Coppa d’Oro Siracusa, la F1 non oscurò la popolarità

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Coppa d’Oro Siracusa, la storia raccontata per la rubrica “Corse di Ieri”

Tratto da Sicilia Motori – Anno XI n 5 (130) Maggio 1992

di Italo Formosa

«Coppa d’Oro Sicilia». Que­sta la denominazione ufficia­le della competizione siracu­sana, nata come prova per saggiare le possibilità di un circuito stradale, ma sul qua­le, poi ben presto tecnici ed organizzatori, ebbero la lie­ta sorpresa di poter svolge­re delle vere e proprie ga­re di velocità. La Coppa Oro, come sarà poi definiti­vamente chiamata per amo­re di brevità e concisione, fu da molti considerata la sorel­lina minore del Gran Premio di Formula 1, che dall’anno successivo avrebbe, inevita­bilmente relegato in secon­do piano la Coppa Oro. Il battesimo ufficiale del trac­ciato di 5.450 metri avvenne il 30 aprile 1950, e nei due giorni precedenti vennero tenute le prove ufficiali che servirono anche da selezio­ne.

Infatti sui 35 iscritti, dove­vano essere scelti i venti mi­gliori tempi degli altrettanti piloti che si schiereranno al via della gara. Val la pena di citare gli iscritti a questa pri­ma edizione della Coppa Oro, se non altro per testi­moniare, oltre alla loro enor­me passione sportiva, l’al­trettanto enorme fiducia che dimostrarono nell’organizza­zione e nella validità di una gara appena nata, su un cir­cuito appena nato. Il 26 apri­le 1950 vennero sorteggiati ed assegnati i numeri di ga­ra ai 35 iscritti.

I numeri di gara della Coppa d’Oro Siracusa e gli iscritti

Ecco i nume­ri di gara e gli iscritti: 2 -Pla­cido (Stanguellini 1500); 4 -Ascari (Ferrari 2000); 6 – Giamporcaro (Siata 1100); – Patané (Stanguellini 1100); 10 -Zagone (Fiat 1100); 12 -lemma (ND 1100); 14 – «Lady Crispenus» (Siata 1100); 16 – Musmeci (Maserati 2000); 18- Schermi (Stanguellini 1100); 20 – Castro (Alfa Romeo 2000); 22 – Tornatore (Fiat 1100; 24 – Biondetti (Masera­ti 2000); 26 – Bellucci (Lancia sperimentale); 28-X (Xl 100); 30 – De Filippis (Maserati) 2000); 32 – Musso (Ferrari 2000) 34 -«Mister Crispenus» (Stanguellini 1100); 36 – La Motta (Ferrari 2000); 38 – Pu­ma (SV A); 40 -X (X 2000); 42 – Grimaldi (Abarth 1500); 44 – Bracco (Fehari 2000); 46 -Bernabei (Ferrari 2000); 48 – Pottino (Ferrari 2000); 40 – Cammarata (Cisitalia 1100); 52 – Bordonaro (Ferrari 2000); 54 -X (X 2000); 56 -Sa­lonia (Cisitalia); 58 -Cortese (Frazer Nash 2000); 60 – Di Stefano (Fiat 1100); 62 -Sor­rentino (Ferrari 2000); 64 -Motta (Fiat 1100); 66 – X (X 1100); 68 -Cherubini (Ferra­ri 2000); 70 – Garofalo (Fiat 1100).

Dopo due giorni di prove, del tracciato e delle vetture, in un clima di vero entusiasmo tale da dover es­sere frenato a stento tra gli spettatori, alle 15 del 30 apri­le 1990, la bandiera naziona­le del direttore di gara si ab­bassa. In prima fila per i mi­gliori tempi ottenuti in prova partono La Motta, Musmeci e De Filippis, poi Cherubini e Bordonaro in seconda fila, in terza Pottino, Placido e Garofalo, in quarta Salonia e lemma, in quinta Patané, Ca­stro e Ferlito (quest’ultimo tra gli iscritti era indicato con una X). In sesta fila Motta e Crispenus, in settima e ulti­ma fila Tornatore e Camma­rata.

coppa d'oro siracusaIl miglior tempo di La Motta

Il miglior tempo nelle prove lo aveva fatto registra­re La Motta in 2’42″e 4/5, se­guito da Musmeci con 2’44” e staccata di due quinti una cara conoscenza (divenuta tale successivamente) degli appassionati siracusani: Maria Teresa De Filippis su Ma­serati 2000 che non ebbe molta fortuna durante la gara. Il percorso fu ripetuto per 55 volte per complessi vi 299 chilometri e l’acese Musmeci su Maserati 2000 tagliò per primo il traguardo dopo 2 ore 26′ e 56″ alla me­dia di 122,402.

Dopo Musme­ci arrivarono nell’ordine Cherubini a 2 giri e via. La Motta, Pottino, Cammara­ta, Garofalo, Patanè, Bracco Tornatore, Giamporcaro quest’ultimo distanziato di ben 15 giri. Il giro più veloce fu del vincitore Musmeci, che al penultimo giro, forse consapevole di avere ormai la vittoria assicurata, forzò la sua Maserati 2000, dopo un’estenuante gara, e rag­giunse il tempo record di 2’30” alla media di 130’800 km/h.

Il successo della ma­nifestazione e l’appassionan­te condotta di gara dei piloti fecero passare in secondo ordine la delusione per il forfait che diedero i tanto at­tesi Ascari, Biondetti e Brac­co. Il successo della prima edizione della Coppa Oro, varca i confini dell’isola e negli ambienti motoristici ita­liani si incomincia a guarda­re con maggiore attenzione al neonato circuito siracusa­no. Anche perché viene or­ganizzato il 1 ° Gran Premio di Sircusa.

Le classi 1100 e 2000

In questa edizio­ne vengono distinte le due classi delle 1100 e delle 2000. Si hanno così due ca­tegorie di concorrenti che si considerano in due prove separate la Coppa Oro che andrà, naturalmente, a chi avrà fatto registrare il miglior tempo. Già nelle prove uffi­ciali si delinea il duello tra i favoriti Sighinolfi e Stagnoli che demoliscono tutti i tem­pi registrati nell’edizione precedente. Nella classe fi­no a 1100 Sighinolfi fa regi­strare il miglior tempo con 2’32” 1 alla media di km/h 127,726, mentre a oltre 7″ ar­riva Fagioli su Osca.

Nella 2000, come previsto, è sta­gnoli che dovrebbe dettare legge, ma trova, almeno in prova, due avversari poco arrendevoli: Carini con la sua Osca, e il conte Marzotto su Ferrari. Addirittura Ca­rini fa registrare lo stesso tempo di Stagnoli, mentre Marzotto si piazza a 2″ di di­stacco, al terzo posto. Ma i tre partono sulla stessa linea. Sono 25 i giri da effettuare per ogni classe per comple­sivi 135 chilometri. La prima prova è riservata alla cilin­drata inferiore che prende il via (starter d’eccezione Gigi Villoresi) alle 14,30 di saba­to 10 marzo 1951. Una gara senza storia quella vinta da Sighinolfi che si piazza al pri­mo posto, distanziando di ben 28″ l’esperto Fagioli.

Se­guono poi in ordine sparso e con enormi distacchi, Lietti, Rossi, Vanda, Lorenzetti, Vi­nieri, Minghini, Lo Monaco, Cherubini, quasi tutti dop­piati di uno o due giri. Se la gara delle 1100 è stato un monologo di Sighinolfi, la 2000 sarà di una emozionan­te incertezza. Stagnoli, Cari­ni, Bianchetti, Marzotto, partono come razzi al «via» dato dal campione del mon­do Farina. Passeranno in questo ordine sulla linea del traguardo nei primi tre giri, con un distacco che va da 10 a 20 metri.

La vittoria di Stagnoli

Ad un certo pun­to è Carini che intraprende un’azione di forza girando in 2′ 29″, seguito da Marzotto e Bianchetti, mentre stagnoli viene distanziato stranamen­te di un centinaio di metri. Al nono giro inizia la riscossa di Stagnoli che continuerà inarrestabile fino alla vittoriosa conclusione. Prima al nono giro stabilisce il nuovo re­cord sul giro in 2’28”, poi lo demolisce ancora al ventu­nesimo giro, abbassando a 2’25″3 alla media di 133’515 km/h che sarà anche il giro più veloce. Alla fine Stagno­li vince con il tempo di h.02’40” 1 alla media di 129,241. Seguono nell’ordine Paolo Marzotto a 6″, Bian­chetti ad oltre un minuto. La Ferrari fa l’en plein, piazzan­do tra gli arrivati anche Cornacchia e Bordonaro.

Cin­que Ferrari su 10 arrivati. Buona la prova dell’acese Musumeci, vincitore della prima edizione, che con la sua Maserati si piazzerà set­timo ad un giro. Il giorno do­po la festa continua con la prima edizione del Gran Premio e la partecipazione di nomi mitici dell’automobi­lismo italiano: Villoresi (che vinse la prima edizione), Ascari, Farina. Gli organiz­zatori decidono di tornare al­la formula della gara unica per le classi fino a 1100 e 2000 e oltre. Anche perché molti piloti, come il vincitore Castellotti, si presentano con cilindrate che vanno dai 2340 e.e. di Bianchetti, ai 2800 di Carini e Castellotti appunto.

Il duello Castellotti – Sighinolfi

Ancora un duello si annuncia, quello tra Castel­lotti e Sighinolfi passato dal­la 1100 alla 2000 per questa terza edizione della Coppa Oro. Un duello che già al ter­mine delle prove fa registra­re il tempo di 2’24” per Castellotti e quello di Sighi­nolfi superiore appena di 4/5, alla media di 135 km/h per Castellotti, e di 134,254 per Sighinolfi. In gara sarà ancora più aspra, ma leale battaglia tra i due, con un quartetto formato da Paolo Marzotto, Bordoni, Romano, e Comotti, tutti entro un tem­po di l’ e qualche decimo, dal capofila della categoria corsa Castellotti. La Gara è un’altra cosa.

Innanzitutto le previsioni dicono di una cor­sa tutta velocità ed emozio­ni, il che vuol dire successo assicurato e grande spettacolo da godere da parte del­la folla. Infatti in gara i primi diciannove giri sono densi di colpi di scena, di record che crollano di continuo, di sor­passi che lasciano col fiato sospeso, un duello tra Ca­stellotti e Sighinolfi che emo­ziona e avvince. Fino al di­ciannovesimo giro, appunto, quando Sighinolfi deve riti­rarsi per la rottura della cop­pa dell’olio.

Da quel momen­to la corsa diventa un mono­logo di Castellotti, poiché gli altri non sono in grado di contenere lo strapotere del­la Ferrari 2800 del lodigiano, che pochi giorni prima ave­va vinto anche il Giro di Si­cilia, lasciandosi dietro piloti ben più quotati di lui.

Bandiera bianca per Marzotto

Degli avversari delle prove non era partito Marzotto, per un guasto alla sua macchina in prova. Ed il ventenne ram­pollo della casata di Valda­gno era rimasto ai box, attor­niato da due stupende fan­ciulle. Che sia stato Paolo Marzotto a dar vita alle im­mancabili, tuttora, presenze femminili ai box dei piloti? Ma torniamo alla corsa che perde, dopo appena il primo giro per un incidente, Roma­no, Comotti, Lorenzetti e Pin­zero.

In curva Romano, sbandando, capottava. Per evitare l’incidente, Lorenzet­ti e Pinzero andavano a fini­re contro un muro, mentre per Comotti si trattò solo del­la rottura della frizione. Per Romano, dopo lo spettacola­re incidente, solo una lussa­zione ad una spalla. Prima che Sighinolfi si fermasse ai Box, Castellotti, al sedicesi­mo giro, fa registrare il tem­po record di 2′ 21 ” alla me­dia di km. 137,872.

In testa si forma una processione che vede nell’ordine Castellotti, poi Bianchetti a 4′, più attar­dati Carini (tutti su Ferrari) e Bordoni con una Osca 1100, che è quindi il primo della categoria inferiore. Finisce che Castellotti si impone per distacco, come si direbbe in gergo ciclistico, in lh.37’32″3 alla media di 132,863.

Lo spostamento nel calendario

La Coppa Oro vie­ne spostata nel calendario della FIA, in ottobre. Forse per non pestare troppo i pie­di al Gran Premio di Siracusa che fino all’edizione pre­cedente si è disputato il gior­no appresso alla Coppa Oro. Dalla primavera in autunno, perché in estate, in Sicilia l’unica attività sportiva con­sentita da madre natura è quella … in acqua, per sfug­gire al solleone! In ottobre però si corre.pure un’altra classicissima, la Carrera messicana che alletta per tanti motivi, non ultimo quel­lo economico, parecchi nomi di primo piano. Si riesce co­munque a mettere assieme un lotto di concorrenti di tut­to rispetto.

Viene anche mo­dificata la formula della cor­sa che prevede la disputa di due batterie. Una per la ca­tegoria fino a 2000 e.e. e una per quella oltre 2000, e una finale cui prenderanno par­te le prime sette arrivate di ogni categoria. Questo con­fronto tra le due categorie rappresenta un valido moti­vo di interesse per una corsa che è entrata da signo­ra nel calendario internazio­nale ed è stata riconosciuta. valevole per il camponato italiano.

I nomi non mancano di attirare l’attenzione degli spettatori. Castellotti, Sta­gnoli, Scotti, Bordoni, Pal­mieri, De Oliveira, Chico Landi, Casella, Musso e tanti altri. Castellotti vuol fare il bis e si presenta a Siracusa con una Ferrari 3000 dodici cilindri. Gli risponde Stagno­li con una Ferrari 3 litri quat­tro cilindri, una vettura derivata dalla 2565 sperimentale.

La gara si annuncia per i due, oltre che come conferma per due vincitori di Coppa, anche per il col­laudo di due vetture diver­se. Nella categoria oltre 2000 ci sarà lo scontro Castellotti-Stagnoli su Ferra­ri, così come su Ferrari sa­ranno gli altri, ad eccezione dell’agguerrito Franco Bor­doni su Gordini 2300.

Scon­tro Maserati e ancora Ferra­ri nella categoria inferiore con un’altra Gordini, quella di Casella a cercare di inse­rirsi nella lotta per un piaz­zamento onorevole. Il fatto che siano venute a mancare due marche come Lancia e Alfa Romeo in quella compe­tizione, non tocca più di tan­to gli «aficionados» siciliani che corrono da ogni angolo dell’isola per vedere solo una bandiera su tutte; quel­la della Ferrari. E poi la Ma­serati sarà pur sempre un _ nome di prestigio in cam­po automobilistico! L’amore «a prima vista» tra Siracusa e Ferrari, continua nel tempo. Ed è una Ferrari che si im­pone ancora una volta.

L’imprevisto Casimiro De Oliveira

Non è quella di Castellotti, né quella di Stagnoli. Spunta fuori l’imprevisto del porto­ghese Casimiro De Oliveira su Ferrari 3000 che nella fi­nale di 18 giri, pari a 99 chi­lometri fa registrare il tempo di 41′ 17″ 3 alla media non esaltante di 143,848. Segue Franco Bordoni su Gordini 2300 in 41’25″3. Poi Musso su Maserati 2000 in 41’47” 1 (pri­mo della classe 2000), Gilet­ti (Maserati 2000) in 42’20”, Piotti (Ferrari 3000) fermato al diciassettemimo giro, Lui­gi Bordoni (Ferrari 2500) an­che egli fermato al diciasset­tesimo giro. Felice Ciancio (Maserati 2000) al sedicesi­mo 9iro, Serano (Ferrari 2000) al sedicesimo giro e Cacciani (Ferrari 2000) al se­dicesimo giro anch’egli.

La corsa aveva visto qualche difficoltà, non ultima quella dello sciopero dei giornali, e ciò fu ritenuto un mancato «battage» pubblicitario del­l’ultima ora. Al via Castellotti parte alla sua solita maniera, ma questa irruenza gli costa la gara, perché spacca il ponte posteriore. Stagnoli crede di aver via libera e cerca di mettere una buona distanza tra la sua macchina e quella di De Oliveira. Al­l’ottavo giro «salta» una val­vola del motore di Stagnoli e la prevista contesa a quattro Castellotti – Stagnoli – De Oli­veira – Bordoni, si risolve in un monologo del porto­ghese, poichè Bordoni con la sua Gordini 2300 riesce solo a far suo il secondo posto.

Anni da ricordare con la Formula Junior e 2

Tornano le Lancia nella edi­zione del 17 ottobre ’54 del­la Coppa Oro, capitanate dal pilota del momento, quel Taruffi che in prova presen­ta subito il suo biglietto da vi­sita con un 152,660 km/h di media, contro quella di 143,848 di De Oliveira del­l’anno precedente. Nella classe inferiore si registra un altro «botto» per merito di Maria Teresa De Filippis.

La baronessina napoletana con­clude le due giornate di pro­ve nella classe fino a 1100, battendo il record di Sighi­nolfi, che resisteva da tre an­ni, facendo registrare un ot­timo 2’29” 8/10 alla media di 132,176, contro i 2’30” 2/10 ed una media di 129,255 del vecchio record. Taruffi e De Filippis, quindi, un binomio che reg§l”e tutte le aspettati­ve per questa quinta Coppa Oro Sicilia.

Ed in effetti co­mincia la De Filippis a vince­re la sua prova con la Osca 1100, impiegando 38’11″2 a percorrere i 15 giri del cir­cuito, pari a chilometri 82.500, alla media di 129,626, imponendo al secondo arri­vato Rossi su Stanguellini, un distacco di 47″e 5/10. Nella classe oltre 1100, si impone, secondo previsione Taruffi che però deve faticare un poco a tenere a bada uno scatenato Scotti su Ferrari che si piazza a poco meno di l” da Taruffi.

Il pilota della Lancia, infatti impiega a per­correre gli 82.500 metri 34’21” 5/10 contro i 34’22″2/10 di Scotti. Nella fi­nale, anch’essa di 15 giri per km. 82,500, scompare ben presto Taruffi per noie mec­caniche, si impone Rossi su Fiat Stanguellini, con il tem­po di 38′ 18″ 1 (tempo netto 37’35″6 alla media di 131’672 km/h). Maria Teresa De Fi­lippis è sesta con il tempo di 39′ 18″ 5 (tempo netto 37’48″5).

Il primato della De Filippis

Il primato del nuovo record sul giro della De Filippis durò solo un giorno, perché in gara, nella classe fino a 1100, fu Giardini con la Osca 1100 a stabilire il nuo­vo primato al quarto giro con il tempo di 2’27″6 alla media di 134,146 km/h. Nella sua classe il romano Taruffi al secondo giro, fece in tempo a stabilire il miglior giro con 2′ 10″ alla media di 152.308 km/h. 29 settembre 1957. Dopo due anni di silenzio, ritorna la Coppa d’Oro Sicilia.

Difficoltà di ogni genere, tecniche ed orga­nizzative, non tutte di­pendenti dalla volontà degli appassionati cultori della corsa siracusana che deve fare i conti con il continuo rinnova­mento tecnico in campo au­tomobilistico, perché le maggiori case costruttrici preferiscono dedicare il lo­ro impegno nella formula 1 e le piccole case non trova­no sempre utile investire sul­le macchine da corsa ed i pi­loti di categoria cominciano a scarseggiare.

La gara

I migliori so­no anche loro attratti dalla formula maggiore, nella quale anche i guadagni so­no più allettanti. In un modo o nell’altro si riesce a Siracu­sa a far ripartire una manife­stazione che non poteva fini­re nel nulla. Si adegua la for­mula alle caratteristiche del­le vetture in gara, e la corsa viene divisa in due serie di 18 giri ciascuna per un tota­le di 99 chilometri. La clas­sifica finale verrà data dalla media dei tempi ottenuti da ciascun concorrente nelle due serie. La partenza del­la prima serie sarà data lan­ciata, quella della seconda serie sarà data da fermo con motore avviato.

Lo schiera­mento di partenza per la pri­ma serie sarà disposto se­condo i tempi ottenuti nelle prove ufficiali, quello della seconda serie secondo la classifica della prima serie. Sul circuito di Siracusa, pe­rò, non erano mai state effettuate gare per vetture di co­sì piccola cilindrata (750 e.e.). Già nelle prove ufficiali Colin Davis lascia intendere di essere il più forte con la Osca corsa. L’unico cfie cer­ca di impensierirlo è Tara­schi con una Giaur corsa.

Il tempo in prova di Davis è di 2’22″6 sul giro, al quale ri­sponde Taraschi con 2’24″8. La media di Davis è di 138,849, quella di Taraschi è di 136,740. Il divario anche se piccolo, c’è. Diciannove gli iscritti con macchine da corsa e da sport. Oltre alle conosciute, almeno come marche, Stanguellini e Osca, ci sono nomi nuovi: Bandini, Giaur, Panhard, Moretti, persino una 600 sport guida­ta da Spampinato, certamen­te una vettura preparata in casa e non è la sola. La Clas­sifica finale, lo ricordiamo, data dalla media dei tempi ottenuti nelle due prove, ve­de in testa Colin Davis a 36 giri ed il tempo di 1,27’48” 1 alla media di 135,302 km/h. Al secondo posto c’è Piroc­chi con 36 giri in 1,30’52”.

Taraschi e Saccani, pur avendo avuto una somma di tempi migliore di Pirocchi, non riescono a completare, per un solo giro, l’ultimo per­corso·. Tra le sport, l’afferma­zione di Leonardi su Osca, con il tempo di 1,30’36″9 al­la media di 127,465. Giro ve­loce assoluto di Taraschi in 2’21” alla media di 140,425. Nella categoria sport è Leo­nardi che stabilisce il tempo di 2’31″1 con una media di 131,039. È un segno delle dif­ficoltà che vivono le categorie minori, questa edizione della Coppa Oro che viene disputata «in extremis» nel calendario nazionale. Infatti la data è quella del 21 di­cembre 1958, ma è pur sem­pre valida per il titolo italia­no. La coppa d’oro è disputata dalla nuova formula junior, monoposto i cui fondamentali sono derivati da vet­ture omologate dalla FIA.

Molta perplessità tra gli or­ganizzatori per questa nuova formula che non fa accorre­re a Siracusa i nomi dei “big” ai quali si era abituati. Ma il primo a dare un pò di coraggio è lo stesso Renzo Castagneto, ancora una volta direttore di corsa, che è certo del fatto che la manifestazione non sarà inferiore alle precedenti.

L’equilibrio esistente tra tutti e diciannove gli iscritti viene quasi all’unanimità spezzato a favore di Taraschi, le cui imprese degli anni precedenti sono ancora ricordate. A Taraschi viene affiancato nei pronostici anche Siracusa, insieme a Saccani. Nella categoria sport (1000 cc) ci sono i nomi di Leonardi, Tarini e Lippi. Anche questa Coppa di corre in due manche, ognuna da 15 giri del circuito pari a 82500 chilometri. Classifica generale data dalla somma dei giri e dei tempi delle prove.

La storia di Carmelo Genovese

C’è un pilota che si chiama Siracusa tra i concor­renti, ma c’è anche un sira­cusano: Carmelo Genovese ‘SU Stanguellini, che nelle prove ufficiali fece registra­re il quarto tempo in 2’29″2, dietro ai favoriti Taraschi, Lippi e De Sanctis, quest’ultimo costruttore della De Sanctis Special, unica vettura junior a motore posteriore che in gara, però, venne pilota da Lippi. Parlando di siracusani… eccellenti in questa settima edizione non possiamo non citare il biondo Matteo Sgarlata su Raineri che si alternò nelle due prove con un’altra nota figura di appassionato pilota da competizione siracusano: Pippo Ambrogio. Rileggendo l’elenco dei partecipanti, salta agli occhi e ai ricordi legati, non solo al circuito di Siracusa, ma a tutto il mondo automobilistico internazionale, un nome: Lorenzo Bandini.

Proprio nel giorno della gara, Lorenzo compie 22 anni e corre con una modesta Volpini. Uno dei più forti piloti del dopoguerra sognava già allora una Ferrari, che ebbe in Formula 1 nel 1962 e nel 1964 . Sarà ancora presente a Siracusa, nel Gran Premio con una Ferrari 6 ci­lindri con la quale stabilisce il nuovo primato sul giro in gara con l ’53″9 alla fantasti­ca (per allora) media di 173’836. Verrà battuto sul traguardo dalla 8 cilindri Ferrari di John Surtees. Tor­niamo alla cc junior» di Siracu­sa.

Tutti o quasi sulla stessa linea di ipotetica vittoria, quindi i piloti di questa setti­ma Coppa Oro. La selezione in gara diventa severisssima per il circuito molto impe­gnativo. Alla fine della se­conda manche si sommano i tempi e i giri, e spunta a sor­presa in testa Luigi Zannini su Taraschi: tempo t0tale di 1.14’03”8 alla media di 133,669 km/h. Segue Zanarotti su Stanguel­lini a 46”, terzo è Ban­dini staccato di 4’9″. Fuori tempo massimo finiscono Lippi, Tara­schi e Pirocchi. Un colpo d’ala e riprende quota la Coppa Oro in questa edizione con ventisette iscritti e con nomi che hanno fatto la storia dell’automo­bilismo internazionale: c’è ancora Bandini in questa edizione che si disputa il 4 novembre del ’59.

Gli altri

Poi ci so­no anche il milanese Cam­marota, Pirocchi, Genovese, Zanarotti, Branca, Muss, il palermitano Pucci, De Sanc­tis (costruttore e pilota), Ma­glione e tanti altri italiani. Nutritissima la «colonia» de­gli stranieri con Davis Grandsire, Pennyngton, Schatz, Calés, ed il tedesco ­brasiliano Bino Heinz. Prova unica su 30 giri del percor­so, pari a 165 chilometri.

Il numero dei concorrenti vie­ne ritenuto eccessivo e pe­ricoloso per le caratteristi­che del tracciato e viene presa la decisione di ammet­tere alla gara i venti miglio­ri tempi delle due sessioni di prove. Cammarota la spun­ta in un rush finale su Bandi­ni per un decimo di secondo e conquista, insieme a Ban­dini e Pirocchi, la prima fila.

La Coppa Oro del ’59 scrive forse una pagina memorabi­le di emozioni, di avvincenti colpi di scena, di impegno dei piloti, primo tra tutti Raf­faele Cammarota, a cui sa­rebbe bastato un comodo terzo posto per vincere il ti­tolo di campione italiano di categoria, ma che non volle fare calcoli utilitaristici e die­de vita, insieme a Bandini e Pirocchi ad una lotta avvin­cente ed entusiasmante per chi ebbe la fortuna di assi­stervi. Ed erano in tanti, lun­go il tracciato.

Venne calco­lata la presenza di oltre tren­tacinquemila spettatori, ve­nuti anche da oltre stretto. Trionfò, dunque Cammaro­ta, battendo in volata Piroc­chi e Bandini nell’ordine, e i tre diedero vita ad una bat­taglia che si risolse sul tra­guardo dove le tre macchi­ne piombarono «ruota a ruo­ta» a 200 all’ora! Primo Cam­marota su Stanguellini Bardhal in un’ora 8’37″7 al­la media di 144,255. Secon­do Pirocchi a soli 2/10, terzo Bandini a meno di un secon­do. La Stanguellini, oltre a piazzare tre suoi piloti nei primi tre posti, ottiene il quarto posto con Lippi, stac­cato però da un abisso di 9′ I O”, poi in ordine sparso gli altri otto superstiti, com­preso il siracusano Genove­se, finito al nono posto ad un giro.

Partiti 20, arrivati 12

Raffaele Cammarota si lau­rea a Siracusa campione ita­liano «junior» e riceve dopo la gara l’ambito trofeo, la­sçiando un’altra impronta personale: quella del record sul giro in gara, battendo il precedente di Zanarotti di 2’23″3 alla media di 138,171, con il nuovo tempo di 2′ 13″2 alla «fantastica» media di 148.648.

Ancora formula «ju­nior» alla Coppa Oro di Sici­lia il 23 ottobre 1960. Ancora un terzetto che nelle prove «sfonda» il muro dei 2′ 13″2 di Cammarota dell’anno pre­cedente, alla media di 150,114 che stabilisce l’in­glese Colin Davis, tornato a ripetere le gesta vittoriose del 1957. Dopo Davis, con 2′ 11 “9 (ma stiamo parlando delle prove per l’aggiudica­zione della pole position con tre concorrenti sulla stessa prima linea di partenza), c’è un altro assiduo frequentato­re della Coppa Oro: Renato Pirocchi che stabilisce un tempo appena inferiore di 2/10 a quello di Cammarota.

Al terzo posto c’è il compian­to Lorenzo Bandini che da Si­racusa sembra voglia mandare chiari segnali a En­zo Ferrari perché lo chiami a Maranello. Bandini supera di appena due decimi di se­condo il tempo record di Cammarota. Si può parlare di facile previsione per Dade in prova per l’ecceziona­le rendimento. La Osca junior di Davis è una deriva­zione della Fiat 1100 modifi­cata dalla Maserati, ma lo stesso motore montano an­che le Stanguellini, le Bar­dhal e le altre. Dunque si deve parlare di un felice connubio tra pilota e la tra­dizione Maserati. Dopo il trio dei favoriti principali, c’è il francese Grandsire pure su Stanguellini e, con una Osca come quella di Davis, ma a motore posteriore, fa la sua apparizione in Coppa Oro un’altra rappresentante del gentil sesso: l’americana Isa­bella Haskel.

Le cronache la descrivono bionda, altissima per una piccola monoposto come la junior. In macchina sfogia uno stile e sicurezza da far invidia ai colleghi ma­schi. Sarà sfortunata in gara, poiché sarà costretta al riti­ro al dodicesimo dei trenta giri abituali. Su diciotto iscrit­ti alla vigilia, partono già in dieci ed arrivano in otto, perché oltre alla Haskel, si ferma anche l’italiano Man­fredini su Wainer al 20° gi­ro. Dopo i primi tre arrivati, gli altri vengono fermati, chi ad un giro, chi a tre (come lo sfortunato Bandini) e chi a quattro come Bagnalasta, anch’egli su Wainer. Oltre un’ora di durissima prova per una gara che vede trion­fare come previsto Colin Da­vis in 1,06’59″4 alla media di 147,783. Renato Pirocchi è l’eterno secondo di questa competizione, poiché si piaz­za alle spalle di Davis in un’ora, 7’17″8. Terzo il fran­cese Calés a l ’35”. Il giro più veloce in gara è del vin­citore Davis, che alla venti­duesima tornata stabilisce il tempo record di 2′ 12″ alla media di 149,999.

Le valutazioni di Lino Romano

“Gli assen­ti avranno torto» scriveva il caro e compianto Lino Ro­mano, appassionato cantore sul quotidiano «La Sicilia», delle epiche gesta dei piloti sul Circuito di Siracusa. Ma gli assenti furono pochi, for­se solo quelli che non trova­rono posto nei campi lungo il tracciato e sulle gradinate dell’unica tribunetta, per ac­cedere alla quale si pagava il modesto presso di 500 lire! Un folla immensa che forse presagiva di assistere all’ul­tima Coppa d’Oro. 25 otto­bre 1965, dopo di quella data non ce ne saranno altre per questa avvincente cor­sa.

Il Gran Premio di Siracu­sa resisterà ancora fino al 7 maggio del ’67, poi il silen­zio, se si eccettua la «Tre ore notturna» che si svolgerà fi­no al 1969. Perché la formu­la 2? Ce lo spiega Lino Romano nel servizio giorna­listico delle prove:« … faccia­mo un salto indietro nella storia delle corse siracusa­ne. L’ultima volta che a Sira­cusa si disputarono gare di F.2, fu nel 1960, nel G.P. vin­to da Von Trips. Ma era una diversa formula due.

Le vet­ture erano messe in costruzione con la specifica funzio­ne di macchine da corsa. Non solo, ma erano proprio quelle vetture che dovevano costituire la formula uno de­gli anni seguenti, quella di 1500 c.c., scaduta questa sta­gione. Vinse Von Trips, con Stirling Moss su Porsche, che si prese la soddisfa­zione di far registrare il miglior tem­po sul giro, in 1 ’58″8. Le nuove vettu­rette di for­mula due nelle prove di oggi hanno sfondato, non solo il tempo di Davis di 2’12”, ma, nel caso di Clay Regazzoni e di Grandsire hanno abbassato il tempo di Moss rispettivamente 1’58″5 alla media di 167.088, e 1’58″6.

E Ghezzi ha superato anche lui il mu­ro dei 2′, con 1 ’59″5. Quindi le premesse c’erano tutte per una «chiusura» da ricordare a lungo. Val la pena ri­cordare tutti e 14 i piloti che prendono il via in questa Coppa Oro.

Il piloti al via

Con il numero 2 Offenstandt su Cooper BRM; 4  – Drandsire su Alphine; 6 – Ghezzi su Lotus 32; 8. DaBo su Brabham Cosworth; 10 – Franchi su De Sanctis; 12 – Moser su Brabham Co­sworth; 14 – «Tiger» (Romano Perdomi per la Scuderia Aretusa) su De Sanctis Ford; 16- Clay Regazzoni su Brab­ham Cosworth; 18 – Geki Russo su BW A; 20 – Belli su Brabham Cosworth; 22 – Fa­cetti su BW A Lancia; – 24 Guy Ligier su Brabham Co­swort; 26 – Winatier su Alphi­ne; 28 – Willams su De Sanctis. Al via Regazzoni vuol mettere tutti in riga co­me è sempre stato nel suo temperamento di pilota, an­che in F. l.

Il suo tentativo pe­rò lo porta ad uscire di strada e ritirarsi. La corsa perde un validissimo prota­gonista. Insieme a lui esce si scena Geki Russo. Poi co­mincia a venire fuori la po­tenza delle macchine e la perizia dei piloti. E la gente fu contenta lo stesso, per­ché, in fondo, a vincere fu uno svizzero ma con un no­me italiano e di lingua italia­na.

Subito si delinea il duello tra Moser e Grandsire, con Moser in testa tallonato dal francese, sino a quando, al quindicesimo giro, un «testa­coda» di Moser, gli fece per­dere la prima posizione, e da lepre divenne cacciato­re, impegnando allo spasi­mo l’Alphine Renault del francese che, non volendo perdere la prima posizione, ci rimise … la macchina. Via libera, dunque a Moser che inanellò tutta una serie di giri da record. Iniziò con l ’57″4, per continuare cqn l ’57″2 e per finire al ventunesimo gi­ro con un incredibile l ’55″7 alla media di 171,132! Poi Moser si dette una calmata.

Scomparso dalla scena Grandsire al 23° giro, e pri­ma il temibile Regazzoni, non gli conveniva rischiare il mo­tore nei diciannove giri rima­nenti, ed il suo unico sforzo fu quello di tenere a bada il veemente tentativo di Ghez­zi, su Lotus, che, molto ono­revolmente, finirà a 7″ dal vincitore. Selezione durissi­ma: i piloti che portarono a termine la gara furono solo in sei, e solo i primi due a pieni giri.

L’ordine di arrivo

Questo l’ordine di arrivo: 1 ° Moser su Brabham in 1,19’29″8 alla media di chilometri 166,044; 2. Ghez­zi su Lotus in 1, 19’36”; 3. c’I’i­ ger» su De Sanctis a tre giri; 4° Bellasi su Brabham a cinque giri; 5. Venatier su Alphine Renault a sette giri; 6° Carlo Franchi su De Sanctis a otto giri. A Franchi bastò questo piazzamento per laurearsi campione italiano di Formula 2 per il 1965. Scende così il tramonto sul circuito di Siracusa in quel memorabile, mentre la folla abbandona lo scenario di una corsa che non sarà più ripetuta.