AC Palermo resta pure debitore di 1,9 mln

La Targa Florio, la corsa più antica del mondo fondata nel 1906 da Vincenzo Florio, sta per passare a titolo definitivo all’Automobile Club Italia al prezzo di 4,3 milioni di euro. Importo peraltro pari a due terzi della stima di 6,5 milioni elaborata dalla società PricewaterhouseCoopers stavolta su incarico del venditore: l’Automobile Club Palermo. Attuale proprietario da quando Vincenzo Florio dovette farsi da parte, e che oltretutto resterà comunque con un debito residuo di 1,9 milioni nei confronti dell’ACI che complessivamente vanta un credito di 6,2 miiioni maturato nel corso dei precedenti decenni di gestione. Evidentemente non sana dell’AC Provinciale. E che neppure viene sanata del tutto!

Sul sito internet dell’Automobile Club d’Italia nella sezione amministrazione trasparente è riportata integralmente la “deliberazione del Comitato Esecutivo nella riunione del 23 aprile 2020“. In essa viene specificato che in base alla deliberazione del 20 settembre 2017 (e Sicilia Motori a suo tempo aveva reso nota la trattativa, che goffamente il Presidente dell’AC Palermo Angelo Pizzuto aveva inizialmente tentato di smentire, ma smentito  invece lui stesso dal Presidente dell’ACI),  con la quale veniva dato “mandato al Presidente dell’ACI per verificare la sussistenza delle condizioni per l’eventuale acquisizione del marchio Targa Florio“.

Sono state succesivamente affidate due perizie. La prima da ACI  alla società Trevor (non si è mai conosciuto il valore attribuito alla Targa ma i rumors erano di poche centinaia di migliaia di euro), la seconda – si  apprende adesso dalla delibera dell’ACI-  alla PricewaterhouseCoopers (PwC) da parte dell’AC Palermo. Ente che inizialmente, sempre per bocca del suo presidente,  spiegava di avere rinunciato a chiedere una stima “perché non disponeva dei mezzi economici per pagare la perizia“. Adesso i soldi sono stati trovati…

La stima effettuata dalla multinazionale di consulenza, che ha propri uffici pure a Palermo,  ha convinto l’acquirente. Che così scrive nella deliberazione: “preso atto che nella richiamata riunione del 1° aprile 2020 il Comitato Esecutivo, ritenuta la stima del marchio effettuata dalla Società Price Waterhouse Coopers maggiormente aderente all’effettivo valore dello stesso e considerati i significativi investimenti effettuati dall’ACI negli ultimi anni per l’organizzazione ed il rilancio della competizione sportiva, ha conferito mandato al Presidente per verificare l’esistenza dei presupposti per pervenire ad un accordo con il Sodalizio per l’acquisizione del marchio medesimo ad un prezzo orientativo pari ai due terzi del valore indicato nella citata perizia di stima“.

Insomma nonostante lo “sconto” (ma perché?) neppure viene azzerato il debito dell’AC Palermo nei confronti della “casa madre”  e anzi il sodalizio di Via delle Alpi, deve pure impegnarsi a pagare la differenza di 1,9 milioni entro 25 anni (sic!), quindi con altrettante rate da 76.000 euro l’anno (arrisic!). Un vero affare!

Naturalmente questa è una “conditio sine qua non” perché viceversa la compravendita non si può effettuare. Si legge sempre nel documento… Del resto per ACI “l’operazione, in considerazione dell’elevato valore storico e culturale del marchio Targa Florio e delle prospettive di crescita della competizione sportiva, consentirebbe all’ACI di consolidare ulteriormente le proprie posizioni nell’ambito statutariamente presidiato dello sport automobilistico e di recuperare nel contempo gran parte del credito vantato nei confronti dell’AC di Palermo; considerato che la stessa operazione può concorrere favorevolmente, nel quadro del vincolo federativo esistente con l’ACI, al progressivo riequilibrio della gestione dell’Automobile Club e al mantenimento di un efficace presidio sul territorio di riferimento...”

A prima lettura sembrerebbe evidente vi sia una posizione dominante e perfino un patto leonino di ACI nei confronti di AC Palermo. Ma non è tutto. Perché ACI condiziona la definizione dell’affare anche “all’esigenza che l’Automobile Club di Palermo proceda quanto prima alla definizione di un piano di rilancio delle proprie attività istituzionali, allo scopo di giungere, in concomitanza con detta operazione, allo stabile riequilibrio della propria gestione“.  Sin qui dunque non adeguata.

Forse anche in questo quadro nel recente Consiglio Generale dell’ACI, la sede di Palermo è stata di nuovo elevata al rango di sede dirigenziale ai danni del retrocesso AC Frosinone… (ci siamo ripresi ciò che il Calcio ci aveva tolto ndr) , e quindi a breve arriverà un nuovo Dirigente forse scelto fra i dieci appena vincitori dell’apposito concorso.

Il Presidente dell’ACI, Angelo Sticchi Damiani, ha pertanto ricevuto mandato, ormai lo scorso 24 aprile in pieno periodo di lockdown mentre tutti eravamo occupati e preoccupati per ben altro, per procedere nella formalizzazione nei confronti dell’Automobile Club di Palermo, di avvalersi del supporto legale dell’Avvocatura dell’Ente, e di formulare una proposta di acquisto del marchio “Targa Florio” all’AC Palermo. Che, ci auguriamo, a sua volta verrà assistito legalmente da uno staff adeguato all’importanza dell’affare e che, come minimo, punterà ad ottenere per intero la contropartita di almeno due milioni di euro utili ad azzerare il debito, e ritrovarsi 200mila euro in cassa. Per quel che valgono in questo quadro.

Viceversa: perché vendere? Ammesso che ciò sia possibile.

Sin qui la parte burocratica. Al momento sorvoliamo sugli aspetti etici dell’affare, da noi già più volte ampiamente contestati (“i monumenti non si vendono e s’è proprio il caso l’AC cede la Targa Florio alla Regione Siciliana e poi questa l’affitti per 100 anni all’ACI con obblighi precisi circa l’utilizzo dovendone derivare vantaggi per la Sicilia ed i siciliani“), e ci chiediamo cosa stia accadendo e sia accaduto negli ultimi tempi all’Automobile Club Palermo. Si è dimesso il vice-Presidente Giosuè Rizzuto mesi addietro (senza che se ne conoscano le ragioni. Forse era contrario a questa vendita?), ed è stato cooptato Nino Vaccarella. Pare che non sia ancora stato approvato il bilancio consuntivo 2018 (siamo nel 2020), e riferiscono i soci dello stesso AC non risulti alcuna delibera del Consiglio Direttivo che autorizzi il Presidente dell’Ente, Angelo Pizzuto (pronto a passare alla storia come colui che ha venduto la Targa Florio senza neppure essere riuscito a risanare l’Ente) a dare incarico a PWC per la valutazione del marchio, così come per procedere alla vendita. Forse le cose non sono andate proprio così e sarà tutto in regola, ce lo auguriamo, in ogni caso non è morale.

Non è morale e giustificabile, oltre che accettabile, vendere la “Targa Florio”. E’ un atto di straordinaria amministrazione che dovrebbe essere votato dall’Assemblea Generale di tutti i soci dell’AC Palermo e non certo competenza del solo Consiglio Direttivo (mi rifiuto di credere che Vaccarella abbia votato per vendere la “sua” gara all’ACI, e che lo stesso abbia fatto i vice-Presidente dell’Ente e Presidente della Commissione Sportiva Totò Riolo), e men che meno del solo Presidente.

Per quale ragione se PwC ha valutato la Targa Florio 6,5 milioni ACI la vuol pagare solo 4,3 e neppure 6,2 (pari al credito), così almeno azzerando del tutto l’esposizione debitoria dell’AC Palermo. Invece di lasciare fuori ben 1,9 milioni che oltretutto obbligheranno al pagamento per un tempo enorme (sino a 25 anni)!

Comunque la si guardi quest’operazione ed in questi termini è mortificante per la Sicilia, per i siciliani tutti, e non solo per gli appassionati ed i cultori della “Targa Florio”, oltre che pare evidente per l’AC Palermo che sta svendendo il proprio patrimonio a prezzo da saldo e senza neppure risolvere definitivamente il proprio debito. Ma anzi condizionando l’operativa dell’Ente per i prossimi decenni.

ACI fa bene a farsi assistere dall’Avvocatura. Siamo certi che sia per la compravendita del “monumento” ch’è anche proprietà immateriale della Sicilia (legge regionale voluta dall’allora Assessore ai Beni Culturali Gaetano Armao, oggi vice-Presidente della Regione Sicilia), sia per le modalità del contratto in itinere, questa vendita non abbia motivo e ragione per essere concretizzata. Avverrebbe a prezzo di saldo, senza evidenza pubblica, a totale sfavore dei siciliani prima ancora che dell’attuale proprietà, e non si conosce il “piano” di salvaguardia e rilancio. Per esempio: ACI s’impegna (ma in realtà non può) a fare della Targa Florio Rally la prova italiana del Campionato Mondiale Marche in sostituzione della Sardegna? ACI si impegna affinché la Targa Florio (competizione di velocità su strada, oggi rally e non prova di regolarità) resti a svolgersi per sempre sulle strade delle Madonie? ACI si impegna affinché fornitori di beni e servizi necessari per l’organizzazione, siano aziende (che ne abbiano le caratteristiche) con sede e lavoratori in Sicilia? O ACI intende acquistare la corsa su strada più antica del mondo e farne – poi legittimamente – ciò che vorrà?

Cosa ne penseranno il Presidente della Regione Siciliana Nello Musumeci, l’Assessore Regionale al Turismo Manlio Messina e quello ai Beni Culturali Alberto Samonà? Cosa ne penserà il Presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gianfranco Miccichè di questa compravendita ed a queste condizioni? Cosa dicono in proposito il Sindaco di Palermo e Presidente della Città Metropolitana Leoluca Orlando? I Sindaci delle città del comprensorio madonità? E’ giunto il momento di darsi una mossa e farsi spiegare cosa sta succedendo (speriamo non sia ancora accaduto).

Si daranno una mossa adesso ch’è evidente che non era “SIcilia Motori” e segnatamente chi scrive che “si inventava le cose” e “scriveva inesattezze” e via delegittimando anche il Comitato spontaneo che si era formato per difendere la Targa e impedirne la vendita? Personalmente ancora aspetto che il Presidente della Regione risponda alla mia personale lettera aperta del 2017. Ma figurarsi se il principale esponente di “Diventerà Bellissima”, movimento politico del quale il Presidente dell’AC Palermo è coordinatore provinciale, poteva prendere in considerazione uno qualunque. Ecco, Presidente Musumeci,  continui ad ignorare me, si occupi però di verificare se per caso il suo collega politico Angelo Pizzuto non stia combinando un guaio, o peggio ancora sia costretto – dalla situazione finanziaria venutasi a creare all’interno dell’Ente – a vendere.  Ed in tal caso lo difenda. E difenda tutti noi da ciò che così com’è appare più di un sorpruso.

Dario Pennica