Alcamo – Monte Bonifato: solo 13 edizioni, guarda caso

Tratto da Sicilia Motori n°7 (284) – Luglio 2008

di Franco Cammerasana

La corsa trapanese nasce nel 1962 ed interrompe momentaneamente il suo ciclo dal 1971. Riprende dopo una sosta di sette anni, ma passa definitivamente alla storia dopo l’edizione del 1984 e chiedete ad un alcamese che cosa gli manca oltre all’acqua. Prezioso liquido che una volta la settimana si affaccia fievolmente dai rubinetti di questa città di 50 mila abitanti. V risponderà subito: “Ii cursi”.

Il riferimento e a due gare entrate col tempo nella tradizione e nel cuore degli alcamesi. Quella dei “cavalli a quattro zampe”, che si correva fino a qualche anno fa lungo il centrale Corso VI Aprile nei giorni precedenti il 21 giugno, festa della patrona, la Madonna dei Miracoli. E quella dei “cavalli a quattro ruote”, ovvero la “Monte Bonifato“, una delle classiche cronoscalate siciliane. Passata purtroppo alla storia dopo l’edizione dell’84.

“Alcamo – Monte Bonifato”, un’idea dal Giro di Sicilia

La Monte Bonifato è figlia, per certi versi, del Giro di Sicilia che nei primi anni ’60, atteso da una folla immensa, saliva verso l’una di notte ad Alcamo attraversandone il corso principale. Un lungo rettilineo sul quale piloti leggendari come Piero Taruffi, Vittorio Marzotto, Tazio Nuvolari e Gigi Villoresi davano gas ai bolidi di allora, facendo ribollire il sangue di tanti giovani alcamesi. I quali, con i patemi della guerra ormai alle spalle, stavano vivendo gli anni del risveglio economico, dove l’auto era simbolo di progresso e di riscatto sociale.

E fu così che lo spirito di emulazione e la crescente passione per l’automobilismo fecero germogliare l’idea di creare ad Alcamo una gara di velocità, dove dare sfogo alla crescente voglia di correre.

Il percorso

C’era già bello e pronto un percorso appena asfaltato, irto di tornanti, che da viale Europa saliva fin quasi sulla vetta di Monte Bonifato. Dove giovani meccanici e loro amici si inerpicavano per provare l’ebbrezza della velocità, su vetture di serie da loro stessi elaborate per moltiplicarne la potenza.

Alcuni avevano anche iniziato a gareggiare nelle cronoscalate che nel frattempo erano sorte in Sicilia. Su iniziativa dell’ avvocato Rina Soresi, di Gaetano Stellino ed altri, nacque così l’A.S. Montebonifati. Di cui Soresi fu il primo Presidente ma anche il Direttore Sportivo di quella cronoscalata che vide la luce il 6 ottobre del ’63, vinta dal bagherese Nino Todaro (Maserati 2000) davanti al cosentino Domenico Scola (Abarth Simca).

La prima edizione della “Alcamo – Monte Bonifato”

Il tempo impiegato dal vincitore per percorrere i 4.400 metri del tracciato fu di 2’57” 2. Ma già in quella occasione alcuni piloti alcamesi come Franco Cassara, Francesco Riggi, Mimmo Cutino, Giuseppe Bonomo e Nino Catalano dimostrarono nelle categorie inferiori che alle falde di quel monte era nata una scuola di piloti e meccanici bravi. Potevano competere ad armi pari con chi veniva da fuori e che cominciavano ad ottenere risultati di prestigio in altre gare isolane e oltre lo Stretto.

Quella prima edizione ebbe un successo enorme, con una gran folla di curiosi assiepatasi sin dalla prima mattina lungo i tornanti, ma anche nel viale Europa, dove le vetture erano schierate prima di partire dalla Via SS. Salvatore. E nel parco chiuso creato poco dopo il traguardo, nello spiazzo antistante il ristorante “La Funtanazza”.

Gli anni ’70

Sulla scia di quel successo la Monte Bonifato continua a celebrarsi con puntualità (tranne nel ’69) negli anni, fino all’edizione del 1970, quando per mancanza di fondi subì una pausa di sette anni: “Il contributo che ci dava il Comune era esiguo e così, per organizzare la gara, ci tassavamo tra noi meccanici e piloti. Facevamo il giro di amici e delle aziende locali per raccogliere soldi”.

“Ma le spese e i vincoli imposti per varare la manifestazione aumentavano di anno in anno e fu così che dopa l’edizione del 1969 fummo costretti a fermarci. Provvidenziale però fu dopo alcuni anni l’intervento della Banca di Credito Cooperativo “Don Rizzo” di Alcamo che finanzio la cronoscalata.  E così nel 1977 abbiamo ripreso, anche se a singhiozzo, con la Monte Bonifato che prese il nome di Trofeo “Cassa Don Rizzo”.

Nel frattempo, pero, la via SS. Salvatore, dove prima era la partenza, era divenuto centro abitato per cui fummo costretti a spostare di 350 metri più avanti il punto di inizio della gara, accorciando ovviamente il percorso”.

Un pezzo di storia siciliana

A raccontarci questo pezzo di storia della cronoscalata alcamese e Lorenzo Di Cristina, per tutti solo Renzo, 72 anni, memoria storica dello sport automobilistico di questa città. Per 12 anni presidente dell’A.S. Montebonifato, succeduto nella carica al cognato Rina Soresi.

Meccanico ormai in pensione, lo troviamo nella sua officina di Piano S. Maria dove gestisce per conto dell’ACI il servizio di soccorso stradale di quella zona. Un locale molto grande pieno di auto e moto d’epoca, con agli angoli cataste di motori e pezzi di ricambio di vecchie vetture che farebbero felici appassionati e rivenditori.

La Scuderia del Castello

Renzo Di Cristina lo si trova nel suo “regno” a qualsiasi ora del giorno, ma non con le mani in mano. Ad Alcamo, adesso che la Monte Bonifato non c’e più, gli appassionati di auto storiche hanno fondato la “Scuderia del Castello”, Presieduta dal farmacista Giuseppe Fazio e che conta un centinaio di soci, tra cui lo stesso Di Cristina.

Nella sua officina, così, giungono vecchie auto da rimettere in sesto o da elaborare e il buon Renzo passa il tempo a ridare vita a quelle vetture, talvolta costruendo ex­ novo introvabili pezzi di ricambio. “Questa l’ho appena ultimata” ci dice orgoglioso indicando una Fiat 600 Abarth che ha elaborato elevando­ ne la potenza a 70 cavalli.

Mostrarla, pero, non gli basta. Si siede al volante e gira la chiave di accensione. Un rombo assordante quanta gradevole invade I’ officina quando Renzo pigia sull’acceleratore. Mentre preme il piede su quella leva ci guarda soddisfatto, scorgiamo che ha gli occhi lucidi. In un’officina meccanica Renzo di Cristina è entrato ad appena 7 anni e da allora in pratica non vi e più uscito.

Il racconto di Lorenzo di Cristina

Col tempo cominciò a elaborare ed a mettere a punto vetture da corsa, prima le Fiat 500 e poi soprattutto le Lancia Fulvia e le Alfa Romeo GT. Ee fu il meccanico di fiducia di diversi piloti locali come Giuseppe Bonomo, che lo voleva con se ad ogni gara, Nino Catalano, Peppe Fortunato e Salvatore Pirrello.

Per 18 anni lavorò nell’officina di Pietro Parisi, suo cognato, prima di mettersi in proprio. Con lui come carrozziere lavorava Franco Alesi, il papa di Jean. Voleva che emigrasse anch’egli in Francia, ma Renzo, unico figlio maschio della famiglia, resistette alla tentazione, rimanendo ad Alcamo ed intrecciando la sua vita con la Monte Bonifato.

Per un certo periodo si tolse anche la soddisfazione di partecipare alle gare. Poiché a casa non volevano, correva sotto lo pseudonimo di “Seghinof”, impostogli dall’amico Bonomo, a bordo di una Fiat 700 monoalbero.

Organizzare la Monte Bonifato – racconta ­ ci costava soldi e fatica ma la nostra gratificazione era vedere tanta gente coinvolta, tanto pubblico, i volti soddisfatti dei piloti per l’ospitalità che riservavamo a quelli che venivano da fuori, i bellissimi premi che riuscivamo a mettere in palio.

La gara era diventata un appuntamento al quale non si poteva mancare, anche quando la data coincideva con quella di altre cronoscalate. Poi, con l’edizione del 24 giugno 1984, fummo costretti a scrivere la parola fine. Il rumore dei motori, a detta degli ambientalisti, disturbava gli uccelli della riserva del Monte Bonifato, i proprietari delle ville lungo il percorso ci accusavano di sequestro di persona, la Prefettura ci chiedeva misure di sicurezza impossibili. A malincuore, pertanto, abbiamo passato la nostra cronoscalata alla storia”.

Una storia lunga 13 anni

Lorenzo Di Cristina è una miniera di aneddoti e di nomi, alcamesi e non, legati alla Monte Bonifato. Per 13 volte, dal 1963 al 1984, questa cronoscalata ha coinvolto, ha appassionato, ha contagiato, ha riservato gioie e delusioni. E rimasta comunque nel cuore di quanti hanno avuto la fortuna di viverla, da protagonisti o da semplici spettatori.