Tratto da Sicilia Motori – Anno VI – n.3 (60) Febbraio 1987

di Giovanni Blunda

Stefano La Motta, barone di Salinella, meteora dell’automobilismo sportivo siciliano, debutta come tutti “i ragazzi di Florio” alla Catania-Etna. Conoscalata che lo vede 6° di classe al volante di una vettura da lui ideata e creata. Una barchetta in alluminio – made in Palermo — con meccanica Topolino rimaneggiata.

Gande artefice con Raimondo Lanza ed Antonio Pucci della ripresa dello sport automobilistico siciliano (in un momento in cui la guerra prima e le preposte autorità sportive dopo, sembrano cancellare) partecipa all’8° Giro di Sicilia nella duplice veste di organizzatore e di pilota. Ruoli che svolge con identica passione e che gli fruttano un acclamato 7° posto assoluto conquistato battagliando con i migliori piloti del momento. E la soddisfazione di vedere rilanciato il “Giro” ai vertici dell’automobilismo internazionale, rinverdendo fasti e tradizioni del passato.

La vettura che gli consente di mettersi in luce al Giro della Rinascita è una candida Cisitalia 202 SMM. Da pochi mesi siglata “spyder Nuvolari” in onore alle gesta compiute dal “Mantovano volante” nella gara bresciana. Una vettura di soli 1100 cc, che se ben guidata, poteva duellare con le ben più potenti due litri Ferrari e Maserati.

Stefano la mottaE Stefano La Motta la sapeva guidare

Con impeccabile stile affronta il caratteristico pavé in un tornante di Montepellegrino. La 202 SM N usciva dalla fabbrica provvista di fianchetti copriruote posteriori amovibili, aventi funzioni aerodinamiche e stilistiche. Il barone La Motta raramente ne fece uso ritenendola più valida e aggressiva con le ruote “scoperte”.

Stefano La Motta e la sua ‘candida’ Cisitalia ripresi durante lo svolgimento dell’8° Giro di SiciliaTarga Fiorio. Ee più precisamente al controllo orario di Enna, dove è già piazzato in 12° posizione assoluta. La vettura in questa occasione è provvista di fari supplementari indispensabili nell’agevolare la marcia notturna, in cui si svolgevano le prime ore di corsa.

la mottaIl giro dell’Umbria e la rivalità con Antonio Pucci

3° assoluto alla prima edizione del Giro dell’Umbria di velocità, una gara di fondo nata sulla scia del Giro di Sicilia. All’appuntamento successivo, la 8° Palermo-Montepellegrino, fa il vuoto dietro di sé, scrivendo il proprio nome nell’albo d’oro della classica siciliana. La serie di successi continua con un 2° assoluto alla Pirato-Enna davanti all’amico rivale Antonio Pucci, altro alfiere siciliano della Cisitalia. Che pareggia il conto alla Coppa Galatea dove precede La Morta di due secondi.

In quei difficili anni del dopoguerra, quando un rombante e veloce passaggio è oggetto di infinite discussioni, i due “cisitalisti” intrecciano duelli sul filo del secondo che mandano in visibilio la folla che segue con trepidazione la sorte dei propri beniamini. Con un enfasi e un trasporto irripetibili, momenti in cui Cisitalia vuole dire SISAL o 3200 ettari di terra, tanti ne possiede il barone La Motta. Nel 1949 il binomio La Motta-Cisitalia continua a mietere vittorie, in trasferta all’ombra del Vesuvio è 6° assoluto al Gran Premio di Napoli e 1° assoluto alla 12° Sorrento-Sant’Agata.

Il rientro il Sicilia

Al rientro in Sicilia alla Messina-Colle Sanrizzo coglie la piazza d’onore alle spalle della Maserati due litri di Nicola Musmeci. Non è più promessa, ma certezza dell’automobilismo nostrano. I risultati dei pochi appuntamenti a cui è presente, su una Ferrari 2000, nel 1950 (terzo assoluto allo sfibrante “Giro“, 4° assoluto alla Montepellegrino, 3° assoluto alla Coppa d’Oro a Siracusa) sono sufficienti a delinearne i tratti di gran protagonista.

Ruolo di cui ha già indossato i panni dell’immediato dopoguerra. Sono gli anni caldi della banda Giuliano che coincidono con i momenti di maggiore fervore del separatismo siciliano. Ideale di libertà da sempre covato nel cuore degli isolani e il giovane La Motta, personaggio di spicco del Movimento Separatista, è uno dei maggiori sostenitori dell’ingresso di Giuliano nell’E.V.I.S.

Medierà in prima persona, assieme al Duca di Carcaci, Lucio Tasca e Castrogiovanni tale ingresso, nello storico incontro al Ponte Sagana. Dove lo strapotere del “re di Montelepre” sarà messo al servizio dell’E.V.I.S. L’amore per lo sport non si ferma all’automobilismo. Sotto la sua presidenza il Palermo Calcio, nel 1948, co-nasce una felice stagione che culmina con l’approdo in serie A, contemporaneamente costituisce la Società Ippica Siciliana (S.I.S.) di cui è il maggiore azionista. Dando il via alla costruzione degli attuali impianti che non riuscirà a vedere terminati.

Il “Giro” del 1951

L’Ippodromo “Stefano La Motta” misteriosamente divenuto più tardi “Ippodromo della Favorita” sarà inaugurato ufficialmente dopo la sua morte. E siamo al fatidico “Giro” del 1951, gara di apertura di stagione, non più accorpato alla Targa Florio, che ritorna a disputarsi sul circùito delle Madonie. La Motta partecipa con una fiammante Alfa Romeo 1900, la novità del momento che di lì a poco diverrà la vettura di famiglia che vince le corse.

Una scelta condivisa da Lanza, Musumeci ed Eolo (qualche nome tra i siciliani) e difficile. 17 vetture tra Alfa Romeo 1900 e Lancia Aurelia si contendono la classe 2000 turismo internazionale, tra queste una 1900 “ufficiale” affidata al grande Bonetto e nella quale la Casa ripone speranze e vendite.

Ed è su questo lotto dopo quello delle grosse sport, che sono puntati tutti i riflettori e i flash di Piazza Politeama, quando la notte dell’1 aprile la 1900 di La Motta, che in questa ultima avventura ha accanto Ciccio Faraco (meccanico-collaudatore di consumata esperienza, pilota all’occasione, in diverse gare primo di classe nella Turismo 1100), parte ingoiato dalla notte alla volta di Trapani, prima tappa della galoppata, dove transita prima, alla fantastica media di quasi 90 km/h, che con gomme e strade dell’epoca significa acceleratore a fondo.

Ad Agrigento si fa sotto lo scatenato Eolo, quindi è la volta di Musumeci, che si aggiudica la tappa di Enna. Ci provano, ma l'”Alfona” di La Motta resta saldamente legata al primo posto. Da questo momento in poi la 1900 comincia a perdere leggermente terreno. Sono gli ultimi chilometri di corsa.

L’incidente fatale

Cosa stesse dicendo Stefano al buon Ciccio e cosa sia successo in realtà non lo sapremo mai. La fatale curva di Priolo è arrivata. Uno schianto, un boato, una casa squarciata e nella vivida luce mattutina della primavera siciliana Stefano La Motta e Ciccio Faraco salivano in cielo. In quella stessa luce che li aveva visti volare più volte verso la vittoria e che ora li trasportava nel firmamento degli Indimenticabili.