Valdesi – Santuario: uno stop in nome della sicurezza

Valdesi – Santuario: il nostro approfondimento per la rubrica “Corse di Ieri”

Tratto da Sicilia Motori – Anno IX n. 3 (106) Marzo 1990

di Piero Libro

Quattro successo anni di sempre vita, cre­un scente, poi scomparve dal calendario delle gare. È la storia ·della cronoscalata «Valdesi-Santuario S. Rosa­lia» che vide la luce nel 1959 per concludersi dopo sole quattro edizioni. 

Fu ideata dall’Automobile Club Palermo, un anno dopo la costruzione della «panora­mica» sul versante occiden­tale di Monte Pellegrino. Una strada larga, con due gallerie, che partendo da Viale Regina Margherita porta sino al piazzale anti­stante la grotta della Patro­na di Palermo. 

L’unico problema di allora, che è anche quello di oggi, la poca sicurezza del trac­ciato, in quanto dai costoni della montagna inaspettata­mente possono staccarsi enormi massi rovinando sul­la sede stradale. 

Un problema di sicurezza

Se allora la sicurezza poteva essere maggiore per le fre­sche opere di consolida­mento, a distanza di anni questa panoramica – dalla quale si ammira uno splen­dido paesaggio su Mandel­lo e il suo golfo – è teoricamente chiusa al traffico (per i sopracitati motivi) ed esiste un palleggiamento tra l’Amministrazione pro­vinciale – che l’ha costruita – ed il Comune – che ne sarebbe il proprietario – su chi debba intervenire per renderla sicura e farvi la ma­nutenzione. 

In attesa che qualcuno illu­mini … le menti comunali e provinciali, chi si avventura su questo percorso lo fa a proprio rischio. Uno sbarra­mento a valle ed uno a mon­te, peraltro facilmente superabili, ne indicano la non transitabilità. Parlando con alcuni piloti, protagonisti di questa gara, tale motivazione è emersa come la causa principale che fece calare il sipario su questa gara in salita, più ve­loce della classica Monte­pellegrino che si corre sul vecchio tracciato nella par­te orientale. 

L’albo d’oro della Valdesi – Santuario

Due Maserati e altrettante Alfa Romeo hanno tagliato per prime il traguardo di questa corsa, che ha iscritto nel breve albo d’oro i nomi di Nino Vaccarella, Vincen­zo Riolo, Antonio Accardi e del compianto Nino Todaro. Il primato della corsa è detenuto dal «preside volante» che nel 1959 percorse i set­temila metri del tracciato in 3′ 56″ 1, alla media di 106. 734 Km/h. Alle sue spalle Nino Todaro con uno scarto di 2′ ‘6.

Seguirono Vincenzo Riolo e Antonino Accardi. Ma bisogna considerare che i primi due gareggiarono nella categoria Sport (pre­senti il primo e l’ultimo an­no), mentre gli altri due si imposero nella categoria Tu­rismo con vetture di cilindra­ta 1300. 

La gara partiva subito dopo la prima curva della panora­mica e lo striscione del tra­guardo veniva issato dopo l’ultima curva prima del piazzale antistante il Santua­rio. Lungo il percorso si as­siepavano migliaia e migliaia di spettatori che, tranne la prima edizione di­sputatasi nei primi di mag­gio, dovevano sopportare il solleone palermitano di fine giugno. 

La prima edizione

La prima edizione coincise con l’apertura della stagione su strada 1959. Le cronache del tempo definirono impec­cabile l’organizzazione del- 1′ AC Palermo ed il favorito della vigilia era il giovane Nino Vaccarella che in poco tempo aveva collezionato successi su successi, facen­do intuire che avrebbe avuto un futuro luminoso. 

Le parole di Vaccarella

«Era la prima ga­ra che facevo – dice Vaccarella– con la Masera­ti 2000. Il percor­so si presentava veloce, sicchè diedi dentro sin dalle prime cur­ve, facendo fer­mare i cronometri su un tempo che resistette nei quattro anni di vi­ta della corsa, ma soprattutto stac­cando di oltre 10″ il secondo classi­ficato alla guida di una vettura con 1000 centimetri cubici in più n-spetto alla mia».

Nel 1960 al via non vi furono vetture Sport per l’esiguo numero di concorrenti. Vin­se un’altra promessa dell’au­tomobilismo palermitano, Vincenzo Riolo, che a fine stagione verrà scelto per correre in Formula Uno as­sieme a Bandini. Una F. l che mai si concretizzò perché Riolo dovette assumere la guida della concessionaria Lancia, a seguito del deces­so del padre. Nei primi tre posti altrettante Alfa Romeo Super Sport, ma con Riolo che staccava il secondo di ben 11′ ‘. Furono migliorati sei primati di classe. 

Il racconto di Riolo

«Quella strada la conoscevo bene – racconta Riolovi salivo frequentemente nel corso delle settimane alcune volte portandomi delle ra­gazze e mentre mi allenavo capitava che ci si fermava nella galleria piu lunga.

A parte gli scherzi, di questa gara ricordo un episodio. Mi fu raccontato dell’ingegnere Ugo Mauthe, collaboratore di mio padre, con il quale si trovava nei pressi del tra­guardo. Mancava un con­corrente perché potessi avere il «via», ma questi diede forfait ed io partii con un minuto di anticipo sul programma-orario.

In vetta mio padre sentì il rumore di una macchina che arrivava e senza vederla comunicò a Mauthe che era la mia. L’in­gegnere gli rispose che io sarei partito un minuto dopo l’arrivo della vettura della quale si sentiva il rumore del motore. Quando arrivai al traguardo Mauthe rimase stupito e chiese a papà come aves­se fatto a capire. E mio pa­dre: «caro Ugo, ero sicuro che fosse Enzo da come cambiava». 

La terza edizione

La terza edizione fu definita dai cronisti dell’Epoca «ro­vente per le condizioni am­bientali e per le polemiche».  L’ultimo anno di vita. Ritor­nano in gara le sport e, logi­camente fanno primo e se­condo assoluto. 

Sono le vecchie Maserati 2000, ma alle spalle della coppia si inserisce l’ Abarth 1000 di «Johnny Walker» che precede un’altra Maserati. Sotto questo pseudonimo correva Antonio Riolo, fratel­lo di Vincenzo, come a dimo­strare che buon sangue non mente. 

A rendere piu difficile il suc­cesso di Nino Todaro che as­sieme a Trapani, Paratore e Termini partirono per ultimi, la presenza sull’asfalto di nu­merose macchie d’olio la­sciate da precedenti vetture in un tornante. 

«Riguardo quest’ultime biso­gna registrare la squalifica del vincitore Renato Fiore su un’Alfa Romeo Giulietta Sprint che percorse i sette chilometri del tracciato in 4’17″2 alla media di 97,793. A conclusione della gara gli fu controllato il motore che risultò di cilindrata maggio­re. Polemiche con i commis­sari che non avrebbero effettuato convenientemente tutti i controlli. Ad essere di­chiarato vincitore fu il secon­do arrivato, Antonio Accar­di. Tre primati di classe mi­gliorati, record della corsa imbattuto. – riporta una cronaca di quell’anno – entrare ed uscire da questo tornante badando a non finirvi sopra, sicchè dovevano allargarsi parecchio a discapito del tempo».

Questa corsa avrebbe potu­to avere un sicuro avvenire, unica al mondo in quanto si scalava uno stesso monte da versanti diversi, con caratte­ristiche diverse, ma l’incuria di chi gestiva e gestisce la cosa pubblica palermitana è scomparsa da ben 28 anni. Chissà se nel futuro…