Capo d’Orlando – Naso, una gara bagnata e sfortunata

Capo d’Orlando – Naso, il nostro speciale per la rubrica “Campioni di Ieri”

Tratto da Sicilia Motori – Anno XII n. 3 (140) Marzo 1993

di Renato Cortimiglia

Con poca fantasia ma ricorren­do alla saggezza del vecchio re­frain, Tano Cuva sentenziò: gara bagnata gara fortunata. “Nemo profeta in patria”.

La Capo d’Or­lando-Naso, cronoscalata che in quella domenica 2 ottobre del 1966 esordiva nello scenario me­ridionale, sarebbe al contrario stata una gara sfortunata. Non per gli esiti della stessa, che anzi rispettando i pronostici della vi­gilia fu gara spettacolare ed av­vincente, ma perchè rimase uni­ca. Mai più fatta. I suoi pigma­lioni, Mimmo Patti (Squadra Pe­loritana) e Tano Cuva (Pro Loco orlandina), archiviata quella pri­ma edizione non riusciranno mai più a ripetere l’iniziativa.

Capo d’Orlando – Naso, realizzata sotto i migliori auspici

E dire che la Capo d’Orlando-Naso era stata concepita e realizzata sotto i migliori auspici e mai poi mai alcuno avrebbe potuto ipotizza­re che la prima edizione non avrebbe avuto seguito. Innanzi­tutto il tracciato, otto chilometri per campioni da San Martino a Cresta, quasi disegnati apposta per una competizione automo­bilistica di velocità: un percorso magnifico, misto-veloce in alcu­ni tratti con tornanti mozzafiato nella fase centrale e conclusiva.

Manifestazione valida per la Coppa Fisa

In secondo luogo la manifesta­zione nonostante esordiente era valida per la Coppa Fisa, circo­stanza che indusse quasi tutte le scuderie siciliane e una calabre­se a schierare il meglio delle ri­spettive forz.,e in quanto a vettu­re e piloti, ai quali si aggiunse una schiera nutrita di “non ac­casati”: 24 piloti la Scuderia Pe­gaso, 14 l’Aretusa, 11 la Squadra Peloritana, 7 la catanese Etna, 4 la Aspromonte di Reggio Cala­bria, 4 la Nissena, 1 fa Trapani Corse così come la Tre Cerchi, 2 la Bardahl di Firenze, 32 i “cani sciolti”. Complessivamente 105 iscritti. E tanti i nomi allora di gri­do, Latteri, Floridia, S Radafora, Capuano (favorito d’obbligo), Ravetto, Gambero, Patanè, Ca­talano, “Gordon”, Dolce, Roma­no, Troja La Mantia, Veninata. Il gotha dell’automobilismo sici­liano non aveva saputo resistere al fascino indiscreto d’una gara nuova.

Le dichiarazioni pre-evento

E le dichiarazioni della vi­gilia furono in assonanza con l’evento per una città, Capo d’Orlando, che scopriva (o riscopri­va?) la sua vocazione turistica ed affidava alla manifestazione motoristica le sue chances di no­torietà preconizzando per la gara financo un futuro internaziona­le. Tano Cuva, vulcanico presi­dente della Pro Loco in quel 1966 diceva: “L’iniziativa è stata bene accetta da tutti i cittadini.

La prima edizione della Capo d’Orlando – Naso

La prima Capo d’Orlando-Naso avrà certa­mente un chiaro successo. Poter te­nere a battesimo questa manifesta­zione è per me motivo di grande sod­disfazione. Tutto ciò che si organiz­za nella nostra città riesce bene per­chè troviamo la collaborazione entusiastica delle autorità comunali e  dei giovani”. Nessuno in quella vi­gilia festosa e febbrile come un caravanserraglio orientale sape­va che piuttosto che la celebra­zione d’una nascita si stava scri­vendo un necrologio. La gara fu avvincente, diversa da quella che i pronostici avevano imma­ginato.

Giove Pluvio stravolse i rapporti di forza, scaricò più pioggia di quanto non avesse mai fatto nei giorni precedenti quella domenica diventata im­provvisamente grigia e triste dopo i canti di gioia del sabato, la festa delle prove quando un cielo di berillo e gli ultimi tepori d’un’estate ostinata regalarono agli organizzatori l’illusione di condizioni atmosferiche favore­voli perchè la gente che si an­nunciò come una fiumana po­tesse godersi una stupenda gior­nata di sport.

La vittoria di Ferdinando Latteri alla Capo d’Orlando – Naso

Vinse Ferdinando Latteri, un redivivo si disse, il pi­lota che più degli altri in quelle condizioni dimostrò sangue fred­do e saggezza di guida su un asfalto diventato di colpo come cosparso di sapone. Latteri vinse con una Giulia Gta: 6’13″9 il suo tempo sugli 8 chilometri di gara alla media di km/h 78,952. Fu la giornata che premiò le vetture della categoria Turismo, che più agevoli da guidare nelle proibiti­ve condizioni di gara riuscirono ad avere la meglio sulle vetture sport e sport prototipo che di so­lito la facevano da padrone.

A fare da corona al successo di Lat­teri ci furono Dolce con la Mini Cooper, Riolo con la Lancia Ful­via, Romano con Abarth 1000. Il primo della categoria Sport fu Gambero, quinto, con una Abarth 1300 OT. Rimane il ri­cordo, rimangono foto scolorite dal tempo impietoso, rimangono sensazioni, emozioni mai di­menticate, promesse mai man­tenute.

Una gara che potrà vera­mente definirsi irripetibile. Capo d’Orlando-Naso, prima e ultima. Cosa aggiungere? Fatalistica­mente: ad ognuno il suo destino.