Tratto da Sicilia Motori – Anno VI – n.18 (76) Luglio 1987

di Santo Gallo

Augustano di nascita, ma siracusano di adozione, Gabriele Lavaggi, 62 anni, sposato con due figli, Giuseppe e Giovanni, divide la sua attività giornaliera tra gli uffici dell’Automobile Club e casa dove esercita la professione di avvocato.

Fisico asciutto, dal temperamento giovanile, con una lunga carriera agonistica nel mondo dei motori.
Lo sport per Gabriele Lavaggi è sempre vivo. Ad accorciare le distanze dallo sport attivo hanno contribuito i due figli, Giovanni, che ha debuttato circa anni 4 addietro con il cross ed ora gareggia in pista in Formula 3.

Giuseppe è stato per tanti anni capitano dell’Ortigia di pallanuoto e di recente si è dedicato al tennis con ottimi risultati. Come dire che i figli seguono ampiamente le orme del padre.

gabriele lavaggiIl debutto di Gabriele Lavaggi in casa

Ho cominciato con l’ Avola-Avola Antica — dice Lavaggi non nascondo che le prime edizioni sono state fortunatissime perché sono andato entro i limiti del 2° e 3° di categoria. Certo all’epoca correvo con una Giulietta Turismo che era preparata artigianalmente in loco.

Poi portai la macchina a Torino da Conrero e mi preparò una vettura che si comportò benissimo. Da quel momento cominciai a vincere le categorie di tutte le manifestazioni nelle quali mi presentavo. La prima grossa affermazione l’ho ottenuta nella prima edizione della «3 Ore Notturna» a Siracusa, in circuito.

Nella quale feci l’assoluto dopo un duello «epico» con l’amico Mariano Spatafora che alla curva del bivio per Floridia, sulla statale 124, uscì fuori strada. Ho partecipato a diverse edizioni della Montepellegrino (con vittorie di categoria). Alla Selva di Fasano (dove fino a tre quarti di gara avevo battuto il record assoluto dell’anno precedente stabilito da una Ferrari) e quindi in Sicilia la Catania-Etna.

Ricordo per questa ultima corsa, una delle ultime partecipazioni, quando ruppi il giunto del 1000 Bialbero (un’auto che mi dette molte soddisfazioni perché mi consentì di battere Ferrari, Maserati, del tipo «barchetta» dell’epoca). Spinsi la macchina oltre la curva della cosiddetta «macelleria» per toglierla dal pericolo che restasse nel mezzo della strada. Fui colpito dal fatto che sul muretto un gruppo di sportivi, tutti avolesi, mi batterono le mani.

Meravigliato chiesi il motivo: nonostante l’incidente occorsomi a quel punto io avevo 13 secondi di vantaggio su Sigala (papà di Massimo e Roby ndr) che era il 2° della categoria”.

Cosa avvenne alla Sciacca-Caltabellotta verso gli anni ’60. Vuole ricordarcelo?

“Era una corsa lunga ed abbastanza impegnativa perché si alternavano, rettifili stretti e lunghi dove si raggiungevano velocità piuttosto notevoli, misti veloci a tratti seguiti da tornanti, Vi erano 2 serie di 3 curve ciascuna, nella prima serie bisognava entrare di seconda e poi passare alla terza e nella seconda serie al contrario. Ad un certo punto nel tentativo di strafare entrai in curva in terza e feci un testa-coda.

Il motore si spense, quindi fui obbligato a farla ripartire in discesa. Feci manovra e mi rimisi in corsa, arrivato in penultima curva prima del traguardo intravidi la coda della vettura di Mariano (Spatafora), mio eterno «avversario» a questo punto si ruppe il giunto posteriore a seguito del testa-coda. Fu una situazione di par-ticolare dispiacere”,

Le gare in pista di Gabriele Lavaggi

Dalle cronoscalate ci spostiamo ai circuiti ai Gran Premi. Oltre Siracusa anche Pergusa.

“Una prova a Pergusa del campionato mondiale marche. Allora il Gran Premio si svolgeva su 60 giri, Pergusa era un anello senza «chicane»; le tribune erano al lato opposto rispetto a quelle di adesso. Più che tribune era un prato aperto. Al 57 ° giro subito dopo la curva fui affiancato dal settentrionale «Oscar B», mancavano 3 giri alla conclusione, perdere un posto a quel punto non era accettabile, premetti al massimo l’acceleratore, andammo avanti affiancati per circa 500 metri ed arrivati alla cosiddetta curva dei «cipressi» chi staccava dopo vinceva.  

Uscii bene tenendomi in testa per gli ultimi 3 giri, ed arrivammo a distanza di 10 metri uno dall’altro.
Dopo doveva avvenire il passaggio alla Simca 1300 che allora andava «forte». Purtroppo famiglia, moglie e figli, evi-dentemente non furono entusiasti, e mi misero il bastone fra le ruote, eravamo già arrivati all’anno 1962. Decisi allora di chiudere definitivamente la partecipazione attiva alle manifestazioni automobilistiche”

Fu un anno da protagonista?

Ritengo di sì. In quell’anno ho vinte tutte le categorie, feci il 2° assoluto ad Avola-Avola Antica distanziato di appena 3 decimi di secondo dal vincitore assoluto. Credo comunque che sia stato l’anno veramente buono”.

A quante gare ha preso parte su strada e su pista?

“Su pista credo di averne fatte meno di 10. Circa 40 gare invece in salita.

Epoca di gentiluomini

Corse selettive, dove si metteva in mostra la bravura del pilota.

Non solo selettive, ma dure, con diverso principio; a quell’epoca si era tutti gentiluomini, ci si rispettava, non si facevano scorrettezze, debbo dire che onestamente si correva con piacere. Si studiava con oculatezza il circuito o i tornanti prima delle corse, a volte le salite venivano fatte 8 o 10 volte nelle 2 notti precedenti la corsa”.

Volendo fare un «raffronto» con le cronoscalate di adesso. È possibile?

Ritengo che oggi le cronoscalate per la diversità dei mezzi impiegati e delle potenze, le condizioni delle strade più ampie con un fondo stradale più consono, più efficiente, sono senza dubbio più veloci ed evidentemente più pericolose“.

Un aneddoto della sua carriera motoristica?

Da Direttore di corsa e non da pilota. Si disputava a Siracusa una «3 Ore Notturna», ad un certo punto mi accorgo che da sotto il maglione di uno dei piloti seduto dentro la macchina sporgeva qualcosa che mi lasciava perplesso. Mi avvicinai all’auto e mi accorsi che questo pilota correva con la pistola alla cintura. Lo pregai di dare l’arma a qualcuno o di posarla in macchina. Rispose di non volerne sapere di gareggiare senza pistola. Non lo misi in pista”.

Dopo queste esperienze da protagonista lei è rimasto sempre sulla breccia, oggi, ricopre la carica di presidente dell’AC di Siracusa.

“Sono stato nominato 3 anni fa presidente dell’AC di Siracusa, in sostituzione del compianto ed allora dimissionario dott. Sebastiano Pupillo. Una carica che ho assunto con piacere. Ho ritenuto, e ritengo, con questa funzione di poter essere più vicino all’ambiente automobilistico e di curarne soprattutto gli interessi.

Curare anche gli interessi della categoria che noi rappresentiamo, l’utente della strada, dove da tempo sono impegnato per migliorare la circolazione sia urbana che extraurbana, naturalmente entro le «sfere» della mia competenza, Il successo non so quando possa considerarsi tale. la buona volontà e gli sforzi vi sono e probabilmente qualcosa di positivo verrà raggiunto”.

«Dulcis in fundo», circuito di Siracusa. Lei, pilota, Direttore di Corsa, ed ora Presidente dell’AC. Torneranno a rombare i motori in contrada Fusco?

Lei affonda il dito sulla piaga, perché questo è un argomento che interessa particolarmente. Adesso le prospettive sono meno nere rispetto a qualche mese addietro. Abbiamo avuto un incontro con il nuovo Presidente dell’Amministrazione Provinciale, Aiello.

Ed abbiamo cercato di stabilire le «priorità» per ottenere questa estate il collaudo dalla CSAI per una manifestazione. L’importante è cominciare, o meglio ricominciare l’attività interrotta intorno agli anni ’70. Mi risulta che anche il Presidente della Regione, Nicolosi, si è impegnato a finanziare il «completamento» del circuito di Siracusa. Quindi le previsioni sono rosee. Da parte dell’AC sarà fatto tutto il possibile per abbreviare i tempi per la realizzazione definitiva di questa opera“.

Gabriele Lavaggi quindi non «molla» dopo gli anni sulle strade di montagna ad inseguire l’amico Mariano Spatafora, ora insegue un sogno: quello di vedere tornare a rombare i motori sull’asfalto della Necropoli e magari anche fra 10 anni quelli della Formula 1. Come un tempo!