Tratto da Sicilia Motori –  Anno X n° 2 (116) – Febbraio 1991

Di Vincenzo Prestigiacomo

Vincenzo Florio aveva soltanto ventidue anni quando ideò la Targa Florio. Era l’autunno del 1905. Si trovava a Parigi e trascorreva le mattinate con un gruppo di sportivi ed artisti di rue de La Basse-Cour.

Il caffe era «La Maison Moderne» di proprietà del musicologo Albert de Redfern. Gli argomenti principali erano le Belle Ar-ti e le manifestazioni motoristiche. C’erano Desgrange, Rigal, Le Blon, Pablot, Faroux, Merisse e gli artisti Penot, Lessieux, Schiele, Lalique.

Tocco a René Lalique suo amico e grande orafo di fama internazionale creare il prezioso dono da destinare al futuro vincitore della 1 edizione del 1906 della Targa Florio, così chiamata in ricordo della Targa Rignano che Don Vincenzo aveva vinto nel 1902 a Padova, a soli diciannove anni, davanti a piloti del calibro di Lancia e Storero.

Il Giovane Florio così commissionò la Targa» all’amico Renè, precisando: «Deve avere i fasti della oreficeria antica e il sapore della mia terra». L’artista si recò in Sicilia e fu ospitato da Don Vincenzo nel sontuoso albergo di Villa Igea. In brevissimo tempo egli entrò nell’atmosfera del Circuito delle Madonie.

Al suo ritorno a Parigi – novembre 1905 – cominciò a lavorare al prezioso cimelio, eseguito a cesello e smalto. Il concetto riassuntivo del luogo di partenza e d’arrivo del Circuito simboleggiava la corsa. Il paesaggio e il gruppo delle automobili erano in oro; ma attraverso una sapiente opera di bulino e una gustosa ricerca di patine, risultavano mossi e coloriti come se fossero dipinti. Il cielo e il mare erano di smalto azzurro, così abilmente combinato con l’oro da rendere perfino il riflesso del Monte Pellegrino nell’acqua.

targhe florioLa «Targa» era di cm 17 x 12 e la spesa complessiva ammontava a L. 5.000. Ma il suo valore artistico, si commentò subito, era inestimabile, Don Vincenzo rimase entusiasta. L’amico René aveva frugato nel suo cuore e nella sua mente. Ma qualche anno dopo iniziava per la dinastia dei Florio un periodo travagliato che doveva culminare in una caduta verticale nel ’29, quando la gestione della linea marittima Palermo-Napoli e viceversa venne revocata.

Ne risentì anche l’organizzazione della Targa Florio, tant’è che Don Vincenzo non potè mettere più in palio il prestigioso gioiello creato da Renè Lalique. Un oggetto così costoso poteva apparire uno sperpero di denaro agli occhi delle maestranze, che spesso erano costretti a rimanere a casa per mancanza di lavoro.

Intanto la prima guerra mondiale era alle porte. Don Vincenzo decise di commissionare una «Targa» di bronzo, meno costosa, all’italiano Duilio Cambellotti, anch’egli suo amico e artista fra i piú conosciuti in Europa.

Il Cambellotti ritrasse una vettura guidata da un pilota, del quale metteva in risalto la forza muscolare, e un gruppo di teste di cavalli, che simboleggiavano la potenza della vettura. Il tutto per esaltare le qualità che, oltre al cervello, occorrevano per partecipare a quella massacrante corsa.