Tratto da Sicilia Motori –  Anno XXVI n° 3 (297) – Marzo 2008

di Edo Murabito

Discendente da una nobile famiglia, il cui stemma araldico era in bella vista sul suo casco, ha dominato per tre decenni le corse in salite di Sicilia e Calabria. Un palmares che lo pone al terzo posto fra i piloti più vittoriosi d’Italia una vita dedicata alle corse con tante, tantissime soddisfazioni e pochi rimpianti.

enrico grimaldiPer oltre trent’anni come pilota e di recente come Presidente della Scuderia Etna (di cui e sempre stato un portabandiera), Vice­Presidente dell’Automobile Club di Catania e Presidente del comitato organizzatore della Catania­ Etna. Questa è Enrico Grimaldi nato a Catania il 15 giugno 1948, discendente di una delle più prestigiose famiglie nobiliari catanesi. Figlio del Barone Andrea e della moglie Giuseppina.

Per la discendenza e per la bravura era soprannominato “Principe del Volante“. Abbandonate le corse sfoga adesso la sua passione per il “brivido” coltivando gli hobby del volo con l’elicottero e lo sci. Ha iniziato a correre a 21 anni, con una 500 che di nascosto sottraeva al padre la domenica. Esordì alla Cefalù Gibilmanna, dove si classifico secondo di classe.

Fu subito scoperto dai genitori, ma gli fu consentito di continuare l’attività agonistica, ed anzi ricevette in regalo una Fiat Dino Spyder, preparata gruppo 4, con la quale vinse la classe nell’edizione del ’70 della Catania ­ Etna, che partiva dai Pini di Nicolosi e si concludeva al Rifugio Sapienza.

Passe ben presto alle monoposto, disputando il campionato di Formula Italia (oggi formula Junior) dove si mise in luce ed ebbe la concreta possibilità di passare alla Formula 3 e oltre. Ma a quel punto il divieto della famiglia fu netto e categorico. Dovette accontentarsi delle gare in Sicilia, con qualche escursione in Calabria.

Iniziò così la sua storia delle cronoscalate dove con le possenti e velocissime sport prototipo, diventò appunto il “Principe Volante” vincendo una “salita” dietro I’altra. Con un pizzico di nostalgia e qualche rimpianto, nell’agosto del 2002, Enrico Grimaldi, dopo lunga meditazione, disse “basta” con le corse.

Perche?

Perche a 54 anni, con gli impegni di lavoro sempre più pressanti, e un entusiasmo non più a mille, non avevo più voglia di correre dietro le cervellotiche decisioni della Csai. Ogni anno modifiche tecniche poco chiare e spesso inefficaci per ridurre la velocità, poi i commissari, che da una città all’altra, interpretavano le stesse regale in modo diverso, poi ancora il clima di sospetto che regnava tra noi piloti, per via di queste regale poco chiare. Poi per finire con quelle chicane aberranti

Già quelle chicane… nel 2001 hai perso la Catania – Etna per colpa loro.

Molto probabilmente. Le concepirono per ridurre la velocità in rettilineo, una scelta senza senso. Dovevano invece intervenire soprattutto nella percorrenza delle curve cosi da ridurre di conseguenza anche la velocità nei rettilinei. E poi quattro gruppi di barriere, sembrava quasi uno slalom camuffato da salita“.

Smesso di correre oggi possiamo parlare di ricordi, per esempio la vittoria più bella?

Quella in coppia con Lella Lombardi a Pergusa”, ­ risponde Enrico Grimaldi di getto. ­”Era una gara di durata valida per il mondiale marche Lella pensò a tutto, mi chiese solo di dividere con lei la guida dell’Osella. Come rivale avevamo soprattutto Riccardo Patrese con la Lancia 037. Poi un’altra gara ricordo con tantissimo piacere, l’ultima Targa Florio (’77) nel circuito di 72 chilometri. Ero in coppia con Mauro Nesti, con una possente Chevron 3000.

Partì lui per primo dalla pole, piovigginava, gli dissi di non tirare, ma lui a meta del primo giro andò in testa coda, gli spettatori lo aiutarono a riprendere, perse quattro minuti. Dall’inizio la nostra rimonta, ma al quarto degli otto giri ci fermarono per il terribile incidente occorso a Ciuti che provocò: la morte di alcuni spettatori. In quel momento eravamo quarti e la vittoria andò a Restivo ­”Apache”

Gli avversari più ostici con cui ti sei misurato in tanti anni di attività?

Sicuramente “Amphicar” e Benny Rosalia. Eravamo sempre li, a decimi; talvolta anche meno. Ricordo una vittoria su “Amphicar” per un centesimo alla Avola ­ Avola Antica. Vittorie e sconfitte che non si dimenticiano“.

Una sconfitta che non dimentichi?

A Sortino. Vinci si fermo dietro l’ultima curva, in piena traiettoria a 20 metri dal traguardo. lo sopraggiungevo immediatamente dopo, me lo trovai davanti, non lo tamponai per centimetri. Fui costretto a fare marcia indietro e ripartire. A Cassibba che partiva dopa di me arrivarono a segnalare l’ostacolo, così prese la curva molto stretta e passo indenne, e naturalmente vinse quella edizione della Val d’A­napo ­ Sortino“.

La macchina migliore che hai guidato

L’Osella, bella, veloce, stabile anche se tecnologicamente poco sviluppata. D’altra parte le concorrenti sono scomparse. Che motivo aveva Osella di investire nella ricerca e sperimentazione“.

Il tracciato più congeniale

Direi proprio quello di Erice. L’ideale per una cronoscalata pieno di curve e controcurve. Uno dei pochi dove non è stato necessario inserire chicane per rallentarlo“.

e l’Etna…

L’Etna e la mia corsa, la corsa del cuore. Ho avuto la soddisfazione di vincerla più volte. Momenti indimenticabili“.

Ora sei passato dall’altra sponda, nelle vesti di vice presidente dell’AC di Catania e di Presidente del Comitato Organizzatore della manifestazione …

Era più facile e divertente prepararla come concorrente che come organizzatore. In queste vesti incontro solo rogne. Un interminabile percorso ad ostacoli. E ci vuole tanta pazienza per superarli”.

Le corse in salita da un po’ di tempo attraversano un periodo di stanca sia di piloti che di vetture, cosa proporresti?

Alle Case Automobilistiche di guardare ancora a queste competizioni e non solo ai grandi circuiti e ai trofei monomarca; alla Csai di varare regolamenti che consentano di correre con poca spesa. Gruppi N rigorosamente N, cioè macchine veramente di serie. Non come ora che la preparazione di un gruppo N incida più di quanta il prezzo di listino della vettura. Si potrebbero anche vietare le gomme slik per ridurre i costi, ma in alto sono troppo impegnati a litigare per le poltrone, nessuno ci ascolta“.

Identikit – Enrico Grimaldi, oltre 200 Vittorie

Enrico Grimaldi e in tutti gli albi d’oro delle salite siciliane, spesso per più annate. Il record di primati lo ha ottenuto alla “Monte lblei”: dove ha vinto otto volte. Ma figura anche in più righe degli Albi d’Oro di Monte Erice, Coppa Nissena, Avola ­ Avola Antica, Val D’Anapo ­Sortino, Sciacca ­ Monte Kronio, Linguaglossa ­ Piano Provenzana, Giarre ­ Milo, Scordia ­ Militello, Coppa Citta di Centuripe, Cefalu ­ Gibilmanna, Coppa Akrai, Termini­ Caccamo, Monte Pellegrino, Cammarata ­ S. Rosalia, Monte Bonifato e Collesano ­ Piano Zucchi.

In Calabria si è impasto alla Coppa Sila, Ponte Corace ­Tiriolo e altre ancora. Tante pure le vittorie a “Pergusa“. È stato l’unico catanese a vincere sia la Catania ­ Etna che la “Corsa dell’Etna” nelle diverse versioni. Nel ’76 (in pista a Pergusa), nell’82 (da Piano Bottara al Sapienza), nel ’95 e nel ’99 (dai Pini al bivio San Leone).

Una collezione di oltre 200 vittorie. Le statistiche dicono che sia il terzo pilota italiano più vincente in una classifica che vede in testa il leggendario Mauro Nesti.