FLORIO – Coppa Florio, tutto iniziò con la “Coppa”

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Coppa Florio: la storia di una delle corse siciliane più antiche

“Quando tutto ebbe inizio…”: potrebbe aprirsi così la narrazione storica della più prestigiosa fra le tante competizioni e manifestazioni ideate e organizzate da “Don Vincenzo”: la Targa Florio.

Ma non è della corsa ormai centenaria che ci occupiamo, ma della sua progenitrice, la “Coppa” la cui prima edizione si di-sputò il 4 settembre 1905 a Brescia. In 76 anni se ne sono disputate 20 edizioni, in diversi “cicli” temporali, con formule e luoghi di svolgimento differenti.

Le prime due a Brescia, la terza a Bologna, per approdare in Sicilia nel 1914, sugli stessi Circuiti delle Madonie, sui qua-li si disputò come gara a sé stante per due anni. Nei cinque anni successivi venne invece assegnata nell’ambito della “Targa”, ed ancora un’edizione in Francia.

Poi la lunga interruzione durata 45 anni (dal ’29 al 1974), e la ripresa durata sino al 1981 quando a Pergusa si disputò con validità per il Campionato Mondiale Endurance. 

Gli inizi al nord

In realtà una Coppa Florio fu messa in palio già nel 1904, nella gara sul circuito stradale Brescia-Cremona-Mantova-Brescia, nell’ambito della “Settimana di Brescia”. Alla quale partecipò anche Vincenzo Florio, che si classificò terzo mentre vinse Vincenzo Lancia.

La “Coppa Florio” prese il via in maniera autonoma ed ufficiale come gara a sé stante nel 1905. Quando l’organizzatore palermitano si accordò con i suoi colleghi bresciani per dare il proprio nome alla gara più importante della “Settimana di Brescia”. La competizione si disputò il 10 settembre sul tracciato Montichiari-Cremona-Mantova-Montichiari. Lungo 167 chilometri, da percorrersi tre volte.

Florio mise in palio un montepremi di 50.000 lire ed un’artistica Coppa d’argento massiccio, realizzata da un suo amico orafo parigino di origine polacche. Conosciuto come “Polak Ainé”. Da regolamento la Coppa sarebbe andata non al pilota, ma alla Casa costruttrice. L’anno dopo l’avrebbe rimessa in palio, per essere aggiudicata definitivamente alla Marca che l’avrebbe vinta due volte.

Alla prima edizione presero parte auto e piloti di prestigio. La Fiat con Lancia, Cagno e Nazzaro. LItala con Raggio, Fabry e Ceirano. La Mercedes con Terry, Gasteaux, Cortese e lo stesso Florio. Dopo diversi cambi di leadership, a vincere la gara fu Giovanbattista Raggio, con la Itala. Vincenzo Florio terminò nono a causa di diverse forature.

Nonostante il successo ottenuto nel 1906 la gara non si disputò poiché “saltò” la Settimana di Brescia, per tornare nel 1907, quando il percorso fu accorciato e la distanza totale passata a otto giri. Con vittoria incontrastata di Fernando Minoia, su Isotta Fraschini. L’anno successivo Florio decise di far disputare la gara a Bologna, dove il locale quotidiano, “Il Resto del Carlino”, era molto sensibile alle competizioni sportive. Impegnativo il tracciato di circa 63 chilometri, da percorrersi dieci volte, ed un elenco iscritti di tutto rispetto. Che contava – fra gli altri – Lancia, Nazzaro e Wagner (Fiat), Cagno e Fornier (Itala), Minoia e Trucco (Lorraine-Dietrich). 

Già al terzo giro si involava verso la vittoria Felice Nazzaro, su Fiat, applaudito nel pubblico anche da un giovanissimo Enzo Ferrari (che ai tempi aveva solo dieci anni).

Prima in Sicilia, poi nel GP d’Italia

Dopo l’edizione bolognese, la Coppa Florio subì una lunga interruzione, per tornare a disputarsi nel 1914 sulle strade siciliane. Mentre la “Targa” si correva sul percorso del Giro di Sicilia, per la “Coppa” Don Vincenzo pensò al Grande Circuito delle Madonie (148,823 km.) da coprirsi tre volte. A vincere, come nel 1908, fu ancora Felice Nazzaro. Questa volta su una vettura di 4.400 cc da egli stesso costruita.

La prima Guerra Mondiale comportò inevitabilmente la sospensione della gara. Ma nel 1921 Vincenzo Florio la riportò in vita, tornando in provincia di Brescia, dove era stato disegnato un circuito stradale asfaltato velocissimo. Con la gara valida come edizione inaugurale del Gran Premio d’Italia, che tanta fama avrebbe poi avuto spostandosi sul circuito permanente di Monza. Dopo i ritiri di Bordino e Sivocci (entrambi su Fiat) e De Palma (Ballot) fu il francese Jules Goux (Ballot), a vincere il “1° Gran Premio d’Italia-5° Coppa Florio”. All’elevata media di 144 km orari.

Ritorno nell’Isola e puntata in Francia

L’anno seguente la Coppa Florio tornò nuovamente in Sicilia, sul Medio Circuito delle Madonie (108 km), che già il 2 aprile aveva visto disputarsi la Targa Florio. Il 19 novembre si corse per la Coppa sulla stessa distanza, quattro giri, e la Peugeot ottenne la sua prima vittoria, Con André Boillot. Ancora un anno di sospensione nel 1923, mentre nel 1924 la Coppa venne abbinata per la prima volta alla Targa Florio. Quest’ultima si disputò sulla distanza di quattro giri e la Coppa su cinque. Il tedesco Christian Werner se le aggiudicò entrambe!

L’abbinamento con la Targa Florio proseguì con la stessa formula (ma con un giro in meno) nel 1925, quando a vincere furono nuovamente la Peugeot ed André Boillot. La Casa francese – quindi – come da regolamento si aggiudicò definitivamente la Coppa. Ma gli sportivi dirigenti della Peugeot decisero di rimetterla nuovamente in palio. Si passò quindi al 1926, con un’edizione in sordina, in quanto la Coppa venne messa in palio insieme alla Targa e sulla stessa distanza. A trionfare fu la Bugatti, con tre suoi piloti sul podio e Meo Costantini sul gradino più alto. Nel 1927 la Coppa Florio attraversò le Alpi e si svolse in Francia.

Accadde per espressa volontà di Lucien Rosengart, amministratore della Peugeot che aveva rimesso in palio la Coppa. Rosengart già dal 1906 si era “innamorato” della cittadina di Saint-Brieuc (Bretagna), tanto da costruirvi una villa per le vacanza.

Il francese disegnò per l’occasione un circuito di 13,406 km da percorrere 30 volte, per 402 km totali. Le regole per aggiudicarsi la vittoria erano piuttosto complicate, essendo questa assegnata nell’ambito dei vincitori di classe. Tenendo conto anche della regolarità di marcia. Vinse Robert Laly, su Aries, una promettente vettura francese.

Il miglior tempo assoluto fu segnato da “Sabipa” (Louis Charavel) su Bugatti 1.500, davanti a Wagner e Rigal (entrambi su Peugeot) ed il già citato Laly. Negli ultimi due anni della sua storia la Coppa si disputò insieme alla Tar-ga e sulla stessa distanza di cinque giri del Medio Circuito delle Madonie.

Sia nel 1928 che nel 1929 a vincere fu Albert Divo con le Bugatti Type 35. E così la Casa francese si aggiudicò definitivamente la “Coppa”. Per questo motivo – e per l’impegno che Florio metteva ormai ad organizzare la Targa – la Coppa concluse così il suo primo ciclo di vita, quello con Don Vincenzo in vita.

Dopo 45 anni la Coppa Florio si corre in pista

La “Coppa” viene “rispolverata” dopo 45 anni. La Targa nel 1974 venne privata della validità per il Campionato Mondiale Marche ed iniziò un periodo di inevitabile declino. L’Automobile Club Palermo, che intanto era divenuto l’organizzatore della corsa più antica del mondo, lancia il progetto di un impianto permanente sulle Madonie. Ma intanto si utilizza da subito una pista già esistente, quella di Pergusa, per riportare in vita una corsa col nome di Florio, La “Coppa”, appunto. Il 13 agosto del 1974 sul circuito del Lago si disputò la 13^ edizione della gara, valida per l’allora florido Campionato Europeo Gran Turismo.

Dopo due manche, la classifica finale per somma di tempi vide trionfare il britannico John Fitzpatrick, su Porsche 911 Carrera Rsr, davanti a Paul Keller, su analoga vettura. L’anno dopo la gara entrò a far parte del Campionato Mondiale Marche, con denominazione aggiuntiva “1.000 Km di Pergusa”. Vinta dall’Alfa Romeo 33TT12 di Jochen Mass ed Arturo Merzario (il quale tre mesi dopo si ripeterà alla “Targa” con la stessa vettura condivisa con Nino Vaccarella). Mass salì nuovamente sul gradino più alto del podio l’anno seguente, ma dividendo la guida di una Porsche 936 Turbo con Rolf Stommelen (altra “vecchia conoscenza” della Targa).

La gara era prevista sulla durata di quattro ore, ma venne inter-rotta dopo tre, a causa della forte pioggia. Nel 1977 la “Coppa” fu messa in calendario dopo l’ultima edizione della “Targa”, con validità per l’ormai boccheggiante Mondiale Sport e registrò un’altra vittoia di Arturo Merzario (Alfa Romeo 33SC12). Per paradosso, finita la Targa, nel 1978 la Coppa venne declassata a prova di Campionato Europeo Sport (vittoria di Francia-“Gimax” su Osella PA6-Bmw) e tornò in un Mondiale (quello per Marche Gruppo 5) l’anno seguente, con vittoria assoluta di un’auto del gruppo 6 (l’Osella di Enrico Grimaldi e Lella Lombardi) e fra le Gruppo 5 del Mondiale della Lancia Beta MC di Carlo Facetti e Riccardo Patrese, secondi assoluti.

Edizione in tono nettamente minore, quella del 1980, valida solo per il Campionato Italiano Velocità, e con pochi partecipanti d’oltre Stretto. la migliore prestazione assoluta fu di “Amphicar”, su Osella PA7-Bmw. Il 28 giugno 1981 la Coppa Florio concluse il suo ciclo alla grande, tornando nel Campionato Mondiale Endurance, ma con sole nove vetture al “via”. La vittoria andò alla Lola T600 GTP-Ford della coppia formata dallo spagnolo Emilio De Villota e dal britannico Guy Edwards. Entrambi ex-Formula 1 ed il secondo uno dei soccorritori di Lauda al Nurburgring. 

Foto tratte dal libro “Targa Florio, un’epopea del Novecento”, per gentile concessione della Giorgio Nada Editore