Nino Vaccarella, il Preside Volante: la sua vita come un film

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Vaccarella e le sue imprese sportive: anche sul grande schermo

C’è un film del 1966 che è diventato un cult, anzi un’icona dell’Automobilismo di un’epoca. Si tratta di Grand Prix diretto da John Frankenheimer che, allora, strabiliò il pubblico perché girato con l’uso di cineprese on-board. Con ripetute tecniche di montaggio picture in picture assolutamente all’avanguardia.

Oggi è ricercatissimo dagli amanti della storia sportiva perché fa rivivere contesti e atmosfere dei circuiti di mezzo secolo addietro. Quando la Formula Uno era un altro sport. Tra i personaggi di quel film salta alla memoria un certo Nino Barlini (di libera fantasia) interpretato da Antonio Sabato, attore siciliano di Montelepre, oggi statunitense. Destinato a diventare uno dei re degli spaghetti western Made in Italy.

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Nino Vaccarella

Chi era Nino Barlini? Ce lo dice la sceneggiatura del film. Un giovane pilota siciliano arrivato in Formula Uno grazie alle sue imprese in Targa Florio. Siamo nel 1966. Quel pilota, nella vita reale e nella ideale trasposizione dell’autore dell’opera, non poteva essere che Nino Vaccarella. Che proprio l’anno prima aveva trionfato sulle Madonie. Immediatamente, quindi, era diventato emblema di un certo modo di correre fatto d’impegno, classe, coraggio, affidabilità e riservatezza. E tanto sacrificio.

Era un’intera isola ad essere rappresentata da quel professore dell’Istituto Oriani di Palermo destinato diventare noto al mondo come il Preside Volante. Veniva rappresentata sulla ribalta internazionale la sua parte migliore, capace di interpretare, a suon di vittorie ovunque, uno sport che catalizzava ammirazione.  Faceva, a sua volta, scuola tra i giovani sportivi isolani.

Quando Nino Vaccarella tornerà a vincere nel 1971 la Targa Florio, a chiusura di stagione ben cinque piloti siciliani si collocheranno in testa alle classifiche nazionali Aci-Csai di varie categorie di velocità. Oggi, iconografia a parte, Ninni Vaccarella, un sopravvissuto alla schiera di campioni e di compagni che, domenica dopo domenica, si immolavano nei circuiti di mezzo mondo. Dove la sicurezza odierna era solo un miraggio. Assume il valore di testimone di un’era lontana, densa di valori sportivi e tecnici oggi scomparsi.

E se per segnare nella memoria le imprese di quel periodo ci voleva un film d’impatto mondiale. Oggi basterebbe dar la parola a Ninni Vaccarella, a 87 anni, per far rivivere le sue emozioni di un tempo, rimaste intatte.

Per sentire ancora i brividi di adrenalina provati ogni volta che copriva, a 350 km/h, la retta di Hunaudieres per poi alzare il piede. Imboccando la tagliola di Mulsanne, il più tardi possibile. Regalando la pelle d’oca a chi, come lui, ha amato e ama questo sport.

di Salvatore Requirez