La morte di Amendolia: la famiglia ricorrerà in appello

Amendolia: dopo l’assoluzione degli imputati si preannuncia il ricorso

Non è finita con la sentenza assolutoria di primo grado, per due dei tre imputati che avevano scelto il rito abbreviato, il processo promosso dalla famiglia del pilota Mauro Amendolia morto nell’incidente verificatosi alla Targa Florio n. 101 nel 2017 ma anzi si preannuncia una lunga battaglia giudiziaria. L’Avvocato della famiglia Amendolia, Giovanni Mannuccia del Foro di Messina, ha preannunciato appello per gli effetti civili mentre la vedova Sara Villari,  (ammessa come parte civile mentre le due figlie  tra le persone offese) è intenzionata a presentare un eventuale esposto al CSM, una volta conosciute le motivazioni della sentenza.

Angelo Pizzuto, ex-Presidente dell’AC Palermo

Come noto nei giorni scorsi Il GIP Claudia Camilleri del Tribunale di Termini Imerese,  accogliendo le tesi della difesa (Avvocati Roberto Tricoli, Massimiliano Miceli, Francesco La Loggia) e la richiesto dal PM, ha assolto dall’accusa di omicidio colposo il Direttore di Gara Marco Cascino ed il DAP (delegato all’allestimento del percorso) Antonio Pochini. Il terzo imputato Angelo Pizzuto, ex-Presidente dell’Automobile Club Palermo organizzatore della manifestazione, aveva invece scelto il rito ordinario ed attenderà pertanto l’esito dell’udienza fissata per il prossimo 27 gennaio. Che potrebbe avere identico esito.

Marco Cascino, Direttore di Gara della Targa Florio

Per me – dice Marco Cascinosarà un capitolo sempre difficile da affrontare sebbene il GIP ci abbia dato ragione dopo cinque anni“.

L’incidente alla Targa Florio n°101

Il mattino del 21 marzo 2017 Mauro Amendolia (che aveva 53 anni) nel corso della prova speciale “Piano Battaglia”, durante la prima delle due tappe sulle quali si articolava la Targa Florio-Rally, perse il controllo della Mini Cooper con la quale gareggiava con la figlia Gemma come navigatrice. In seguito all’impatto il pilota moriì sul colpo (fatale l’impatto contro il parabrezza ed il montante sinistro della vettura, nonostante la testa fosse protetta dal casco), la figlia riportò gravi ferite e venne trasportata al Civico di Palermo dove restò a lungo in rianimazione ma riuscì a salvarsi. Perse la vita- a seguito delle gravi ferite subite –  pure il il Commissario di Percorso Giuseppe Laganà (siracusano di Lentini), investito dalla Mini Cooper. Della sua morte è stato ritenuto responsabile il solo Mauro Amendolia.

Le cause dell’incidente…

La perizia affidata dal Tribunale all’Ing. Mangano ed al medico legale Asmundo, hanno stabilito che la perdita di aderenza della Mini Cooper venne causata da una buca profonda otto centrimetri al centro della sede stradale peraltro resa viscida da pioggia e nevischio. Inoltre il pilota non venne trattenuto nel sedile anatomico perchè non aveva stretto a sufficienza le cinture di sicurezza. Al contrario della navigatrice che pure riportò conseguenze gravi ma non letali. 

Mauro Amendolia e Gemma Amendolia alla Targa Florio

… e la tesi accusatoria

Le condizioni del fondo stradale giudicate non idonee alla disputa di una corsa automobilistica ed il mancato controllo alla partenza della prova speciale del rispetto delle misure di sicurezza da parte dell’equipaggio, dimostravano la  responsabilità dell’organizzazione e segnatamente dei tre imputati (Pizzuto legale rappresentante dell’AC organizzatore, Cascino Direttore di Gara e Pochini delle misure di sicurezza lungo il percorso). Per il GIP però fondamentali sono risultate le deduzioni dell’Ing. Mangano che fra le altre spiega che anche se fosse stato il Commissario addetto al controllo egli non si sarebbe potuto avvedere del fatto che Amendolia non avrebbe stretto come avrebbero dovuto le cinture di sicurezza. Il PM ha pertanto chiesto l’assoluzione dei due imputati e dell’organizzazione perchè le conclusioni alle quale perviene il perito Mangano lasciano forti dubbi sulla colpevolezza.

“Impugneremo la sentenza”

Di parere opposto l’Avv. Giovanni Mannuccia, da noi raggiunto telefonicamente, che spiega: “attenderemo di leggere  le motivazioni della sentenza e  dopo senza dubbio impugneremo la sentenza sotto il profilo degli effetti civili.

A pag. 79 della perizia Mangano Asmundo  si legge in maniera inoppugnabile: “In ragione di quanto sopra è quindi possibile ricostruire quanto segue: il piano di sicurezza veniva redatto dal sig. Franco Puleo in collaborazione con il Direttore di Gara (sig. Cascino Marco) e con l’Organizzatore; – dal comunicato n. 1 doc. 3.2 del 16.04.2017 si evince che il Piano di Sicurezza veniva approvato dal Direttore di Gara e dall’Organizzatore (Cfr. precedente figura n. 67) in accordo con il delegato dell’allestimento del percorso (a detta data era il sig. Franco Puleo) “in diretta relazione ed ossequio con le norme sportive, con quanto stabilito dai decreti-permessi – collaudi e dalle leggi dello stato”; – con comunicato n. I del 19.04.217 il sig. Pochini Antonio (subentrato al sig. Puleo Franco) dichiarava anch’egli la conformità del Piano di Sicurezza (Cfr. precedente figura n. 78), sempre in accordo con l’Organizzatore ed il Direttore di Gara, specificando che rispettava: “… quanto previsto dalla Norme Generali Rally 2017 ed a quanto riportato nelle prescrizioni delle Autorizzazioni, rilasciate dalle Istituzioni di Ordinanze Decreti e pertinenza e competenza territoriale e di sostanza”. pag. 79 Passando all’esame del Piano di Sicurezza non è rilevabile – nonostante l’assicurazione dell’Organizzatore del “massimo impegno per garantire la sicurezza della manifestazione con l’adozione di opportune misure al riguardo” (Cfr. precedente figura n. 76) – la trattazione dei rischi relativi allo stato in cui versavano le strade delle diverse prove speciali, con particolare riferimento a quegli specifici tratti attenzionati dagli Enti preposti e di cui al verbale di collaudo del percorso. Anche negli ulteriori comunicati, allegati al file pdf denominato “101^Targa Florio.

Incartamento di chiusura”, non vengono trattate le anzidette prescrizioni, relative al precario stato delle strade, imposte dagli Enti preposti. L’unico riferimento riportato nel documento che può avere un’attinenza con la sicurezza è quanto riportato nel paragrafo PRE GARA ovvero: “In accordo con le Autorità Amministrative Provinciali di Palermo, i percorsi interessati alle Prove Speciali verranno sottoposti ad un particolare controllo (Cfr.
figura n. 82).” 
L’organizzatore non ha quindi  rispettato le indicazioni di Prefettura e Questura. Su 81 pagine di perizia sono state tenute in considerazione solo sei righe.

Quelle nelle quali il perito specifica che in ogni caso l’addetto al controllo, se vi fosse stato, non avrebbe potuto avvedersi che i rami spallari non risultavano adeguatamente tensionati e che i piloti avevano fatto una ricognizione per cui conoscevano le sconnessioni stradali. Tutto il resto non è stato considerato. Ben 15 pagine però dicono invece il contrario su problematiche, inefficienze, colpe e dolo. Per noi  il reato contestato risulta commesso, tanto da determinare la morte del pilota, e trascurate, con il giudizio assolutorio, gravissime responsabilità”.