RIOLO Vincenzo, Formula 1 da “toccata e fuga

Tratto da Sicilia Motori – Anno IX n. 5 (108) Maggio 1990

di Giancarlo Felice

Futuro promettente quello che si delineava per il palermitano Vincenzo Riolo, il quale, quando cominciava ad assaporare il grande successo, fu costretto ad annunciare il ritiro dalle corse. Un solo anno d’intensa attività agonistica e subito porte aperte nella Formula Uno. Il motivo: moriva il padre e l’azienda passava nelle sue mani.

Decisione drastica, questa di abbandonare, ma che andava presa in quanta maggiore dei fratelli, sia pure a soli 24 anni. Oggi Vincenzo Riolo di quei tempi non ha dimenticato nulla. Riferisce nei minimi particolari la sua «annata d’oro» contornandola con gustosi aneddoti.

I figli Nicola, 27 anni, e Roberto, 26, pur in altri campi, hanno seguito le orme paterne. Il primo e Campione del mondo di pesca subacquea, il secondo si fa onore nel motociclismo. L’assaggio con il mondo delle corse nel 1957 partecipando alla Targa Florio, quell’anno di regolarità per gli incidenti mortali della Mille Miglia, in coppia con il fratello Antonio (Johnnie Walker ndr). Nulla di impegnativo, ma già un segnale, che il padre raccolse, tanto che per cercare di allontanarlo dalle corse gli regalo una Maserati 3500 GT.

rioloL’amore per la Giulietta

Non fece più gare di regolarità, ma nel cuore di Vincenzo c’era la Giulietta, amore che esplose nel 1959 quando l’Alfa pose in commercio la Giulietta SS Bertone. «Fu amore a prima vista, tanto che tenevo la foto del modello nel portafoglio, alla stessa stregua del ritratto della fidanzata. Un giorno “Totò” Ferruzza venne a trovare mio padre a Solanto e discutendo gli propose di comprarne un esemplare.

Chissà come fu, mio padre si convinse ad acquistarla e sul finire dell’estate entrai in possesso della “mia amata “. Dopo aver patteggiato con il genitore riuscii ad iscrivermi alla Passo di Rigano ­- Bellolampo, gara che chiudeva la stagione ’59.  Mentre provavo il percorso mi accorsi che la frizione non era a posto, portai la vettura in officina da Adriano Stagni e promisi a mio padre di raggiungerlo a Solanto.

Ma appena la Giulietta fu pronta, invece, ritornai a provare. Le prime tre curve erano difficilissime. Bisognava sistemare le traiettorie delle tre entrate e conseguentemente le uscite, che si facevano sui 120-­130 Km/h. Commisi l’errore di valutare le curve singolarmente, sicché uscii dalla seconda molto veloce e spostato sulla destra.

L’incidente con la Giulietta

lngranai la seconda e diedi gas, la vettura tenne ma poi derapò, finendo prima sugli alberi, ridiscendendo sulla strada e fermandosi in bilico su un burrone. Rischiai la vita.

Non avevo il coraggio di rientrare a Solanto, ma mio padre ­ dal quale mi attendevo quantomeno la proibizione di gareggiare ­ fu straordinario. Fatta riparare la vettura nel corso della notte mi disse queste testuali parole: «un cavallo quando sbaglia l’ostacolo deve ritentare il salto. Solo dopo che ha saltato può ritornare nella stalla».

Una lezione di vita.  Alla partenza mi accorsi che la pressione dell’olio era troppo bassa, ma intanto iniziava a piovere per cui la strada diventava sdrucciolevole. Partii, superai a meraviglia le famose prime tre curve, tanto che ad un chilometro dal traguardo ero primo con 15″di vantaggio. I guai vennero sul conclusivo tratto veloce: il motore era fuso».

La riparazione a Torino e l’annata d’oro

La vettura fu spedita a Torino per essere preparata da Conrero. E si arriva all’annata d’oro

L’apertura della stagione di Riolo avviene a Verona con la Stallavena -­ Boscochiesa nuova dove per la prima volta veniva a contatto con avversari d’esperienza. In prova il miglior tempo, ma un incidente meccanico in gara lo taglia fuori. La vettura è mandata a Milano da Facetti perche venga riconsegnata in ordine per la Targa Florio.

Correrà in coppia con Alessandro Federico nell’ affollata classe 1300. Conquista il primo posto nella categoria, dinanzi a Tacci e Leto di Priolo, dopo un vivace duello con Sergio Pedretti, ma quel che più conta è la dodicesima posizione assoluta, subito dopo le vetture di cilindrata superiore.

Qualche giorno dopo la Targa, senza che la vettura sia risistemata, e secondo al Gran Premio di Posillipo. In serata imbarca la macchina per Palermo e l’indomani si presenta al «via» della Montepellegrino.

La sua partecipazione alla classica cronoscalata palermitana è assai polemica e vivacemente contrastata dal diretto avversario, Vito Coco, che si appiglia al regolamento, non avendo Riolo fatto in tempo a presentare, nei termini consentiti, la vettura ai commissari per le verifiche.

Nonostante ciò viene ammesso alla gara, ma prende la partenza, con lo sportivissimo consenso dei concorrenti nella categoria sport. Si classifica terzo assoluto e secondo di categoria. Nel giugno 1960 corre a Firenze, alla Consuma, ma e costretto al ritiro. Si sposta a Terni, alla Coppa Borzacchini, risultando il quarto assoluto e primo di categoria. Vince la Valdesi ­ S. Rosalia. In luglio partecipa alla Vermicino ­ Roccadipapa: primo di classe e secondo assoluto dietro alla Maserati di Giovanardi.

Vittoria e sesto assoluto alla Trapani Erice

Vince la categoria ed e sesto assoluto alla Trapani ­ Erice, si ritira alla Trento-Bondone.

Cambia vettura, acquista una Giulietta Zagato con la quale partecipa al Giro delle Calabrie. In settembre e a Monza alla «Intereuropa» fino a meta corsa si alterna al comando con Ada Pace, e costretto al ritiro sale come seconda guida sulla vettura di Della Torre. Vince la Coppa Nissena è secondo di classe e 6° assoluto alla Catania-Etna, quarto alla Pontedecimo ­-Giovi.

Alla Coppa d’Oro dell’Automobile Club d’Italia, a Modena, la sua ottima prestazione ­ secondo di classe dietro a «Kim» ­ gli vale l’assegnazione della «borsa di frequenza per l’addestramento» alla scuola modenese, in seguito alla segnalazione di Piero Taruffi.

La stagione si avvia alla conclusione: vince la Passo di Rigano ­-Bellolampo, è terzo assoluto e primo di classe alla Colle S. Rizzo a Messina. Gare che gli valgono la seconda posizione nel Campionato Italiano Corsa 1300 e la terza nel Trofeo della Montagna.

Maserati 2000 o in Formula 1

Il 1961, quindi, avrebbe visto Vincenzo Riolo alla guida di una Maserati 2000 o in Formula Uno.

Le proposte perché il pilota accettasse ­ come vedremo in seguito ­ erano numerose. Ma, intanto, c’era da vendere la macchina. Il posto migliore era la piazza di Roma. «Con Bulgari ­ – riferisce Riolo – ­ si va dal suo preparatore, Lucio De Santis. Questi appena apre il cofano disprezza l’elaborazione della mia vettura. Mi inalbero e subito lancio una sfida, chiedo chi é il detentore del record di Vallelunga con le 1300. De Santis mi risponde che il miglior tempo e di «Mandrake», cioè Maurizio Grana. Aggiungo: ci vediamo domani all’autodromo, batterò questo primato!

Logicamente dopa questa… smargiassata era preoccupato: la vettura non era a posto, i freni erano ridotti a suole, ma tant’e. L’indomani a Vallelunga accorrevano centinaia di persone: accanto alla Roma sportiva vi era la colonia palermitana con gli Spatafora, Pippo Fantauzzo,Dolce, Ciuffi Paratore, ed altri.

Allora mi si aguzza l’ingegno. Chiamo in disparte Fantauzzo e gli chiedo di portarsi alla curva che immette sul rettilineo di arrivo con un fazzoletto in mano qualora battessi il primato. Di giri ne potevo fare quanti ne volevo, ma avevo paura per i freni malridotti.

Sicché l ‘impresa doveva compiersi nei primi cinque ­ sei giri. Parto, concludo il primo giro, inizio e quasi finisco il secondo. Mentre mi avvio per il terzo vedo alla curva Fantauzzo sventolare il fazzoletto. Il segnale. Allora fermo la macchina subito dopo la linea del traguardo, adducendo come pretesto che le candele non vanno.

Non ho neppure il tempo di profferire questa frase che il pubblico mi stringe d’assedio festeggiandomi, avevo battuto il primato. Ma una rivalsa era d’obbligo, Fu quando De Santis, assieme all’ex primatista Grana, mi chiesero di provare la macchina».

La borsa di studio

Ma era tempo di cominciare a pensare alla nuova stagione, Riolo accetta la borsa di studio della «Scuderia Centro Sud Maserati» che vuole selezionare, tra i migliori piloti del momento due a cui affidare altrettante vetture per la Formula Uno. Sono convocati a Roma tra gli altri Pirocchi, Bandini, Natili, Bernabei, Eugenio Monti (successivamente campione del mondo di bob), Lippi.

L’appuntamento è all’aeroporto di Ciampino. «Ci misero a disposizione le Cooper Maserati 3000 da F.1 e come prima prova dovevamo percorrere, andata e ritorno, la pista di decollo. Venivamo chiamati in ordine alfabetico e i tempi cronometrati. La seconda prova consisteva nel girare attorno ad un cerchio di una cinquantina di metri di diametro.  Notai che Bandini girava con la ruota anteriore interna che si alzava e abbassava, cosa che gli faceva ottenere buoni tempi. Quando fui chiamato alla guida, la stessa ruota si alzò alla partenza e si poggio a terra a conclusione della prova. Con il risultato di aver ottenuto un tempo migliore di Bandini.

L’indomani trasferimento a Vallelunga. Su quella pista che qualche mese prima mi aveva vista recordmen nelle 1300. Questa la classifica: 1. Riolo; 2. Bandini a 2″; 3. Natoli; 4. Bernabei. Dopo questa ulteriore prova selettiva Bandini che non salutava cominciò a stringermi la mano.

L’ultime selezione a Modena. Una sola vettura per tutti, il primato della pista era di Von Trips su Ferrari in 59″8. Ogni pilota aveva a disposizione dieci giri. I ragguagli del primo erano a favore di Bandini in I ’00″4, seguito dal mio tempo (I ’00″9) e gli altri a due – tre secondi.

Nei ragguagli del secondo giro il miglior tempo era il mio: I ’00″6, quello di Bandini I ’00″8; nel terzo Bandini bloccava i cronometri in I ’00″4, passava la vettura a Bernabei, ma gli scoppiava il motore, sicché la prova si concludeva non essendovi a disposizione altre vetture».

Nei box i meccanici erano impazziti per il modo di guidare di Riolo, mentre Giorgio Scarlatti, pilota di punta degli inizi ’60, ebbe a dire: «Riolo ha il derapage frenante di Manuel Fangio». Il pilota palermitano è avvicinato da Piero Taruffi: gli comunica che e stato scelto assieme a Bandini come pilota ufficiale della Centro Sud Maserati e che in serata i due sono a cena da Mimmo Dei, patron della Scuderia, e che l’indomani entrambi avrebbero provato a Monza al volante di una Maserati Cooper Climax, ripresi dalla televisione di Stato.

Conclusa la prova a Monza, Riolo rientra a Modena dove per una settimana ha a disposizione l’intero parco macchine. Vincenzo rientra a Palermo, appagato e speranzoso che la nuova stagione sia positiva, come la precedente. La Centro Sud Maserati gli manda una Maserati 2000 per correre la Targa insieme a Massimo Natili, prima di iniziare l’avventura di Formula Uno.

Ma il secondo pilota e influenzato e sino alla partenza non si riesce a trovare chi lo sostituisca. Riolo prende il «via» egualmente, ma a conclusione del primo giro e fermato perche a quella vettura manca la seconda guida. In quel periodo il padre Nicolò comincio a star male, si spense a Roma il 12 giugno 1961.

Vincenzo ­ come detto ­assume la responsabilità della concessionaria che contava una cinquantina di dipendenti. Il tempo per correre non c’era più, quella che si prospettava una brillante carriera di pilota fu troncata.