AC Palermo, Targa Florio, Floriopoli: cosa succede davvero
Notizie - Pubblicato il 06 Agosto 2026 - 08:00
Liquidazione coatta dell’AC Palermo, futuro organizzatore della Targa Florio, bando per Floriopoli, ricorso al CGA e disegno di legge regionale: il punto.

Quattro partite diverse, un solo groviglio
Vincenzo Florio inventò la Targa Florio la cui prima edizione venne disputata nel 1906, sette anni dopo (20 dicembre 1913) fondò l’Automobile Club Palermo che avrebbe dovuto custodirla. 120 anni dopo la corsa oggi più antica del mondo è di proprietà dell’Automobile Club d’Italia e 113 anni dopo l’A.C. Palermo si avvia alla liquidazione coatta amministrativa.
Da settimane circola fra gli “addetti ai lavori” il pdf della delibera (n. 24 del 9 luglio 2026), con la quale il Presidente dell’Automobile Club d’Italia ha avviato il procedimento finalizzato a proporre all’Amministrazione vigilante la liquidazione dell’AC palermitano. L’atto quantifica l’indebitamento in circa 17,8 milioni di euro a fine 2025, dopo le rettifiche operate dalla società di revisione Berger & Berger, incaricata della Due Diligence, e stima in circa 18 milioni il fabbisogno necessario a un eventuale piano di risanamento: risorse che, anche se reperite per intero, non basterebbero a riportare il sodalizio in equilibrio.
Ma questa è soltanto una delle vicende che stanno alimentando una notevole confusione. La Targa Florio, Floriopoli, il futuro dell’AC Palermo, il disegno di legge regionale e il ricorso davanti al Consiglio di Giustizia Amministrativa sono questioni strettamente collegate, ma giuridicamente molto diverse. Vale la pena separarle.
La Targa Florio non è in discussione, l’organizzatore sì
La Targa Florio — ch’è ciò che ci interessa — è al sicuro: la proprietà del marchio appartiene all’Automobile Club d’Italia. Organizzatore, anche della Targa Florio Classica in programma dal 15 al 18 ottobre, è divenuto l’Automobile Club Caltanissetta, che ha messo a disposizione la propria licenza dopo che il Commissario Straordinario dell’AC Palermo non ha dato seguito alla richiesta di utilizzare quella dell’Ente palermitano.
Adesso che l’AC Palermo rischia di sparire — usiamo il condizionale, perché potrebbero ancora esserci colpi di scena — a Roma dovranno decidere se proseguire con l’attuale modello, fondato sulla gestione della spa AciSport e sulla licenza nissena, oppure aprire a un organizzatore terzo. Non mancherebbero i pretendenti. In aggiunta il Comune di Corleone sta seguendo la vicenda per, nel caso, avanzare al commiussario liquidatore richiesta di acquisto del nome “Rally Conca d’Oro” che potrebbe tornare a disputarsi abbinato al “Città di Corleone”
Il 9 settembre il CGA può rimescolare le carte
Bisognerà vedere cosa accadrà il prossimo 9 settembre, quando il Consiglio di Giustizia Amministrativa esaminerà il ricorso contro lo scioglimento del Consiglio Direttivo presentato dall’ex Presidente dell’AC Palermo Angelo Pizzuto. È lo stesso organo che, con la sentenza n. 294/2025, aveva già annullato il precedente commissariamento consentendo il temporaneo ritorno degli organi eletti, poi nuovamente sostituiti dal Prefetto di Messina Cosima Di Stani, nominata Commissario Straordinario. Se il CGA dovesse accogliere il ricorso si aprirebbe uno scenario giuridico estremamente complesso: gli atti adottati dal Commissario potrebbero essere rimessi in discussione, compresa la proposta di liquidazione. Resterebbe comunque il tema del dissesto economico, che l’ACI considera accertato e Pizzuto continua a contestare nel merito.
Agosto non ferma le procedure
Un’annotazione sui tempi, perché l’agosto siciliano rischia di trarre in inganno. La delibera assegna dieci giorni dalla comunicazione di avvio per la presentazione di memorie e documenti da parte degli interessati, e 30 giorni dal 9 luglio per l’adozione del provvedimento finale. Il passaggio interno all’ACI matura quindi proprio in questi giorni: sarà il successivo iter ministeriale, semmai, a richiedere tempi più lunghi.
Floriopoli pronta a dicembre, in arrivo il bando per l’affido
La Città Metropolitana di Palermo ha reso noto che i lavori di recupero di Floriopoli — un intervento da oltre sei milioni di euro — termineranno entro dicembre e che intende affidarne la gestione attraverso un bando internazionale di prossima pubblicazione. Qui nasce un possibile paradosso. Il futuro gestore di Floriopoli non potrà utilizzare liberamente il nome “Targa Florio”, perché il marchio appartiene all’ACI; allo stesso modo l’ACI, se volesse utilizzare stabilmente il sito, dovrà confrontarsi con chi ne avrà la gestione. Problemi superabili con il buon senso, certo. Ma la soluzione più lineare resta far coincidere, o quanto meno mettere stabilmente in relazione, il proprietario del marchio e il gestore di Floriopoli. Salvo progetti migliori presentati da terzi.
Il disegno di legge non protegge il marchio e non potrebbe farlo
Come se la situazione non fosse già abbastanza complessa, è arrivato il disegno di legge presentato all’ARS dal capogruppo della Lega Salvo Geraci, sindaco di Cerda. Il testo subordina autorizzazioni, nulla osta e patrocini regionali al mantenimento di un effettivo legame con il percorso storico: passaggio competitivo a Floriopoli, partenza o arrivo nello stesso sito e almeno il 50% per cento del tracciato sul Piccolo Circuito delle Madonie (72 km) nella configurazione del 1973. Su 100 km e più di prove speciali necessarie, facciamo girare come i criceti le automobili su e giù per la parte – praticabile – di quei poochi Km?
Va poi precisato ciò che nel dibattito di questi giorni non si legge. Il marchio appartiene all’Automobile Club d’Italia e la Regione Siciliana non può intervenire direttamente su un diritto di proprietà industriale altrui: può disciplinare soltanto ciò che rientra nelle proprie competenze, cioè autorizzazioni, patrocini e contributi.
E c’è un secondo elemento, ancora più dirimente: una tutela culturale del Brand “Targa Florio” esiste già dal 2020. Con il D.D.G. n. 2313 del 27 luglio 2020, rettificato dal D.D.G. n. 2429 del 3 agosto, il Dipartimento regionale dei Beni culturali e dell’Identità siciliana ha dichiarato il Brand “Targa Florio” — insieme alle 22 targhe-premio in bronzo e alle 300 fotografie storiche custodite presso l’Automobile Club Palermo — bene di interesse culturale particolarmente importante, ai sensi dell’articolo 10, comma 3, lettere d) ed e), e dell’articolo 7-bis del Codice dei beni culturali. Un vincolo che resta efficace anche nei confronti dei successivi proprietari, possessori o detentori.
Il provvedimento è stato poi modificato con il D.D.G. n. 922 del 23 marzo 2022 che ha alleggerito alcuni limmiti. E’ stata eliminata la preventiva autorizzazione regionale per l’uso commerciale del marchio e per le manifestazioni celebrative organizzate fuori dalla Sicilia, ma non ha cancellato il vincolo: ne ha cambiato il meccanismo di vigilanza, trasferendo sull’ente pubblico proprietario (ACI) il dovere di adottare tutte le misure necessarie a salvaguardare il valore identitario, storico, culturale e sportivo del Brand e a garantirne un’utilizzazione commerciale coerente e compatibile con tale valore.
Resta inoltre stabilito che le manifestazioni sportive denominate “Targa Florio” debbano svolgersi esclusivamente in Sicilia, mentre eventuali gare in altri territori possono avere soltanto carattere celebrativo, con la denominazione “Tributo alla Targa Florio”. A questo si aggiungono le precedenti dichiarazione della Targa Florio quale patrimonio storico-culturale della Regione Siciliana, insieme ai tre circuiti storici e alle tribune di Floriopoli, e l’iscrizione, dal 2009, nel Registro delle Eredità Immateriali della Sicilia.
Il confronto, allora, è presto fatto. Il disegno di legge chiede che l’uso del nome sia coerente con il valore identitario della corsa: il vincolo culturale già lo impone, e lo impone direttamente al proprietario del marchio. Chiede che le manifestazioni prive di legame con il contesto storico non possano utilizzare liberamente la denominazione: il decreto già prevede la formula “Tributo alla Targa Florio” e circoscrive alla Sicilia le gare che portano il nome della corsa. Chiede una tutela regionale: la Regione l’ha già disposta sei anni fa.
Quanto resta appare difficilmente realizzabile. I requisiti proposti non tengono conto dello stato della viabilità del circuito storico — strade oggi in larga parte impraticabili e assai difficili da sistemare, anche s’è indispensabile per la mobilità ordinaria prima ancora che per la memoria della Targa — né degli attuali regolamenti sportivi ed esigenze logistiche che difficilmente potrebbero permettere di utilizzare Floriopoli come sede della partenza o dell’arrivo della gara.
Il vincolo riguarda un ente che sta per sparire
C’è però un punto, in quel decreto, che la cronaca di queste settimane rende improvvisamente attuale e che finora nessuno ha sollevato. Il vincolo — anche nella versione modificata nel 2022 — stabilisce che le manifestazioni denominate “Targa Florio” si disputino esclusivamente in Sicilia sotto l’egida organizzativa dell’Automobile Club Palermo.
Cioè dell’ente di cui si sta chiedendo la liquidazione e che dalla corsa è già di fatto uscito, visto che anche la Classica di ottobre si correrà con la licenza dell’Automobile Club Caltanissetta.
Se la liquidazione andrà in porto, quella previsione resterà scritta in un decreto riferito a un soggetto che non esiste più, e occorrerà un nuovo provvedimento dell’Assessorato regionale dei Beni culturali per aggiornarla. È qui, semmai, che si misura l’urgenza di un intervento della Regione: non in una nuova legge che ripete ciò che già esiste, ma nell’adeguamento di uno strumento che la Regione ha già in mano e che rischia di restare senza destinatario.
Il marchio si poteva comprare e non lo si è fatto
In ambienti parlamentari si ipotizza addirittura che si voglia chiedere all’ACI di cedere il marchio alla Regione Siciliana o alla Città Metropolitana di Palermo, così da riunire proprietà del marchio e proprietà delle strutture.
È però utile ricordare cos’è accaduto prima. La trattativa per la cessione si aprì nel 2017 (in gran segreto scoperchiato da Sicilia Motori e resa pubblica) e fra le ipotesi successive – dopo un lungo periodo di polemiche e bracci di ferro – sul tavolo c’era proprio l’acquisizione da parte della Regione Siciliana. Se ne discusse ma alla fine, nel 2022, a comprare è stato l’Automobile Club d’Italia. Chi oggi propone di riportare il marchio in Sicilia sta chiedendo di ricomprare, a condizioni evidentemente diverse, ciò che la Sicilia ha avuto per cinque anni la possibilità di acquistare.
Il calendario elettorale rende inevitabile leggere anche in chiave politica le iniziative di queste settimane. Sarà il prosieguo dell’iter parlamentare a dire se si tratta di una proposta destinata ad arrivare fino al voto dell’Aula oppure di un annuncio.
Settembre sarà il mese della verità
Le ferie di agosto rallenteranno inevitabilmente tutto: forse il bando della Città Metropolitana, certamente il percorso del disegno di legge. Nel frattempo conosceremo la decisione del CGA, e la Targa Florio Classica potrà diventare l’occasione per incontri, se non istituzionali quanto meno ufficiosi, fra il presidente dell’ACI Geronimo La Russa, il presidente della città metropolitana Roberto Lagalla, i sindaci dei Comuni della Targa Florio — Cerda prima fra tutte — e molti dei protagonisti di questa vicenda.
Magari, fra un abbassarsi della bandiera sulla pedana di partenza e un calice di vino durante uno dei momenti conviviali, ci sarà finalmente occasione per chiarire un po’ di cose. Non auspichiamo una conclusione a “tarallucci e vino”, ma se qualcuno saprà passare dalle dichiarazioni ai fatti — a cominciare da un decreto che oggi affida la Targa Florio a un ente in via di estinzione — questa corsa in soccorso della Targa Florio, forse tardiva e per ora largamente dichiaratoria, potrà trasformarsi in un progetto serio. Diversamente, il risultato resterà quello di oggi: un grande caos. Apparentemente calmo.