Gli artigiani dell’auto in Sicilia, ricordi di tempi ormai andati

Gli artigiani dell'auto in Sicilia
Gli artigiani dell'auto in Sicilia: la Cobra PA-GA all'uscita di un tornante della 33° edizione della Cronoscalata al Montepellegrino

Gli artigiani dell’auto in Sicilia

Dal numero di Sicilia Motori. Anno X, n.11 (124), Novembre 1991

di Francesco Ragusa

Nel novero degli argomenti riguardanti le auto d’epoca è opportuno ricordare brevemente la storia di alcuni artigiani che hanno fatto della loro passione per l’auto, oltre che strumento del loro lavoro quotidiano, anche lo scopo primario per l’esercizio delle loro innate capacità tecniche e manuali. Negli anni in cui l’automobilismo fermava in una vita frenetica, in cui ogni novità tecnica e formale faceva grande notizia, quando ancora l’auto era si frutto di approfonditi studi tecnici, ma soprattutto di grandissime sperimentazioni empiriche, nascevano diffusamente in Italia piccole aziende che, create dal nulla, si affermavano soprattutto per la particolare tecnica dei titolari a far tutto, o quasi, da sé.

Minimo sforzo con risultati incredibili

Con risultati che alle volte avevano dell’incredibile. Non era sufficiente certo avere a disposizione un capannone ed un pò di attrezzatura per realizzare auto complete. Sforzi, sacrifici e tentativi falliti erano all’ordine del giorno per gli artigiani dell’auto in Sicilia, proprio a diletto ed uso, o di precisi ordini di facoltosi clienti, realizzarono dal nulla telai e carrozzerie da corsa o da passeggio. I cui unici componenti di produzione esterna erano il volante, le ruote e le gomme. Ed in parte alcuni elementi meccanici ed elettrici. E basta soltanto un attimo a fermarsi col pensiero alla mole di lavoro che è necessaria per realizzare una vettura completa, dal primo disegno alla prima “scarrozzata” su strada, per rendersi conto di quanta fatica costasse e di quanto amore per il lavoro occorresse dotarsi per “inventarsi” ogni giorno artigiano costruttore. Questi uomini ed i loro collaboratori sono stati gli antesignani di quelle “factory” inglesi che, in tempi più recenti, hanno prodotto il meglio dell’automobilismo sportivo e da corsa “artigianale”. Anche se lo spirito del puro costruttore era in quest’ultimo caso perso e si trattativa più che altro di assemblatori. Anche se di altissimo livello.

Gli artigiani dell’auto in Sicilia, le due categorie

Ma questa è storia dei nostri giorni. A questo punto bisogna premettere che è necessario distinguere due categorie ben precise di questi artigiani. Gli inizi sono stati in effetti simili per tutti, o quasi, i costruttori. Ma la storia di ogni singola azienda si è differenziata dalla altre per una serie di elementi contingenti. Quali l’ubicazioni, la possibilità di finanziamenti, l’amicizia e la fiducia dei potenti o dei mecenati, la vicinanza delle grandi case costruttrici etc etc. Indipendentemente dal valore tecnico e progettuale di ogni singolo fondatore o prosecutore. Alcune di queste aziende artigianali emersero, oltre che per il talento dei titolari, anche perché partecipi di tali occasioni fortunate.

Oggi sono diventate grandi aziende produttrici di auto o di tecnologie (Pininfarina, Bertone e Zagato tra i costruttori e carrozzieri più rinomati che assemblano auto a catena di montaggio come Fiat, Alfa o Lancia). Altri, invece, hanno avuto un ciclo più corto con produzioni limitate e mai a livello industriale. E non sono mai arrivate a noi se non con la memoria storica e con la conservazione che i collezionisti hanno fatto delle vetture da loro prodotte (Cisitalia, Osca, Stanguellini, Ermini, Bandini, Iso Rivolta, Bizzarini, Giannini per citare quelli più conosciuti ai più). Come si può notare, le marche e i nomi più prestigiosi, anche quelli che sono scomparsi, sono tutti del settentrione d’Italia, vera patria dell’automobilismo.

Gli artigiani dell’auto in Sicilia e in generale al sud

Ed al sud? Tranne qualche raro esempio (il napoletano Monaci costruì negli anni ’50 una strana vettura biposto da corsa, utilizzando però un telaio Gilco e due motori Fiat uniti in linea, con la quale però arrivò anche a partecipare ad un Gran Premio di vetturette a Monza, nel 1951), non vi sono a mia memoria nomi che siano rimasti nella storia dell’automobilismo nazionale. Diverso, quindi, è il discorso da fare per quegli artigiani che hanno costruito delle vetture da corsa ritagliando tempo al proprio lavoro.

Ed utilizzando il loro impegno per sopperire alle notevoli difficoltà tecniche che a loro si presentavano. Tra le prime la mancanza di attrezzature adeguate e la completa assenza di serie valide oltre una annosa carenza di materie prime. L’esempio più conosciuto a Palermo è rappresentato dai Fratelli Mucera di cui già Sicilia Motori si è occupata in un numero precedente. Desidero in questa occasione brevemente ricordare altri esempi di questo tipo di passione, realizzatasi a Palermo in tempi diversi. Serietà, dedizione al lavoro, una signorilità innata nel modo di comportarsi e un certo distacco o nell’interpretazione delle cose. Tutti questi aspetti mai farebbero sospettare chi li conoscesse per la prima volta.

Gli artigiani dell'auto in Sicilia
La “Lombardo” Sport 1100 dei fratelli, appunto, Lombardo durante una edizione della “Sicilia dei Florio”

I fratelli Lombardo, Vito ed Elio

Un vero e profondo amore per l’automobile antica, vivissima nei Fratelli Lombardo, Vito ed Elio. Esperti “meccanici” da sempre, sono tra i pochi che da decenni si occupano a Palermo di vetture d’epoca, lavorando su tutte le auto di ogni genere con ottimi riconoscimenti. Negli anni tra il ’53 e il ’54 essi hanno finalmente costruito da sé, dedicando anima e corpo su una vettura sport biposto chiamata “barchetta” (ovviamente Lombardo). Il motore era un 4 cilindri derivato dalla Fiat 1100 S elaborato. La carrozzeria era stata pensata e costruita manualmente da ambedue i fratelli, lavorando lamiere a spessore sottile.

Il telaio, derivato da una Fiat, è irrigidito da nervature e tubi. La carrozzeria, invece, è supportata da tralicci come nella migliore tradizione dei maestri battilastra. La vettura ha avuto anche l’omologazione dell’ASI come veicolo storico. Ed è tutt’ora in perfetta efficenza, curata amorevolmente dai suoi proprietari. Di diversa impostazione la storia di Mario Battistol, contitolare insieme al fratello della ditta PA-GA. Conosciutissima in città che si occupa di assetti e frenature. Pilota, dichiarato, è nato con i kart e con le formule minori (K250, F850). Si è affermato alla ribalta delle corse meridionali partecipando assiduamente ed ottenendo anche risultati di spicco.

I primi risultati di Battistol

Con la sua Lucky Formula 850, con telaio derivato dalla Brabham Formula 3, abbondantemente elaborata e rivisitata nel motore,  nell’assetto e anche nella carrozzeria, si è ad esempio classificato prima della sua categoria dalla 30° Monte Pellegrino. Il tempo? Un eccezionale 5’19. Alla VIII Val d’Anapo-Sortino del 1973, Battistol fece debuttare la sua vera creatura dall’aggressivo nome di “Cobra PA-GA“.

La Cobra “PA-GA”

Si trattava di un esemplare di sport dalla linea molto pulita ed originale per essere un prototipo artigianale, ben rifinita e curata nei dettagli. Sperimentalmente montava il motore Lancia Fulvia 1300 e solo successivamente fu dotata del propulsore Alfa Romeo 1600. Con questa macchina Battistol ottenne risultati onorevoli in tutte le gare a cui partecipò. La realizzazione del telaio, delle sospensioni e della struttura della carrozzeria era stata effettuata con pochissimi mezzi tecnici ed economici nella stessa officina di oggi.

Chi sarà il prossimo coraggioso?