ZAMBUTO Salvatore, bentornato “Totò”

salvatore zambuto

Tratto da Sicilia Motori –  Anno XXVIII n° 11 (349) – Novembre 2012

di Piero Libro

Salvatore Zambuto (detto Totò) è nato ad Agrigento il 28 febbraio 1956. Ha iniziato col motocross (abbandonato dopo un incidente) per poi passare al karting nei primi anni ’70. Nel ’78 debuttò nei rally: prima come navigatore (Targa Florio a fianco di Tropia nel Trofeo Al 112), poi come pilota (22° al “Conca d’Oro” su Fiat 124 Abarth).

In Sicilia ha disputato circa 50 rally, concludendone 33 e vincendone sei: Conca d’Oro (Audi 80 Quattro), e Giganti (Porsche 911) nel 1983; Primavera ’85 (Alfetta Gtv); Templi ’86 (037) e ‘87 (Delta). Arance di Ribera ’90 (Bmw M3). Nel 1981 ha vinto il Trofeo Talbot Sunbeam di zona ed il Campionato Siciliano Gruppo 2.

L’anno successivo si è aggiudicato il titolo gruppo B del TRN e nel 1984 è stato Campione di gruppo A nella Coppa Italia di Zona. Fra i siciliani vanta il maggior numero di vittorie in prove speciali nei rally su sterrato (26). Vent’anni dopo zambuto ritrova Agrigento e la voglia di rimettersi in gioco, anche con tuta e casco se ci fosse un legenda siciliano.

salvatore zambuto
La Kadett utilizzata nel 1983

Salvatore Zambuto è stato fra gli anni ’70 ed ’80 uno dei rallisti “tosti” siciliani, che insieme ad altri blasonati colleghi ha segnato un’epoca. Ha ottenuto sei vittorie assolute (su cinque auto diverse), e si e fatto conoscere anche a livello nazionale, pure conquistando titoli importanti.

L’anno per il quale Salvatore Zambuto è maggiormente ricordato è il 1981, quando si aggiudico il “Trofeo Talbot Sunbeam”, monomarca nazionale all’interno delle prove del Campionato Italiano, e quindi a confronto con tanti big. La guida spettacolare da una parte, e la sua semplicità lo fanno entrare nel cuore dei siciliani.

Nel 1982 un’altra affermazione in campo nazionale: le buone prestazione nella “zona” Siciliana (6° in quei tempi) della “Coppa Italia” gli danno il diritto a disputare le tre finali del Trofeo Rally Nazionali (che ai tempi richiama­ va centinaia di partecipanti), e Toto fa suo il titolo delle vetture Gruppo B con una Porsche.

E questo il primo titolo italiano conquistato da un rallista siciliano. Nel 1983 ottiene buoni risultati con la Kadett Gte gruppo A, e per la stagione successiva Opel Italia, attraverso la “Chieri Corse” gli affida una Manta Gte Gruppo A. Sulla sua strada pero incontra la Ferrari 308 di “Bronson“, e nulla può il pilota agrigentino. Altra stagione da ricordare quella del 1986: con la Lancia Rally 037 della Turbomark disputa il Trofeo Centro­Sud.

La carriera proseguirà, con altre soddisfazioni, fino al 1992. Poi un incidente sul lavoro (resta sotto il suo stesso auto­articolato), lo costringe ad una lunga convalescenza.

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Al volante della Lancia 037, con la quale si classificò 2° a “Casciana Terme” (1986)

Dopo 20 anni sei tornato nella tua natia Agrigento. Cosa farai adesso?

“Mi rimetto semplicemente in gioco a testa alta e con dignità, affrontando a 56 anni una nuova avventura Grazie agli amici Michele Buggea e Nicola Vasile, che mi hanno coinvolto nella “Motonautica Historic Class” che si occuperà di revisione di mezzi marittimi, ho preparato le basi per il ritorno dopo un forzato esilio in Liguria. Per un ventennio ho duramente lavorato risollevandomi da una crisi economica scaturita dal mio grave incidente sul lavoro del 1992 e sognando ogni giorno di pater tornare nuovamente nella mia terra”.

Da cosa ti è venuta la passione per i motori prima sfogata col cross e poi col karting?

Certe case non vengono, ma le si hanno nel sangue:dovevo semmai trovare la mia dimensione giusta dentro il motorsport.  Ho cominciato come un po tutti col cross e poi i kart, ma erano i rally la mia passione, il mio sfogo, l’evasione alla routine della quotidianità;ed al tempo stesso sono diventati anche una sfida prima di tutto con me stesso, una prova di forza, di capacità e caparbietà anche”.

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Vaccarella lo premia quale Campione Siciliano del Gruppo B (1982)

La vittoria più bella di Salvatore Zambuto?

E sempre quella che deve arrivare, data che ancora non ho annunciato il mio ritiro … ma ricorderò sempre la prima, al “Conca d’Oro” nel 1983 ed anche il “Primavera” del 1985.  In entrambi i casi ho centrato il successo con un mezzo inferiore alla concorrenza e con in gara i migliori driver di quel periodo. Gare costruite con passione e sacrifici“.

La tua gara non vinta più bella e perché?

Ho sfiorato diverse vittorie conquistando vari podi e a volte ritirandomi mentre era al comando, una incompiuta resta la Targa Florio, la più amata e ambita; è rimasta quella dove ho raccolto negli anni solo piazzamenti minori“.

La vettura che hai guidato che più ti ha soddisfatto e quella che non hai potuto, ma avresti voluto, guidare

Ho guidato diverse vetture negli anni, ho avuto belle sensazioni con le Opel e Bmw; come tanti altri mi e mancata la regina dei rally, cioè la Stratos. Oggi sarei curioso di testare le capacità di una Super 2000“.

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La Fiat 124 Abarth del debutto da pilota al Conca d’Oro del 1978

Quali sono i piloti che più ti hanno dato filo da torcere?

Nessuno. Ero io a dare filo da torcere a tutti! Una volta ci fu chi mi definì come il suo problema principale di ogni rally. Scherzi a parte, non sempre avevo il mezzo più competitivo e quindi dovevo spingere sull’acceleratore per colmare il gap di potenza e se spesso avevo incidenti e poi mi definivano irruento nella guida, era perché se volevo ottenere il risultato pilotavo sempre al limite.

Con Savioli ho ingaggiato un gran duello a meta anni Ottanta ai tempi delle Opel in gruppo A creando un grande spettacolo tutt’oggi ricordato; mentre nello stesso periodo se non c’era “Bronson” e la sua Ferrari, probabilmente avrei ottenuto qualche successo in più: in ogni caso sono state sempre lotte piene di sportività“.

E quelli di oggi, piloti siciliani, contro cui vorresti batteri?

Opterei per Salvatore Riolo; è un pilota completo, eclettico e sarebbe un onore; ammiro il fatto che riesce a correre frequentemente e con qualsiasi mezzo, risultando costantemente vincente”.

Zambuto in sella alla moto da cross

Salvatore Zambuto ha qualche rimpianto?

“Il rimpianto più grande è sicuramente quello di aver toccata con mano propria il professionismo ed essere ritornato poi a gareggiare saltuariamente sempre cercando lo sponsor amico che permettesse di fare qualche gara in più.  Questa anche perché di fondo non c’e mai stata la voglia di allontanarsi in pianta stabile dalla Sicilia, anche se poi paradossalmente l’ho dovuto fare per necessità e non per piacere“.

La stagione che ricordi con più piacere è quella che vorresti archiviare

La stagione migliore è quella della Vittoria nel Trofeo Talbot nel 1981, che mi ha permesso di accumulare grande esperienza a livello nazionale e soprattutto di essere conosciuto ed apprezzato non solo nelle qualità della persona ma anche dal punto di vista delle capacita al volante. La peggiore? Quelle mai disputate“.

Perché hai avuto sempre navigatori diversi?

A parte una certa costanza con Bruno Migliore ed Antonio Piparo in effetti ho corso con diversi navigatori e navigatrici, sicuramente perche avevo un buon rapporto con tutti sia dentro che fuori l’abitacolo e ciò mi ha portato a condividere la passione coinvolgendo direttamente varie persone“.

La Talbot (1981) su tre ruote alla “12 ore”

Hai vinto solo sei rally, ma sei tra i piloti siciliani che non si possono dimenticare; secondo te perche?

Se tutt’oggi sono ancora ricordato e perché penso di aver dato il mio piccolo contributo di spettacolo al popolo delle speciali; mi chiamavano “il finlandese Zambuto­nen” perché andavo sempre al limite e di traverso e con la voglia di arrendersi mai! Lottavo sempre allo spasimo e oltretutto credo di aver lasciato anche una buona impressione come persona anche fuori dall’abitacolo“.

I rally di oggi?

Sono diventati purtroppo lontani parenti di quelli di un tempo. Sono gare sprint tirate dove il mezzo meccanico conta più della bravura del pilota, prima c’era più spazio per l’improvvisazione e le capacità del guidatore.

Adesso conta di più l’elettronica che non le doti personali, prima c’era sicuramente più agonismo e latte ma molta più amicizia, cosa che adesso vedo sempre meno. Sicuramente c’e di buono che si sono fatti passi avanti notevoli sotto il punto di vista della sicurezza. Rally di ieri o rally di oggi?

Un rally di oggi con le idee di ieri: una gara che metta a dura prova uomini e mezzi, meta su asfalto e meta sterrata, un Rally Legend alla siciliana, e magari “Zambuto­nen” rimette casco e tuta… “.

Chissà che proprio da questa idea, raccolta da qualche organizzatore coraggioso, non possa derivarne l’occasione per rivedere in azione lui e gli altri.