Leonardo Guarnotta: “Passione blindata”

Guarnotta: la “telefonata” di Sicilia Motori

Sicilia Motori, dal numero di giugno del 1999

di Luigi Tripisciano

Viaggiare su una “blin­data”, auto sicura ma pesante, e quindi non particolarmente scattante, non deve essere piacevole per un amante della velocità. Ma é il destino di certi Magistrati. C’é chi si affida agli autisti, come il Procuratore Caselli“pensi un pò – dice con un tono che tradisce un senso di ramma­rico – un torinese che non guida!”. E c’é chi, comunque, non vuol rinunciare alla sua passione per il volante. E’ il caso del Sottosegretario Ayala, ad esempio. Guidava a volte anche Giovanni Falcone e guida Leonardo Guarnotta, Presidente della Seconda Sezione Penale del Tribunale di Palermo.

Dove aveva debuttato nel ’79, dopo quasi 10 anni trascorsi prima alla Prefettura e poi al Tribunale civile e penale di Termini lmerese. Occupandosi un pò di tutto. Ma la “gavetta” giova all’esperienza di un Magistrato. Prima ancora giu­dice istruttore (nel ’65 per un solo anno, a Milano, dove viaggiava in tram) e tre anni alla Procura di Niscemi, a fare la spola da Palermo con una “850”, arrancante su certe strade. Ma fedele fino alla fine. Di Leonardo Guarnotta molti conoscono la passione per il calcio, perché organiz­za la squadra dei Magistrati per numerose sfide a fini benefici. Ma come Giudice ha alle spalle una carriera tutt’altro che indifferente. Nell’84 viene chiamato dal capo dell’ufficio istruzione Caponnetto ad affiancare i colleghi Di Lello, Falcone e Borsellino nel pool antimafia. Il nucleo storico che diede vita ad una serie di numerose battaglie sulla criminalità organizzata.

Leonardo GuarnottaE nell’89, con l’entrata in vigore del nuovo codice, con la partenza di Borsellino per Marsala e di Falcone quale Procuratore aggiunto, rimase prima con Natoli e Di Lello e poi da solo, da giudice anziano, a chiudere l’istruttoria per il così detto “Maxi 4”. Parliamo del contenitore di tutti i grandi processi di mafia con 180 imputati. La chiusura il 7 gennaio del ’95 e poi il ritorno alla “Seconda Sezione“, questa volta come Presidente, per processi dì grande risonanza. Procedi­menti delicati condotti con grande saggezza. Ma questa é per così dire la faccia seria del giudice Guarnotta. C’é poi quella ancora assai giovanile. Il tifo per il Palermo e la delusione di quest’anno. Poi quella per la Fiorentina, altra delusione.

Ma torniamo alle auto. L’850 ad inizio di carriera, “bianca di fuori e rossa di dentro – ricorda – poi passai all’Alfa Giulia 1.300, quella a coda tronca. Bella macchina. Ma ben altra cosa fu la successiva Alfa 1.750. Cambio eccezionale e ripresa entusiasmante. Ricordo che sulla salita di Altavilla, in quinta, arrivavo a toccare i 180 (e i limiti posti dal Ministro Ferri?.ndr ) e i sorpassi non si contava­no. Una macchina bellissima, poi ceduta in cambio di una Giulietta 1600, la quale mi deluse, forse perché abituato male”.

Dall’84 auto blindate, ma nell’86 si con­cesse uno sfizio, ovvero una spy­der A.R. Una 1.800 che, però, visse male, quasi sempre ferma in garage. “Ogni tanto facevo un giretto, da casa a Tommaso Natale e ritorno, lungo le due arterie che costeggiano l’autostrada. Tanto per farle fare un pò di movimento. Ricaricare la bat­teria ed evitare che le ruote si ovalizzassero. Ma non pote­va durare ed ora in casa ci sono soltanto le Punto dei miei figli. Mi piacerebbe avere il coupé della Mercedes, ma sarebbe un sacrificio inutile, per il momento. Recentemente sono stato a Nizza, con una Kappa noleggiata che mi e molto piaciuta. Comoda, spa­ziosa e con bagagliaio molto ampio e una strumentazione interessante. Una bella mac­china per viaggiare, anche se la spyder mi faceva assapo­rare la libertà. A diretto con­tatto con la natura, sensazio­ni bellissime.

Oggi é una sof­ferenza, ma nella vita tutto ha un prezzo, purtroppo”. C’é, forse, un solo piccolo vantag­gio. In città può evitare il grande traffico, usando le corsie preferenziali: “Non sempre é cosi e magari c’é pure qualcuno che ci invidia. Un vantaggio, comunque, perché a Palermo si circola male. Non lo consentono le strade ma non c’é neanche la cultura giusta, siamo per natura indisciplinati e non guideremo mai come i mila­nesi. Anche se in qualche altra città del meridione c’è chi ci batte, ma non é una consolazione”.

Infine un giu­dizio, di prammatica, sulle corse, che Leonardo Guarnotta segue quando può: “La Formula 1, natural­mente, e la Ferrari. La con­sidero il simbolo italiano nel mondo. Vorrei che vincesse, ma vorrei soprattutto che il titolo arrivasse con un italia­no. Questo Fisichella non é male, anche se mi pare che la stampa non gli dedichi le giu­ste attenzioni”.