli circuiti ricavati nel cuore delle città, tra i viali dei parchi ombrosi. Dotati di un limitato numero di curve e che per un giorno avrebbero ospitato il clamore dei motori alla riposante serenità del quotidiano.

Da alcuni anni ormai si favoriva la velocità alla resistenza del mezzo meccanico, da un capo all’altro della penisola era tutto un rombare di motori. I larghi viali di Milano, di Torino, di Napoli, di Genova, di Firenze ed altre località si trasformavano per accogliere le grandi battaglie motoristiche per un giorno. In questa fase di rinnovamento, che trasferì la corsa dalle Madonie al “Circuito Favorita”, la novità fu sulla scelta del mezzo meccanico. Essa era strettamente collegata alla scelta di disputare la corsa all’interno di un circuito.

Tali vetture rientravano nella categoria riservata alle auto di cilindrata fino a 1500 cmc. Le cosiddette “Vetturette”. Vetture monoposto con carrozzeria strettamente ridotta  al minimo, senza parafanghi e senza tutto ciò che necessita per circo lare su strade libere

La scelta del tracciato

Deciso lo spostamento e dopo l’aver vagliato varie ipotesi sul nuovo tracciato, fu individuato dagli Organizzatori il luogo dove effettuare la corsa. A quel punto si presentò loro la necessità di intervenire strutturalmente, realizzando nuove strade e apportando modifiche a quelle esistenti.

Al fine di rendere più sicuri e più idonei i circuiti ricavati ai piedi del Montepellegrino. La scelta cadde quindi su alcuni viali ubicati in parte dentro il verde e tranquillo Parco della Favorita e in parte fuori. Essi, raccordati opportunamente con una serie di curve, avrebbe consentito il collegamento con il Campo Raci (l’attuale Ippodromo “La Motta”).

Il dominio della Maserati

La casa del tridente, la Maserati, che si aggiudicherà le quattro edizioni della Targa dal 1937 al 1940m aveva indirizzato la sua produzione proprio sulla tipologia di vetture idonee ai “cittadini”. Tralasciando in parte quella più impegnativa delle auto da G. P.

La prima edizione della nuova serie (28° edizione nel’37), abbinata alla Coppa dedicata al “Principe di Napoli” (titolo nobiliare del quale era appena stato insignito, dal nonno, il neonato Vittorio Emanuele di Savoia prossimo Re d’Italia), fu disputata davanti una numerosa folla di appassionati sportivi. Fi appannaggio del modenese Francesco Severi al volante di una Maserati 6CM-1500. Il tracciato misurava 5.260 metri.

Al secondo e terzo posto, rispettivamente Giovanni Lurani ed Ettore Bianco. Pure loro su Maserati. Nella successiva edizione del ’38, venne allungato il circuito (5.720 metri), mentre i giri da compiere dai piloti vennero ridotti a 30. La corsa fu vinta dal napoletano Giovanni Rocco (Maserati 6CM-1500) ed alle sue spalle si piazzeranno Ralph e Villoresi. Nelle edizioni del 1939 e del 1940,  i concorrenti avrebbero compiuto 40 giri del circuito per un totale di 228 Km.

Lo stop per la guerra

La Targa bronzea messa in palio come da tradizione, andarono entrambe a Luigi Villoresi (Maserati 6CM-1500). Dietro di lui si piazzarono Piero Taruffi e Nando Barbieri nel ’39, mentre nel ’40 le piazze d’onore furono occupate da Franco Cortese e Giovanni Rocco; pure loro al volante della Maserati 4CL-1500. C’erano già però i tuoni di guerra che si avvicinavano E pochi giorni dopo la disputa dell’ultima edizione della “Targa Florio” alla “Favorita”, l’Italia entrerà in guerra.

Si riparlerà di Targa Florio nel 1949, sotto la forma di Giro di Sicilia. Riprendendo la sua storia nel 1951 sui luoghi in cui nacque e dove ancora oggi si svolge sotto la formula rallistica. Anche la formula “Favorita” fu criticata, seppur nobilitate dalla presenza di nomi quali Villoresi, Taruffi, Ascari, Bianco, Cortese, non è corretto additare le quattro edizioni corse alla Favorita come delle Targhe ” non vere “.

Bisogna piuttosto dire che è anche grazie a queste quattro particolari edizioni che gli  appassionati di Targa, palermitani e madoniti, ma siciliani in genere, possiamo oggi fregiarci di avere dato i natali. Grazie all’intuizione del suo ideatore Vincenzo Florio e con continuità alterna (a causa delle guerre) la corsa più antica del mondo. La quale si avvicina a grandi passi, dopo il “centenario” del 2006, all’edizione n.100 che giungerà nell’ormai prossimo 2016. E che per essere adeguatamente celebrata non potrà prescindere dal rievocare anche gli anni in cui il Parco della Favorita si trasformò in un autodromo.