Eugenio Renna “Amphicar”, extralarge. Anche la carriera!

Tratto da Sicilia Motori – Anno XI – n. 2 (131) Febbraio 2008

di Daniele Fulco

Eugenio Renna “Amphicar”

Oltre 200  corse in 33 anni di attività. Dal debutto sulla immancabile “500” alla vittoria nella “Targa” del 1976. Salite, pista, rallies e persino off-road, con ogni mezzo moderno  e storico. In  bacheca fra innumerevoli trofei e coppe tre titoli italiani velocità ed uno rallies (di zona)

Affabile, sornione. Eugenio Renna al secolo “Amphicar” ci accoglie nell’azienda di famiglia,  di  cui  oggi e titolare,  tra il frastuono di  rulli  e macchine   stampatrici.  Entrati   nella “sua”  stanza,  l’improvviso   silenzio di  un ambiente   ovattato stride  con rumore  esterno.  Ai  muri  coppe e targhe  d’epoca  sbiadite  dal tempo a cornice   di una  carriera  automobilistica, decisamente, degna di  nota. Lo rendiamo    partecipe    della  nostra iniziativa di voler riprendere la  rubrica  dedicata  ai piloti del passato che hanno scritto pagine memorabili, in  rappresentanza dell’ automobilismo  isolano. “E proprio con me dovevate iniziare“. Sorride. Alto e corpulento, molto “nordico” nell’insieme, scherza sul fatto che, oggi, gli sarebbe impossibile anche solo entrare nell’abitacolo di un prototipo.“In più occasioni, il mio aspetto  ha tradito  le mie  veraci origini  sicule. Ricordo quando  partecipai  alla  ‘Pedavena’; una  classica delle  salite. Al momento dell’iscrizione e delle verifiche, chiamarono il mio  nome.  Forse si aspettavano di vedere un tipo basso, scuro di carnagione e baffuto, magari  con tanto   di coppola. Rimasero perplessi, per  un  po”‘. Sin da  bambino,  il ‘piccolo’ Eugenio coltiva una incommensurabile passione per  le auto, ereditata dal fratello maggiore, driver impegnato nelle cronoscalate con l’Aurelia 820 che scompare, tragicamente, in un incidente stradale.

La Sierra, ma sempre e dovunque a ruote alzate

E’ il 1956. L’ evento, pur non strettamente legato all’automobilismo sportivo, ha forti ripercussioni in casa Renna. “Per assistere alla Targa Florio con gli amici, si faceva tutto ammucciuna. Per  non parlare  di quando, a 17 anni e senza patente, mi fottevo il Maggiolino per andare a provare a Monte Pellegrino. Ma eravamo ragazzi. Certo che anche, da qui, è nata la scelta, obbligata, di usare un soprannome sin dal mio debutto ufficiale. Non rida, ma puntai su Yogi. L’orso dei cartoni animati di Hanna & Barbera. Anche se non la sfangai. Fui comunque scoperto  dai miei”. E’ il 1965, anno dell’ esordio che avviene alla Avola – Avola Antica, con la Fiat 500. In quell’occasione un risultato da archiviare: fuori tempo massimo. Ma nella medesima annata arriva, immediato, il primo titolo siciliano di classe. “Era una categoria molo  agguerrita. Una media di 30, 40 partenti.  E le prime trasferte oltre stretto”. Nel  1966  una  prima brusca interruzione: la Nazione chiama !

Eugenio a Monza. Prima la pole, poi in gara davanti a tutti

Parte per il servizio di leva. Smessa la divisa grigio-verde, il 1967 lo vede partecipare alla sua prima Targa Florio con lo pseudo-nimo di “Amphicar“. “Sulla scelta del nome c’e poco da dire. Sfogliando una rivista di settore mi sono  soffermato su questa  strana vettura, un’anfibia. Da qui la decisione di adottarlo in gara. La prima ‘Targa‘, invece … il coronamento di un sogno. Ho corso con Pippo Garofalo, sulla Lancia Fulvia HF 1300. 16esimi assoluti e quarti di classe. Ogni due giri con Pippo eravamo costretti a cambiare i cerchioni in ferro delle gomme perché si rompevano. La Lancia ci fece il favore di prestarci quelli ufficiali: cerchi in lega campagnolo”.

Tutti dietro anche con una Lotus

Legato in modo sviscerale alla “corsa più antica del mondo”, si ripropone, nel 1968, con Garofalo al volante della Lancia Sport Zagato. “Di  quella edizione ricordo un caldo infernale, ma anche la seconda piazza di classe. Un risultato di tutto rilievo. Correvamo con una macchina preparata da un privato, il buon Salvatore Ferracane, in competizione con  i mezzi  ufficiali della Squadra Lancia, diretta allora da Cesare Fiorio. Fu lo stesso che, 15 giorni dopa la ‘Targa‘, mi propose di disputare con loro la 12 Ore di Sebring … Rifiutai, doveri familiari. Pero, in seguito, una serie di buone uscite mi portarono a conquistare il secondo posto nel campionato italiano   Turismo“.

Vittorioso in Jaguar con Patrizia Mauro

Nel 1969 giunge la prima di numerose vittorie assolute. “Mi era sposato appena due mesi prima  e disponevo di una  nuova macchina: la Porsche 911 2.0, preparata a Stoccarda da Gerard Mitter che, di li a poco, avrebbe vinto la Targa Florio. Andai deciso, in Sardegna e feci mia la Coppa Città di Iglesias, valida allora per il tricolore MontagnaUna  soddisfazione immensa“.  Il 1971 è l’anno della  consacrazione e “Amphicar” domina la stagione,  disputando 14  gare  e agguantando nove primati  assoluti,   14  di  classe e spuntando sette rilevamenti da record. Arriva il primo titolo italiano in salita, Gruppo Sport, al volante dell’Abarth SEO 10.

“Unannata irripetibile per il motorismo delllsola. A Roma, durante la tradizionale premiazione dellAutomobile Club, si parlava siciliano.  Al  mio fianco mi ritrovai Vaccarella, Restivo, Mirto Randazzo, Bordonaro e Barraco“. Tranne il “Preside Volante“, tutti portacolori della gloriosa Scuderia Pegaso, presieduta allora da Ninni Failla‘Ninni fu un vero e proprio precursore dei tempi. Ed un padreper tutti noi.  Con lui ho condiviso gioie delusioni dal 1965 al 1973Non tollerava  primedonneAi  suoi occhi eravamo tutti  uguali ed altrettanto meritori di essere assistiti in modo repentino e professionale. Ma il primo che sgarrava era fuori.

Passato alla carte dell’Ateneo, nel 1976, in coppia con Armando Floridia, “Amphicar” iscrisse il proprio nome nell’albo d’oro della  Targa FlorioPer un conduttore  siculo  e il massimo  in carriera.   II sogno  che diviene realtà, già sfiorato l’anno prima quando tagliammo il traguardo col motore completamente  fuso, dietro Merzario e Vaccarella. L’ho semprsostenuto, la prima cosa da fare  alla  Targa‘ è arrivare. Noi ci siamriusciti  da primi,  profondendoci in una entusiasmante rincorsa. Rischi alle stelle,  ma ne valeva lpena“.

Dopo una  parentesi al Mondiale Marche FIA, qualche stagione altalenante, altri titoli tricolore ed un nuovo amore nei confronti dei rallies, disciplina  sempre  più emergente, “Amphicar” è “invitato” dalla famiglia ad  appendere il casco al chiodo per qualche tempo. ‘Dalla  seconda meta degli anni Ottanta fino ai Novanta mi sono dedicato, esclusivamente ad un nuovo amore: le autostoricheUn sentimento ben ricambiato, quando pensavdnon avere più il piede  abbastanza “pesante”.